lunedì 5 aprile 2010

Aprile 2009 - Aprile 2010: l'Università dell'Aquila un anno dopo il terremoto


Ad un anno dal sisma che ha sconvolto il capoluogo abruzzese, importante città universitaria dell'Italia centrale, Studenti.it ha fatto un bilancio della situazione all'Università de L'Aquila grazie alle testimonianze di un docente e di uno studente. Ecco come l'ateneo aquilano sta coraggiosamente ripartendo tra tante difficoltà: l'inagibilità del 70% delle strutture, la mancanza di luoghi di aggregazione in una città distrutta, il forzato pendolarismo e la mancata apertura della casa dello studente di Casale Marinangeli, una struttura antisismica collaudata nel 2001 e mai resa disponibile dal Comune.
E' passato un anno dal terremoto dell'Aquila: 300 morti (tra cui 55 studenti), migliaia di feriti, decine di migliaia di persone che hanno perso la loro casa. Il sisma non è però riuscito a distruggere la vitalità dell'ateneo locale, che da sempre regge le sorti culturali ed economiche della città. L'università è ripartita.

Abbiamo cercato di capire quali siano le difficoltà quotidiane con cui convivono studenti e professori, la maggior parte dei quali è stata costretta a rivoluzionare la propria vita. E poi la decisione del Rettore Di Orio di rendere l'iscrizione gratuita per tre anni. Il pendolarismo da Avezzano, Scoppito, Montereale, Capitignano, Tornimparte. La mancanza di luoghi di aggregazione, come mense e biblioteche. Il futuro delle facoltà più danneggiate, come quella di Ingegneria di Roio. Il centro storico dell'Aquila, immobile, ancora cristallizzato a quella notte del 6 aprile 2009 (solo negli ultimi giorni è iniziata la rimozione delle macerie).

La morte di 55 studenti e il crollo della Casa dello studente hanno lasciato un segno profondo nell'anima della città. La velocità della ricostruzione dipenderà, ovviamente, anche dalla capacità delle istituzioni politiche di gestire al meglio i fondi. L'Università dell'Aquila ha la forza per ripartire, ma è compito di tutti non lasciarla sola.

Comprendere quale sia la realtà universitaria a L'Aquila, al di là degli slogan dei politici, è possibile soltanto ascoltando le parole di chi l'Università la vive ogni giorno in prima persona, come il Prof.Giovanni De Gasperis, Docente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, e Armando Di Coia, rappresentante degli studenti di Economia.

INTERVISTA AL PROF. GIOVANNI DE GASPERIS

Alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università de L'Aquila il Rettore Di Orio ha parlato di un ateneo considerato tra quelli "virtuosi" che in breve dopo il terremoto ha dovuto affrontare l'inagibilità del 70% delle strutture. I tempi promessi dal governo per la ricostruzione saranno rispettati?
Non sono un oracolo, ma sono certo che tutto quello che potrà essere fatto per la ricostruzione da parte nostra sarà fatto e anche di più. Non so quanto possa solo dipendere dalla nostra buona volontà e/o le condizioni al contorno.

23.000 studenti iscritti, contro i 27.000 di un anno fa. Come giudica questa variazione? E' stata inferiore a quel che si aspettava?
Decisamente si. Molti davano per spacciato il nostro Ateneo e pronosticavano non più di 5000 iscritti. Chiaramente non ci possiamo accontentare e dobbiamo lavorare per garantire agli studenti condizioni tali che possano attrarre anche molti nuovi iscritti per il prossimo anno accademico. Ma ancora una volta, non è tutto dipendente dal solo Ateneo.

La situazione attuale raffigura quartieri dislocati senza identità e prospettive future, con un centro storico immobile. La "rivolta delle carriole" può essere un punto di partenza per dare un vero futuro al centro storico?
Ho personalmente partecipato alla prima giornata del "popolo delle carriole" e condivido pienamente l'iniziativa. Chiaramente il suo significato non può che simbolicamente rappresentare lo stato d'animo degli aquilani stufi di aspettare una ricostruzione mai iniziata e indicare un metodo per lo smaltimento delle macerie. Il centro storico tornerà ad avere un futuro il giorno in cui saranno riparate almeno le fogne. Non c'è città, senza infrastrutture e in questo momento sono tutte distrutte, purtroppo.

