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venerdì 2 aprile 2010

Di buone intenzioni è lastricata la via dell’Inferno



Purtroppo si dice che di buone intenzioni sia lastricata la via dell’inferno e quindi anche la tanto osannata e santificata mobilità che avrebbe dovuto consentire meno rigidezza al mercato del lavoro e la possibilità appunto per i lavoratori di passare da una attività ad un’altra a seconda delle esigenze della produzione, si è tradotta invece in precarietà permanente, che rende più ricattabili i lavoratori, senza più diritti dato che anche i pochi che erano ancora rimasti, ora con l’obbligo dell’arbitrato, nelle cause di lavoro, di fatto sottraggono ai lavoratori il diritto costituzionale di accesso alla giurisdizione, derivante a tutti i cittadini dell’art. 24 della Costituzione, che sancisce: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari”, oltre agli altri diritti sanciti da un ormai abrogato art. 18 dello statuto dei lavoratori.

Così paradossalmente hanno fatto rientrare dalla porta ciò che si voleva cacciare dalla finestra perché di fatto si è legalizzato il caporalato, per cui adesso si affittano i lavoratori come fossero una merce qualsiasi, ma senza che il titolare ”depositario” abbia per lo meno il dovere di assisterli e mantenerli anche quando non lavorano.

Quindi in condizioni ancora peggiori che al tempo della schiavitù, dato che almeno allora, il padrone, per non vedere deperire il suo “capitale” umano si doveva per lo meno preoccupare di fornire il necessario, anche in periodo di stasi, per mantenerli in condizione di riprendere il lavoro appena ce ne fosse stato bisogno.

Se poi guardiamo bene la nostra Costituzione, ci accorgiamo che proprio sui temi del lavoro fissa la sua attenzione con tutta una serie di norme a sua tutela.

Ma se anche solo dopo l’art. 1 che pone il lavoro addirittura a fondamento della Repubblica Democratica e ci limitiamo a passare all’art. 4 che sancisce: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”, vediamo quanto in pratica in relazione al primo comma venga negato in fatto di diritti, perchè non mi sembra che poi la Repubblica e chi per essa promuovano: “le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

Quanto poi al secondo comma si va di male in peggio perché è chiaro che mentre si afferma che la libera scelta del lavoro o della funzione debbano concorrere: “…al progresso materiale o spirituale della società.”, non sta scritto da nessuna parte che deve essere sfruttato per arricchire i capitalisti o i neo schiavisti delle agenzie interinali!

Marcello Marani
simpatizzante della RETE DEI CITTADINI.