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Debito pubblico italiano

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domenica 28 febbraio 2010

La moglie del Sindaco di Roma

MILIONI DI EURO REGALATI AI CORTIGIANI

Eravate a conoscenza che la moglie del sindaco di Roma Alemanno, Isabella Rauti, ha un contratto da 165000,00 euro annuali?
http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/0a2f0f0aee682efd1cc021a559600387.pdf
Strano che incarichi largamente remunerati, siano sempre affidati a persone di parentela che possiedono già incarichi istituzionali ben remunerati.

Anche Mara Carfagna, ministro senza portafoglio alle Pari opportunità, si dà molto da fare per incrementare l'abbuffata degli incarichi. Lei recluta esperti e consulenti con occhio attento a tutti i fronti aperti. Alle giuste amicizie di partito, per cominciare. Ed ecco spuntare a capo dipartimento del suo ministero Isabella Rauti (165 mila euro), moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Intervista Beppe Grillo sky tg 24 Maria Latella parte 1/4

Intervista Beppe Grillo sky tg 24 Maria Latella parte 2/4

Intervista Beppe Grillo sky tg 24 Maria Latella parte 3/4.

Intervista Beppe Grillo sky tg 24 Maria Latella parte 4/4

Guido Scorza | Piazza del Popolo "Viola" | 27 febbraio 2010

Roma, 27 febbraio: "La legge è uguale per tutti"
L’intervento di Guido Scorza alla manifestazione del Popolo Viola (VIDEO)


http://temi.repubblica.it/micromega-online/l%E2%80%99intervento-di-guido-scorza-alla-manifestazione-del-popolo-viola-video/

sabato 27 febbraio 2010

Presentata la lista Rete dei Cittadini

CON LORO LE COSE NON CAMBIERANNO


C'E' DI MEGLIO.....





4.500 firme raccolte, 3 provincie, 40 banchetti solo nella città di Roma, quasi 400 ore di raccolta firme tra Roma, Viterbo e Latina, 19 giorni di fuoco e fatica, ma oggi sabato 27 febbraio alle ore 11:56 i delegati della Lista civica Rete dei Cittadini hanno depositato le firme.

Leggi il post di Pino Strano, candidato consigliere!

La RETE DEI CITTADINI cammina. Presentata la lista!!!

Più di 4500 cittadini, di cui 2600 nella provincia di Roma, hanno firmato per la RETE DEI CITTADINI. Così, proprio ora, alle 11 e 56, sono state ufficialmente depositate le liste dei candidati della rete dei Cittadini.
E’ un primo risultato importante, frutto di più di un mese di impegno costante di dialogo e confronto con i cittadini.


Un confronto non facile, perchè abbiamo verificato quanto distacco e diffidenza sono ormai diffusi in tutti gli strati della popolazione verso la politica ed i politicanti.
Questo è infatti il regalo più velenoso della degenerazione del nostro sistema democratico. L’idea che la politica sia una cosa sporca. Così le persone pulite si allontanano e si lascia più campo libero proprio alle persone “sporche”.

Noi pensiamo invece che occuparsi di politica sia una cosa nobile, prima ancora che un dovere e un diritto di ogni cittadino. Noi nasciamo per riprenderci il vero significato della politica. Noi pensiamo che la politica sia l’arte di occuparsi del bene comune. E come tale è diritto di ciascuno occuparsene e contribuire alle scelte della collettività. Noi vogliamo dare ai cittadini gli strumenti, normativi, poltici e tecnici perchè possano farlo, senza doversi sentire dire che invece devono delegare chi di competenza sempre e comunque.

E’ indicativo di questi tempi oscuri, che si sia costretti a ribadire queste ovvietà di base per la democrazia. La sovranità appartiene al popolo. I limiti e le forme in cui questa viene esercitata non possono essere tali da eliminarla. Noi lavoriamo per ridurli e per dare loro una forma che esalti la partecipazione invece di cancellarla.

Proprio per questo noi nasciamo e saremo sulle schede elettorali. Per ribadire il diritto di ogni cittadino a partecipare della gestione della cosa pubblica. E per offrire non solo parole, ma delle regole e un metodo pratico per realizzare questo. Non solo al momento delle elezioni, ma per tutto l’arco della legislatura.

