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mercoledì 16 giugno 2010

Le pieghe nascoste del bavaglio


Tra i commi della legge anti intercettazioni sono molti gli escamotage e gli inganni per favorire i potenti

Ciò che indigna è la palese malafede degli argomenti alla base del ddl intercettazioni e l’intimidazione di cui il provvedimento è permeato. Andiamo con ordine, anzi secondo gli ordini, impartiti dalle nuove norme a pm, giornalisti e forze di polizia.

La scelta del Pm. Un complesso di previsioni normative che consentirà, non a tutti, ma a chi ha il potere di “usare” i mezzi di comunicazione, di "scegliersi" un pm più “morbido”. Nulla a che vedere, contrariamente a ciò che viene detto, con il divieto del pm di parlare dei procedimenti e delle indagini in corso – la norma esiste già e rimette al solo procuratore capo di comunicare con la stampa. Il nuovo ordine è di non parlare tout court, con un ulteriore avvertimento: state attenti a quel che fate perché una fuga di notizie si può anche inventare e se accade il pm verrà iscritto nel registro degli indagati e il suo capo dovrà sostituirlo nella trattazione del procedimento, e se non lo farà lui, dovrà farlo il procuratore generale. Il pm dovrà fare molta attenzione anche a chi avrà al suo fianco: se esce una notizia su intercettazioni ancora segrete, non soltanto sarà immediatamente sostituito nelle indagini, ma rischierà di essere sospeso dal servizio, di finire imputato e in caso di condanna di perdere lo stipendio. Stessa attenzione dovrà averla nella custodia delle intercettazioni che gli verranno consegnate trascritte perché se un foglio di carta resterà nella fotocopiatrice e finirà sulla stampa la colpa sarà sempre sua, in vigilando, dicevano i latini. Poco importa se spesso il pm lavora di pomeriggio senza assistente, se mancano gli armadi blindati.

Intercettazioni “sul sicuro”. Altro perentorio consiglio: non intercettare a meno che non si tratti di poveretti, spacciatori o di criminali organizzati a patto di sapere già che sono organizzati altrimenti per intercettarli occorrerà dimostrarlo e per dimostrarlo bisognerà chiedere proroghe ogni tre giorni. “In Italia vengono intercettate 3 milioni di persone” afferma sapendo di mentire il sottosegretario alla Giustizia, Casellati. Mentre vi sono 3 milioni di persone che telefonano a persone che sono intercettate. Infatti se vengono intercettate 10 persone e ognuna di queste, a sua volta, telefona a 300 persone in un mese vengono ascoltate 3 mila telefonate ma questo non vuol dire che sono state messe sotto intercettazione 3 mila persone. Ancora. Si potranno intercettare solo le utenze intestate all’indagato, o a queste con certezza in uso. Ognuno di noi è probabilmente intestatario di più di una scheda telefonica e quando le abbiamo acquistate abbiamo presentato un documento di identità rimasto in copia al negoziante. Bene, i killer gli spacciatori ecc… che arrivano a usare anche 10 schede al giorno, in cambio di 100 euro a un dealer poco corretto, acquistano quella di un altro. Questo fa sì che la scheda in uso dal delinquente risulti intestata a Mario Rossi e come si fa a capire chi intercettare senza acquisire i tabulati o senza avere elementi che derivano da altre intercettazioni? E qualora un delinquente telefonasse con un’utenza fittiziamente intestata ad un parlamentare magari per truccare una gara d’appalto, scattano anche per lui le immunità previste per i parlamentari e dunque bisognerà chiedere subito l'autorizzazione rivelando così l'esistenza dell'indagine anche al delinquente.

Vaticano protetto. Ma il massimo della illogicità e del servilismo il ddl lo tocca nei confronti del Vaticano. Se è indagato o imputato un vescovo diocesano, prelato territoriale, un ordinario di luogo equiparato a un vescovo diocesano, abate di un’abbazia territoriale o sacerdote che, durante la vacanza della sede svolge l’ufficio di amministratore della diocesi – il pm deve inviare l’informazione al cardinale Segretario di Stato. Premesso che i sacerdoti sono, nella maggior parte, cittadini italiani e non del Vaticano, è come se indagando su un funzionario straniero che si trova in Italia per ragioni di lavoro, il Pm dovesse prendere direttamente contatti con il ministro degli Esteri di un altro paese tipo informare Hillary Clinton che un americano ha investito il signor x mentre era ubriaco.

Notizie proibite. La malafede degli elementi addotti a sostegno delle norme più liberticide mai scritte nella storia della Repubblica emerge da un’altra serie di intimidazioni contro l’esercizio del diritto dovere dei giornalisti di informare. Rischiano il carcere non soltanto i giornalisti che pubblicano atti o notizie su una indagine ancora coperta da segreto istruttorio ma anche l’editore che autorizza il direttore a pubblicare una notizia ritenuta di vitale importanza per la nazione oltre ad incorrere in sanzioni pecuniarie di tale entità da trasformarli in un paio di mesi in coltivatori diretti del Maghreb. Reato che, guarda caso, consente le intercettazioni e prevede una pena a sei anni di reclusione, più alta persino che per il reato di corruzione, 5 anni. Inoltre il giornalista che interrogato non rivela la fonte dell’informazione come gli impone il suo ordine professionale o perché il suo editore gli ha chiesto di fare resistenza civile, rischia una condanna pesante come il suo editore a cui si aggiunge una pena pecuniaria per induzione a non rendere dichiarazioni. Abbiamo smesso da tempo di essere un paese serio, ma di questa legge non si riesce proprio a ridere.

Da il Fatto Quotidiano del 16 giugno