La decisione del ministero e dell'ateneo di rendere gratuita l'iscrizione all'Università dell'Aquila per tre anni, a patto che si superino però un minimo di due esami, è una misura sufficiente a tenere in vita l'ateneo o sono necessarie ben altri aiuti economici?
E' stata una importante decisione, fortemente voluta dal nostro Rettore. Ha permesso anche ai dipartimenti di riprendere le loro attività di ricerca, aspetto fondamentale nel compito di tramandare la conoscenza. Molti laboratori sono ancora da ricostruire e chiaramente i fondi ministeriali non sono affatto sufficienti. L'esenzione dalle tasse ha forse un impatto mediatico maggiore, ma costituisce solo una minima parte per la ricostruzione di un Ateneo. Gli studenti italiani sanno benissimo che le tasse universitarie in italia sono tra le più basse dei paesi occidentali e sanno che gli Atenei non possono autofinanziarsi solo tramite questo tipo di entrate.

I 19 moduli abitativi provvisori (MAP) costruiti nei dintorni dell'Aquila sono stati destinati ai residenti rimasti senza casa. Per la maggior parte dei 13000 studenti che popolavano il centro storico dell'Aquila si è aperta la strada del pendolarismo da Avezzano, Scoppito, Montereale, Capitignano, Torimparte. Come vivono studenti e docenti questa nuova organizzazione della vita quotidiana?
Non posso parlare per esperienza diretta, in quanto fortunatamente la mia casa ha retto l'impatto del sisma. Ma vedo molti dei miei colleghi pendolari che sprecano molte ore della propria giornata per questi forzosi spostamenti, a discapito del tempo dedicato agli studenti e alla ricerca. Ovviamente gli sfollati devono avere la precedenza nell'assegnazione degli alloggi, ma la pendolarità comincia a pesare eccessivamente sull'Ateneo e non può essere tollerata troppo a lungo. Auspico che dal prossimo Anno Accademico lo stress possa andare a diminuire, mano a mano che gli aquilani potranno tornare in possesso delle loro case nel frattempo riparate, per quelle che lo permetteranno.

Sarebbe stato utile destinare almeno due o tre MAP alla mensa e alle biblioteche, fuori uso dopo il sisma? Si sente la mancanza di luoghi di aggregazione o è un problema al momento marginale?
Certamente strutture provvisorie presso le Facoltà nei nuclei industriali avrebbero alleviato lo stress generale, ma non avrebbero di certo potuto risolvere i problemi delle grandi affluenze.

L'offerta formativa quali variazioni sostanziali ha subito dopo la tragedia? Lo sforzo dei docenti, visto da lontano, appare encomiabile. Giusi Pitari, prorettrice dell'Università dell'Aquila sostiene che "il ministro Gelmini ci ha sostenuto in tutti i modi". Si sente questo sostegno nella vita quotidiana d'ateneo?
L'offerta formativa al momento è stata mantenuta quasi al completo. La stessa cosa non mi sento di poter dire possa continuare ad accadere nel medio lungo termine, se le regole del reclutamento, già precarie per tutti gli Atenei italiani, continuano ad essere vincolate a pianificazioni sempre più restrittive e penalizzanti.

La facoltà di Ingegneria di Roio, solo per fare un esempio, è inagibile. Quale sarà il suo futuro?
Grazie a donazioni e finanziamenti privati credo possa tornare a funzionare nel giro di pochi anni, forse anche 2, se non prima.