Art. 15 dello Statuto:
– Obblighi degli Eletti di Lista
Ogni iscritto, in ogni momento, ha diritto di proporre un voto, un iniziativa o qualsiasi attività che sia di pertinenza o prerogativa, formale ed informale, dell’Eletto. Tali proposte saranno presentate ufficialmente a tutti gli altri iscritti e, dopo essere state discusse ed eventualmente emendate, e se approvate dalla maggioranza degli iscritti, verranno sostenute dagli Eletti, in tutte le sedi opportune.
L’Eletto, nell’esercizio delle sue funzioni e prerogative, è tenuto a votare ed agire coerentemente a tali deliberazioni, espresse secondo la volontà della maggioranza degli iscritti. Solo nel caso in cui fosse impossibile far giungere in tempo utile all’Eletto la volontà generale espressa dagli iscritti egli potrà agire secondo il proprio giudizio ritenendosi comunque sempre assolutamente vincolato ai programmi e alle indicazioni elaborate dalla Lista. Egli potrà liberamente emettere dichiarazioni personali relative a questioni di interesse dell’istituzione in cui è stato eletto, qualora specifichi la natura personale di tali dichiarazioni.
Nel caso ci fossero più Eletti, essi dovranno votare in maniera proporzionale alle volontà degli iscritti, secondo le indicazioni degli iscritti stessi.
L’Eletto sarà eventualmente coadiuvato da assistenti, eletti esclusivamente dall’Assemblea.
il blog di pino
…soltanto un altro blog

venerdì 26 febbraio 2010

TG1 ; BUGIARDI DI REGIME....

TGBALLA
http://www.beppegrillo.it/2010/02/_il_tg1_assolve.html

"Adesso lo dice anche la Corte di Cassazione. Davvero il testimone inglese David Mills è stato corrotto dal premier, Silvio Berlusconi, per mentire in tribunale." Peter Gomez, FQ 26-2-2010.
Il Tg1 di Minzolini delle 13.30 dice l'esatto contrario, parla di: "sentenza di assoluzione" per Mills.
Il Tg1 ha mentito. Minzolini ha due opzioni: fare una immediata rettifica o essere denunciato.
Nel frattempo aderite al gruppo Facebook: "Cancelliamo il canone RAI", già 249.232 hanno dato disdetta. E, soprattutto, date un colpo di telefono alla redazione del TG1 per mandargli un vaffanculo senza prescrizioni: tel: 06 - 33173744.

Come si Cambia il Sistema

Per rivoluzionare il sistema su ampia scala sono necessarie delle enormi risorse economiche. Nei paesi democratici anche il potere economico ha come base il nostro consenso e si adatta a massimizzare i profitti a seconda dell’evoluzione dei nostri consensi.

L’intero Sistema si è allontanato enormemente dalle esigenze dei singoli quando ha avuto il controllo sui Media, e nel corso degli anni ha iniziato a influenzare i modelli di pensiero che hanno prodotto la società attuale. Questo accentramento di potere nasce dal fatto che i Media sono influenzati da interessi economici di alcuni gruppi economici che spesso non rappresentano le necessità collettive. I Media, filtrando e controllando le informazioni a cui abbiamo accesso in massa, manipolano il consenso della popolazione alla base e lo rendono sempre meno consapevole e meno favorevole soprattutto sugli atteggiamenti, sulle mode e sulle culture che produrrebbero soluzioni a sfavore di chi detiene il potere.

Per evitare che i consensi e quindi le risorse collettive vengano manipolate bisogna liberare consapevolezza su ampia scala, dando la possibilità di accesso alle informazioni, competenze, esperienze e soluzioni, anche contrarie a chi controlla i media. Creiamo quindi degli strumenti sempre più grandi per diffondere le informazioni, che possano produrre contenuti in maniera semplice, organizzata e facilmente accessibile a tutti. Favoriamo le iniziative che diffondano le informazioni, soprattutto quelle che vengono trascurate o omesse dai media, in maniera che ci sia la possibilità di un accesso comodo e diretto ad ogni possibile conoscenza gettando le basi per una libera evoluzione collettiva.

