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domenica 2 maggio 2010

Obiezione di coscienza a Camigliano (CE)


Si può pensare ad una forma di obiezione di coscienza nell’azione amministrativa?
 Sino a pochi anni fa una domanda simile non si sarebbe forse nemmeno potuta formulare, oggi è sempre di maggiore attualità.

Una legge che regolamenta la raccolta dei rifiuti per la sola regione Campania, con un evidente profilo di incostituzionalità, che anche un semplice studente di giurisprudenza è in grado di evidenziare, centralizza le operazioni necessarie all’espletamento del servizio rifiuti all’ente Provincia.

Già questa scelta, se effettuata a livello nazionale farebbe discutere, nel momento in cui si parla di eliminazione dell’ente Provincia, da molti ritenuto inutile e di federalismo fiscale; ma nella provincia di Caserta ed in regione Campania, una simile impostazione rasenta il delittuoso o, si tratta di un provvedimento criminogeno, che vuol dire provvedimento atto a creare criminalità.

Di tante cose c’è bisogno nella nostra regione, tranne di creare nuova criminalità, dal momento che è una delle poche cose che non ci mancano.

 Nel dettaglio attribuire alla provincia il servizio integrato di rimozione dei rifiuti significa creare una gigantesca azienda, facilmente controllabile da componenti criminali, incapace di fornire un servizio di eccellenza, incapace di promuovere una seria raccolta differenziata, ma capace da subito di far aumentare e non di poco la tariffa a carico dei cittadini.

Questa brillante legge riuscirà in un colpo solo a peggiorare il servizio di raccolta dei rifiuti e ad aumentare le tariffe per i cittadini.
L’ente Comunale in un sol colpo si vede espropriato dei ruoli e non sarà più in grado di determinare, come è stato in grado di fare negli ultimi anni, un servizio di estrema qualità, capace di non far percepire al cittadino nemmeno il più piccolo disservizio, anche nei momenti peggiori della crisi dei rifiuti campana degli scorsi mesi, e di controllare gli importi delle tariffe.

Di fronte a queste evidenze la politica nazionale e locale tace, sorda ad ogni sollecitazione; assenti i nostri parlamentari nazionali e regionali, ovviamente assenti i consiglieri provinciali, infatti clamorosa è l’omissione dell’organo politico provinciale a non dare indicazione operativa o di regolamentazione del futuro servizio così come definito dalla L. 26/2010.

I sindaci stanno demandando alla Provincia, per il tramite della Prefettura, che deve sostituirsi alle inadempienze della Provincia, il servizio della raccolta rifiuti senza avere la minima idea di come sarà espletato il servizio, con quale personale ed a quale costo per i propri cittadini.

E’ sin troppo chiaro che le Amministrazioni che sono state incapaci di assolvere il servizio dei rifiuti potranno avere un alibi da questa legge e mascherare la propria inettitudine; ma i comuni che hanno saputo gestire in modo virtuoso, proprio come il Comune di Camigliano (CE), in termini di qualità della raccolta e di contenimento dei costi, sentono questa legge come un sopruso inaccettabile a cui non resta che, come forma di obiezione politica e di coscienza, rifiutarsi di inviare i ruoli (cioè lo strumento necessario per calcolare le nuove tariffe) alla Provincia, anche a costo di vedere commissariato l’ente e nella ipotesi più radicale, rischiare l’apertura del procedimento dello scioglimento dell’ente comunale.

Consapevoli delle eventuali conseguenze, e guidati da uno spirito politico di onesto ed autentico servizio nei confronti della cittadinanza, non abbiamo alcuna esitazione a rimettere il nostro mandato politico, se azione politica non ci è più consentito di svolgere.

Il Sindaco di Camigliano (CE) Vincenzo Cenname e la sua giunta comunale