La morte di 55 studenti ha profondamente colpito l'opinine pubblica e il mondo della politica; il Presidente della camera Fini ha presideuto alla cerimonia di inaugurazione. Le istituzioni fanno sentire il loro concreto apporto o dopo tante parole sono stati in pochi a "rimboccarsi" le maniche?
Spesso penso a quei giovani che ci avevano affidato la loro crescita culturale, che avevano creduto in questa città, nel suo modo di accoglierli... Il destino e le mancanze umane purtroppo hanno spezzato le loro vite e i loro sogni... Per questo mi sento ancora più motivato a dare il meglio di me stesso per gli studenti che ancora si vogliono affidare a noi! Tra le istituzioni do atto alla Provincia dell'Aquila che ha istituito delle borse di studio per gli studenti colpiti dal sisma e per il Governo Giapponese, almeno per quel che riguarda la mia Facoltà di Lettere e Filosofia. Auspico che tutte le altre istituzioni, a cominciare dalla Regione, pianifichino con diligenza le proprie risorse per una veloce rinascita dell'Università e della Città di L'Aquila.

Come giudica la mancata apertura della casa dello studente di Casale Marinangeli, una struttura antisismica collaudata nel 2001 e mai resa disponibile dal Comune?
Per la verità non conosco bene i dettagli della faccenda, ma la considero certamente una grave mancanza dovuta ad incomprensibili meccanismi burocratici. Non sempre il raziocinio si può applicare alle vicende delle opere pubbliche.

Il corpo docente tra professori ordinari e assistenti è rimasto quello del pre-terremoto o sono stati necessari dei tagli o dei trasferimenti?
Mi preme sottolineare che la dicitura "assistente" è impropria secondo l'ordinamento accademico odierno. Non ho la situazione di tutto l'ateneo, ma per quanto ne so io quasi tutti i docenti e ricercatori continuano a svolgere il proprio ruolo. Tuttavia rimango dubbioso sul turnover per pensionamento, unica possibilità di reintregro con nuove leve, che trova l'ostacolo di dover convincere un giovane ricercatore ed investire la sua carriera a L'Aquila nelle condizioni precarie nazionali e specifiche del nostro Ateneo.

Le tre aziende per il diritto agli studi universitari (Adsu) abruzzesi, compresa l'Adsu dell'università dell'Aquila, che ha il compito di costruire e gestire le case dello studente, sono state commissariate. Come giudica questa politica di gestione della ricostruzione?
Credo che questa scelta venga da lontano, viste la precaria situazione di bilancio della Regione Abruzzo e della politica di snellimento avviata, almeno apparentemente, già da prima del sisma. Il commissariamento non deve però durare troppo a lungo, altrimenti si perderà l'occasione di una pianificazione partecipata in un momento così critico come quello attuale.

Che valore aggiunto in senso sia simbolico che formativo può avere per uno studente conseguire la laurea all'ateneo dell'Aquila di qui in avanti? Cosa si sente di dire ai fuorisede che sono tentati dall'idea di andare a terminare gli studi in un'altra città?
Credo che qualunque studente può prendere il meglio da questa situazione. Una cosa è studiare le grandi trasformazioni socio-economiche sui libri, una cosa è viverle da "dentro". Di fatto L'Aquila è di per se un libro aperto in questo momento, pur avendo perso le sue biblioteche, le quali comunque sono in via di veloce ripristino. Si può studiare la situazione dai diversi punti dei diversi corsi di laurea: urbanistica, gestionale, salute pubblica, psicologica, antropologica, tecnologica, geofisica, culturale.. Di fatto non esiste un laboratorio di questo tipo in nessun altro posto! Per quelli che poi necessariamente decidono di lasciare L'Aquila mi sento di augurare loro un grosso in bocca al lupo e di tornare semmai da professionisti laureati per partecipare alla ricostruzione di quella città che un giorno li ha accolti come matricole, che li ha anche messi alla prova duramente, ma sicuramente gli ha regalato una possibilità per maturare e crescere.

