venerdì 16 aprile 2010

I tg snobbano il benefattore di Adro. Troppo difficile riflettere sulle contraddizioni sociali

Autore: Andrea Bertaglio

di Osservatorio tg

Nell’uniformità, ancora oggi, di tutti i titoli dei telegiornali spicca una notizia non data che invece noi vi segnaliamo. E’ la vicenda della scuola di Adro, in provincia di Brescia, che su disposizione del sindaco leghista ha negato la mensa scolastica ai bambini i cui genitori non avevano versato le quote previste. Un anonimo benefattore ha saldato il conto staccando un assegno di nove mila euro, quelli mancanti, grazie al quale il servizio potrà proseguire almeno fino a giugno.

Lo stesso benefattore ha accompagnato il gesto con una lettera, sempre anonima, in cui lancia accuse all’intera comunità di Adro, rea di non esser stata solidale con chi in questo momento soffre a causa della crisi economica. Parole dure quelle contenute nella missiva con cui l’imprenditore critica anche le principali istituzioni locali, amministrazione comunale, partiti politici – personalmente, tra l’altro, si definisce elettore di centrodestra - , e chiesa, chiedendo in particolare a quest’ultima se sia disponibile a barattare la difesa del crocefisso con qualche etto di razzismo.

A dare questa notizia solo il Tg3 con un servizio in scaletta. Agghiaccianti le interviste, proposte all’interno, ad alcune mamme di bambini in regola con i pagamenti. Tutte hanno espresso critiche nei confronti dei genitori insolventi:”Se non c’è la possibilità di pagare le rette – hanno detto – meglio tenere i figli a casa”.
Quando scoppiò questo caso, alcuni giorni fa, i telegiornali riportarono in titoli e servizi la storia. Ora nessuno, con l’eccezione come abbiamo detto prima del Tg3, l’ha messa in pagina. Cosa vuol dire questo, forse che non c’è più la capacità da parte dei notiziari delle nostre televisioni di analizzare questi fatti della società italiana?
Cercheremo di capirne di più nello spazio dedicato al commento con l’intervista ad Andrea Oliverio, Presidente delle Acli.

Per il resto tra il summit di Washington, dove si cerca di porre rimedio alla proliferazione nucleare e il caso Emergency, notizie queste che definiremmo di rigore per gli importanti scenari internazionali che descrivono, si da enfasi a fatti che sembrano a volte più essere dei riempitivi che altro, come il caso Garlasco, ancora, con le risposte della famiglia Poggi ad Alberto Stasi e la tragica fine di un leprotto che ha bloccato un aereo a Linate. Per il povero leprotto chiediamo a tutti voi una prece.

Il Commento: Andrea Olivero. Presidente ACLI
(intervista di Alberto Baldazzi)
Ma che cos’è? Cinismo?. La scorsa settimana quasi tutti i tg hanno dedicato titoli alla ghiotta notizia dei bambini lasciati senza mensa ad Adro, in provincia di Brescia. Invece tra ieri ed oggi, quando si è avuta la notizia dell’anonimo benefattore, c ‘ è stato un fuggi fuggi. Stasera solo una citazione nelle brevi di cronaca del tg 5 ed un unico servizio che, come vedremo più avanti, risulta anche abbastanza agghiacciante, no per qualità ma per i contenuti che porta a galla, da parte del tg 3. Cinismo dell’informazione?
“ I parte sicuramente è questo. In parte io credo che sia rifiuto della complessità. Abbiamo visto in questi anni sempre di più soprattutto sulle tematiche sociali, la ricerca di una semplificazione, talvolta addirittura di una banalizzazione, per riuscire a dare risposte nette alle persone che in qualche modo potessero o rassicurare, o comunque far nascere dei sentimenti netti e precisi nella gente. Laddove c’è complessità, laddove appunto le questioni non sono bianche nere ma bisogna invece pensare e riflettere, noi ci accorgiamo che spesso i media non ci sono, non svolgono il loro ruolo, astenendosi dal dare giudizi e soprattutto non mettendo le persone nella condizione di capire, appunto , la complessità.”

Non so come avranno giudicato la situazione che si è venuta a creare ad Adro i telespettatori de tg 3, unico a fare un servizio molto ampio, con molte interviste. Ricordo soltanto che in queste interviste esce fuori una società civile, un base di cittadini, soprattutto mamme, inviperita contro il benefattore, contro colui che con un gesto, forse anche provocatorio, ha voluto dare un segno alla propria comunità. Ricordo che le mamme faranno una manifestazione contro questo atto di solidarietà
“Ancora una volta questo dimostra che c’è una crisi di valore in atto, una profonda crisi di valori; e questo si ripercuote anche sui fatti molto concreti, Ci sono persone – è questo che colpisce e fa male – che in qualche misura non soltanto non esprimono esse stesse valori di solidarietà, valori sociali positivi, ,ma in qualche modo si adirano quando vedono qualcuno che con il proprio comportamento li chiama ad un cambiamento, li interpella in profondità. Credo che questa sia l’origine di questi atteggiamenti, oggettivamente illogici. Io credo ch non sia dovuta all’inasprimento della situazione economica. Non è la povertà che spinge le persone ad essere più agguerrite le une con le altre, ma il fatto che si sono persi gli elementi comunitari. In fondo da sempre la povertà ha chiamato tutta la società a farsi carico dei problemi del più debole. Il fatto che oggi questo non avvenga è perché molti hanno fatto dell’individualismo il proprio fattore essenziale di vita; quando vedono che qualcuno li chiama in causa, li interpella rispetto a questo, non vogliono sentirci”

Che rapporto c’è o, per meglio dire dovrebbe esserci nella nostra società tra carità, solidarietà e garanzia dei diritti minimi dei cittadini? Stiamo parlando dei bambini e di qualcosa da far mangiare loro a pranzo
“E’ chiaro ed evidente che quando si tratta di diritti fondamentali quale il diritto al cibo, il diritto all’istruzione , non si può invocare soltanto la solidarietà od un sentimento nobilissimo come quello della carità. C’è una questione di giustizia. Da questo punto di vista non vi è alcuna possibilità di andare a sopperire con l’impegno personale. Certamente noi abbiamo apprezzato questo anonimo donatore che col suo gesto ha provocato la sua comunità. Ma questo non cancella il problema che sta a monte. Un comune che non ha scelto la parte del più debole, la parte del povero, ma che invece, con delle giustificazioni che dal punto di vista legale potranno essere valide ma che non reggono alla prova dei doveri della pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini, ha scelto di respingere il povero. Io credo che su questo dobbiamo riflettere. Non possiamo pensare che sia la solidarietà interpersonale a supplire la mancanza dei diritti. Soprattutto in una fase come drammatica questa noi dobbiamo dirci che c’è bisogno di una società che abbia come regola la solidarietà e l’attenzione dell’uno verso l’altro. Poi naturalmente all’interno di questo ci sarà sempre la forza straordinaria del dono ad ampliare questo spazio. Ma la solidarietà deve nascere da una logica pubblica: è un valore sociale, non solo interpersonale”.

Fonte: Cometa-online.it; Articolo 21.info