martedì 13 luglio 2010

L’accelerata del Piemonte sul nucleare

La Regione Piemonte accelera sul nucleare e rallenta sul fotovoltaico. Nel campo dell’energia la giunta guidata dal leghista Roberto Cota non ha dubbi: si può costruire una centrale. E, dalle parole ai fatti, l’assessore all’ambiente Roberto Ravello dichiara a ilfattoquotidiano.it: “Siamo contrari ad una chiusura ideologica. Il Piemonte è pronto a fare la sua parte per l’interesse nazionale”.

La tesi è semplice: mentre a pochi chilometri (in Francia e Svizzera) si produce energia con l’atomo, il Piemonte subisce solo i rischi e non i benefici “derivanti dalla costruzione di impianti di ultima generazione con le più ampie garanzie di tutela per il territorio e la popolazione”. Benefici, prima di tutto, legati alla vendita sul mercato dell’energia elettrica e ad un minore costo della bolletta, secondo Ravello. Anche se dalla prima pietra all’esercizio della centrale passano 20 anni.

L’accelerata piemontese sull’atomo è partita con la rinuncia al ricorso alla Corte Costituzionale, presentato dalla ex presidente Mercedes Bresso e ritirato al cambio di maggioranza. Ricorso poi respinto dalla Consulta che, lo scorso 23 giugno, ha dichiarato in parte infondate e in parte inammissibili le questioni sollevate da Lazio, Umbria, Basilicata, Toscana, Calabria, Marche, Molise, Puglia, Liguria ed Emilia Romagna sulla competenza legislativa fra Stato e Regioni.

Quindi nessuno stop alla legge nazionale per il rilancio del nucleare in Italia. Ed anche il Piemonte verrà coinvolto. Qui ci sono tre luoghi protagonisti della stagione dell’atomo made in Italy. Trino Vercellese è una delle località indicate come possibile sito nucleare e dove la vecchia centrale Enel è stata fermata nel 1987. Nel vercellese si trova anche Saluggia, che ospita l’80% dei rifiuti nucleari liquidi italiani.

E poi Bosco Marengo, in provincia di Alessandria, dove l’impianto che produceva combustibili per le centrali italiane è in fase di decommissioning. Nessuna paura per il rischio incidente? “Non esiste tecnologia a rischio zero” afferma Ravello. E ribadisce la posizione condivisa anche dal presidente Cota “il nucleare è necessario”, di più “una fonte di energia pulita”.

E se in materia di energia “pulita” da una parte si accelera dall’altra è meglio rallentare. Dalla stessa giunta arriva uno stop alle autorizzazioni per i nuovi impianti forovoltaici, in grado di creare corrente elettrica dal sole. L’iniziativa è di Massimo Giordano, assessore all’energia e all’innovazione, che grazie ad un disegno di legge regionale vuole regolamentare l’installazione a terra dei pannelli solari nelle aree di particolare pregio dal punto di vista agricolo, naturalistico ed estetico. Per Giordano “c’è stata un’eccesiva crescita degli impianti che hanno deturpato il territorio piemontese”. Anche se danno energia pulita, i terreni liberi per l’installazione sono cresciuti del 149% e la precedente giunta regionale ha investito, a partire dal 2008, trecento milioni di euro per lo sviluppo della green economy.