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Debito pubblico italiano

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sabato 5 giugno 2010

La montagna di debiti dell’Italia


 


Italia Dall'Estero

...come ci vede la stampa estera

[Frankfurter Allgemeine Zeitung]
L’Italia si accoderà presto ai paesi europei che stanno scivolando verso la crisi del debito per poi chiedere aiuto agli altri? A breve termine la risposta sembra palesemente rassicurante. Ma a lungo termine?
1° maggio 2010. Nel lungo termine può diventare pericoloso per l’Italia e il resto dell’Unione monetaria che i governanti a Roma, gli economisti e anche gli italiani prendano il proprio debito alla leggera.
Secondo le statistiche della Banca d’Italia il debito pubblico complessivo italiano ammonta a quasi 1800 miliardi di euro, sei volte quello della Grecia e al tempo stesso quasi quanto il totale del debito della Germania (con un terzo in più di popolazione e il 60 per cento in più di reddito nazionale). Rispetto al prodotto interno lordo (PIL), secondo le previsioni del governo il debito italiano quest’anno supererà il tetto del 118 per cento.
La buona notizia è innanzitutto che vi è una lunga serie di motivi per i quali l’Italia non si trova in una spirale di problemi di indebitamento come quelli della Grecia . [Per questo motivo] le banche italiane hanno resistito alla crisi finanziaria tanto bene da non dover ricorrere ai fondi statali. Il Ministro del Tesoro e delle Finanze Giulio Tremonti ha mostrato lungimiranza quando ha rinunciato a spendere ingenti somme per arginare la congiuntura, in modo da non creare poi sfiducia nei mercati finanziari. Ora gioca a suo favore il fatto che anche negli anni di crisi 2009 e 2010, il deficit di bilancio italiano è cresciuto “solo” del 5 per cento e grazie a ciò ammonta a meno della metà del valore raggiunto da Spagna, Regno Unito e Grecia.
Debito basso per le famiglie
Gli italiani adducono, a ragione, ulteriori elementi che li distinguono da altri paesi. Al contrario della Gran Bretagna, le imprese italiane sono meno indebitate mentre le famiglie lo sono appena, per cui l’importo complessivo di tutte le passività, con il 233 per cento della produzione economica, non è molto superiore a quello tedesco (203 per cento), ma molto più basso rispetto a quello del Regno Unito con il 283 per cento. Tra gli elementi tranquillizzanti vi è anche un saldo della bilancia commerciale quasi equilibrato come pure il fatto che, al contrario della Grecia, il debito nazionale è finanziato principalmente dal risparmio interno e non con gli investimenti esteri. Infine il Ministro del Tesoro nel corso degli ultimi anni ha resistito alla tentazione di ridurre i costi di interesse del finanziamento del debito pubblico italiano emettendo titoli di Stato a breve termine. La durata media dei titoli è di sette anni, perciò quest’anno bisognerà emettere solo 170 miliardi di euro in titoli pluriennali.
Per descrivere l’attuale situazione finanziaria è anche utile comprendere alcuni grossi peccati di vanità, come il passivo del sistema sanitario pubblico di circa 50 miliardi di euro, da un punto di vista generale le montagne di fatture non pagate o saldate con grande ritardo da parte di tutte le istituzioni dello Stato. Tra l’altro persiste il rischio che la federalizzazione dello Stato metta la spesa delle regioni fuori controllo.
Pensioni generose
Ben più drammatica è la montagna di debiti dell’Italia non nel momento contingente, ma in una prospettiva futura. Perchè fino a questo momento gli italiani e gli analisti sono convinti che i loro debiti non li schiacceranno, ma che il rapporto debito / PIL si ridurrà di nuovo nel prossimo futuro. Il presupposto fondamentale è , tuttavia, l’ipotesi ottimistica che l’economia italiana crescerà molto presto, o che i disavanzi di bilancio si ridurranno fortemente.
Ma nessuno di questi requisiti sembra al momento poter essere soddisfatto. Il Ministro Tremonti sta lavorando a un piccolo pacchetto di revisioni di bilancio. Ma le enormi uscite per le pensioni ancora floride, per il sovradimensionato dello stato sociale e per l’assistenza sanitaria in parte inutile, vengono a malapena sfiorate. In questo modo il deficit non si riduce in modo duraturo sotto la soglia del tre per cento del PIL e con un tasso di crescita che ultimamente non supera l’un per cento i debiti aumenteranno comunque.
Per crescere di più l’Italia dovrebbe finalmente porre rimedio alle sue più grandi debolezze, cominciando dalla sua eccessiva tolleranza verso i dipendenti pubblici poco efficienti e una durata dei processi che per gli imprenditori o investitori va dai dieci ai vent’anni. Ma il governo di Silvio Berlusconi, che aveva promesso tre anni di importanti riforme entro il 2013, è politicamente indebolito. In queste circostanze è comprensibile che il Primo Ministro Silvio Berlusconi abbia sorriso tranquillo quando nell’Unione Monetaria Europea si è concordato un fondo di garanzia per i paesi debitori in bilico.
Gli italiani danno questo passaggio talmente per scontato che nessuno coglie quello che è l’aspetto più importante del debito dal punto di vista della Germania: nel 1997 il debito dell’Italia era già al 115 per cento del PIL. Se sin dall’inizio avesse avanzato richiesta ai suoi partner di una garanzia per il suo debito pubblico, sarebbe stata ammessa l’Italia nell’unione monetaria?