Come giudica il Progetto di incubatore di imprese della Fondazione Ateneo dell'Aquila? Può essere un buon modo per collocare i nuovi spin-off, aziende nate in seno all'ateneo, in un luogo fisico ben definito dove si possa serenamente promuovere ricerca e tecnologia?
Molto positivamente! In futuro sarà sempre più importante inventare il proprio mestiere ogni giorno, nell'ottica che "ogni tradizione è una innovazione riuscita". La condivisione dei metodi dell'innovazione è una via maestra per dare ai giovani un futuro professionale prospero.

C'è bisogno di leggi regionali ad hoc per promuovere la ricerca?
Certamente. La Regione Abruzzo è ancora silente da quando improvvidamente decise nel 2006 di affossare il Parco Scientifico e Tecnologico d'Abruzzo. I tempi della politica non sono quelli dell'innovazione. Nel frattempo che la politica regionale faccia le sue proposte per un piano per la ricerca, aziende californiane hanno innovato 2 o 3 volte la linea dei loro prodotti!

E' ancora presto forse per pensarci, ma la candidatura della città alle Universiadi del 2017 potrà dare nuovo slancio e fiducia alla vita universitaria aquilana, o si tratta di un evento minore senza reali opportunità per la città?
Il 2017 arriverà presto, prima di quanto molti credono. Ho paura che i tempi della politica ancora una volta possano rischiare di essere incompatibili con i proclami, per poi giustificare un intervento in emergenza e poco partecipato. Auspico invece che le Universiadi siano un motivo di sprono per fare tutti del nostro meglio per essere invece pronti in anticipo.

Chi vuole aiutare concretamente gli studenti dell'Università dell'Aquila, cosa può fare?
Mi vengono in mente tante piccole cose che potrebbero facilitare la vita di uno studente del nostro Ateneo. Provo a fare un breve elenco:
- pagargli la bolletta ADSL o della chiavetta per navigare su Internet;
- offrirgli un alloggio presso una biblioteca importante di un altra città italiana per un periodo limitato in occasione del periodo degli esami;
- regalargli libri di testo;
- finanziare la sua trasferta per esperienze all'estero tipo Erasmus.

Un suo ricordo personale, sempre che ne abbia voglia, sulla notte del 6 aprile 2009.
In quella notte terribile i mio primo pensiero è stato per la mia famiglia. La casa aveva retto bene l'impatto, anche se un calcinaccio mi aveva ferito sulla fronte. Siamo scappati dal terrazzo e ci siamo ritrovati sul piazzale con i vicini. Abbiamo recuperato le nostre auto dal garage per riparare i bambini dal freddo. Sono andato in giro nel quartiere a recuperare i nostri genitori. All'alba sono corso da una mia collega ricercatrice per aiutare il marito nel recuperare la sua auto perché potessero poi rifugiarsi in Sicilia. Ho spedito la mia famiglia al completo fuori regione in una casa delle vacanze e sono rimasto solo. Nei giorni successivi ho allestito un campeggio/ufficio di fortuna sul mio terrazzo e ho subito riattivato la connessione ADSL. Ho ricontattato tutti i miei colleghi via rete. In accordo con il Preside ho aperto un blog di Facoltà. Ho dato una mano via skype a rimettere su un server web di ateneo di emergenza. Ho richiesto via email ai miei colleghi docenti materiale e cibo di prima necessità che mi portavano da Roma, che poi distribuivo nel quartiere presso i campi spontanei che si erano nel frattempo creati... il resto è storia. Quasi un anno è passato da allora e la vita sta lentamente riprendendo. Il Rettore mi ha nominato nel frattempo suo delegato per l'eLearning, la formazione a distanza, l'informatizzazione delle procedure di Ateneo. Spero di non deluderlo facendo del mio meglio per fare dell'Università degli Studi dell'Aquila uno dei più ambiti atenei d'italia.

L'Aquila, 15 marzo 2010

L'inchiesta prosegue...
http://www.studenti.it/universita/inchieste/intervista-studente-l-aquila-un-anno-dopo-terremoto.php