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sabato 26 giugno 2010

Italia: la legge contro la stampa potrebbe rimanere nel cassetto

Italia Dall'Estero

...come ci vede la stampa estera

Articolo di Giustizia, pubblicato venerdì 18 giugno 2010 in Brasile.

[Terra Magazine]

Stavolta l´indignazione popolare, le proteste dei giornalisti, degli intellettuali e dei magistrati hanno spaventato il primo ministro italiano Silvio Berlusconi. Il suo progetto di legge per impedire ai mass media di pubblicare notizie sui processi giudiziari e di restringere la libertà dei giudici di indagare sui casi di corruzione, sembra che non verrà presentato in Parlamento.

Penalizzato nei sondaggi per colpa degli ultimi scandali di corruzione nel suo governo – ministri, vicedirettori e direttori del ministero che aiutavano imprenditori ad impossessarsi di succulente fette della grande torta delle opere pubbliche in cambio di regalini tra cui appartamenti con vista sul Colosseo – Berlusconi preferisce attendere tempi più tranquilli per rilanciare la sua battaglia contro le intercettazioni telefoniche.

Per impedire che la stampa pubblichi per intero dialoghi telefonici compremettenti, la legge pensata dai suoi giuristi prevedeva di fatto un bavaglio generale: carcere e pesanti multe per giornalisti ed editori che divulgano il testo delle intercettazioni, limitazioni per i magistrati che utilizzano le intercettazioni telefoniche per svelare casi di corruzione e di infiltrazioni mafiose negli affari pubblici, divieto ai giudici di rilasciare dichiarazioni sui processi in corso.

L´indignazione ha unito la sinistra e molti settori della destra non berlusconiana che hanno denunciato il tentativo del governo di coprirsi con un velo di impunità di fronte alla società e all´opinione pubblica: chi si trova sotto il velo è protetto, mentre chi denuncia la corruzione o tenta di portare i corrotti in prigione può essere punito. Per giustificarsi, Berlusconi parla di difesa della privacy e della necessità di evitare abusi giudiziari.

Il “piccolo” dettaglio che una legge di questo tipo influenza i principi fondamentali del sistema democratico e repubblicano non ha sostenuto l´iniziativa del capo del governo. Ledere il diritto dei cittadini ad informarsi sulla politica gli è parso un problema secondario davanti alla lesione della privacy di molti VIP devastata dalle intercettazioni dei giudici. Scoprire che un ministro o un capo del ministero è gay non è tollerabile anche se la notizia emerge a margine di rivelazioni su tangenti e atti di corruzione.

Sembra che – per il momento – la “legge bavaglio” rimarrà nel cassetto. Ma dimostra ancora una volta una concezione autoritaria del potere che può modificare definitivamente le regole del gioco democratico in Italia.

[Articolo originale "Lei contra a imprensa na Itália pode ficar na gaveta" di Vera Gonçalves de Araújo]