La rete permette gratuitamente la creazione di questi strumenti. Diamo il nostro consenso, energie e tempo allo sviluppo di qualsiasi canale di diffusione libero. Bisogna perciò imparare a impegnare una parte delle nostre energie per le iniziative che riteniamo utili o etiche, anche se non hanno un ritorno economico.

Quella legge che condanna a morte lenta la popolazione vesuviana



Colpirà prima il Vesuvio o la monnezza imposta dal decreto rifiuti del 2008?

dal sito http://www.agoravox.it/

Una discarica da truccare, rifiuti pericolosi buttati dentro per decreto, una popolazione assediata dalla puzza e dal pericolo di un’incidenza di leucemie e tumori quattrocento volte superiore rispetto alla norma. Forse solo Saddam Hussein nei confronti della popolazione curda era arrivato a tanto. Ma qui siamo in Italia. Vige la demo-totali-crazia. Vige il regno della verità parziale a mezzo stampa/tv.

Per chi non lo sapesse le discariche aperte per decreto a partire dal maggio 2008, a seguito del Consiglio dei Ministri tenutosi a Napoli, ingoiano praticamente di tutto. Per legge.

Al comma 2 dell’articolo 9 del decreto-rifiuti si legge: “presso le discariche è inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinto dai seguenti codici CER:

19.01.11: ceneri pesanti e scorie contenenti sostanze pericolose;

19,01,13: ceneri leggere contenenti sostanze pericolose;

19,02,05: fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici contenenti sostanze pericolose;

19,12,11: altri rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti contenenti sostanze pericolose

Nel documento di offerta per la gestione del sito di Terzigno, siglato da Asia e Ecodeco, singolarmente, però, si legge: “si è considerato di utilizzare le scorie provenienti dall’attività del termovalorizzatore di Acerra quale materiale di copertura giornaliera. Tale intervento consente di ridurre l’impiego di materiale naturale proveniente dalla cava e garantisce il corretto smaltimento di materiale prodotto nella fase del ciclo integrato dei rifiuti con vantaggi di sostenibilità e protezione dell’ambiente”.

Una contraddizione evidente.

Le discariche in Campania, inoltre, sono situate a ridosso della popolazione residente. È il caso, in particolare, di Chiaiano e Terzigno. Siti strategici e di interesse nazionale. Per chi? Forse per quello Stato che intasca ventidue milioni di euro da Asia e Ecodeco s.r.l. per gestire la discarica di Terzigno nell’area protetta del Vesuvio. Lo Stato che dovremmo essere noi stessi.

Qualcuno che abita in quelle zone ha visto restituiti i soldi di Asia e Ecodeco, per stoccare le scorie dell’inceneritore di Acerra e altri rifiuti pericolosi? No. Il flusso di danaro è finito nelle mani giuste. Top secret.

Oltretutto nei documenti firmati dagli amministratori delegati di Asia e Ecodeco che offrivano i ventidue milioni per la gestione del sito, risulta una sconcertante verità.

“Le attività di “eventuale” bonifica del sito e della discarica, non sono previste nell’offerta riportata". Ovvero le società che oggi inquinano Terzigno, non avranno nessun obbligo di bonifica in futuro. Così furbescamente lo Stato (sempre noi stessi) quel giorno in cui deciderà di bonificare il territorio lo farà di nuovo a suon di milioni, magari facendo gestire la bonifica a chi di dovere (amici degli amici, comparielli vari).

Molti si chiederanno il motivo per il quale questi abitanti campani facinorosi ancora discutono della spazzatura. Ebbene nel silenzio dei media locali e nazionali, nonostante il decreto rifiuti firmato da Silvio Berlusconi e controfirmato da Napolitano, aveva decorrenza fino al 31 Dicembre 2009, data di fine emergenza; lo stesso Governo, scavalcando i poteri locali, ha imposto l’apertura di un nuovo sito di stoccaggio sotto al Vesuvio. La Cava Vitiello. Un sito di cinque volte superiore alla attuale discarica di Terzigno, che già avvolge gli abitanti di Boscoreale, Boscotrecase e Terzigno con i suoi olezzi tossici.

La zona vesuviana, ricordiamolo, è protetta non solo da vincoli europei, essendo patrimonio dell’UNESCO, ma è stata proposta come una delle sette meraviglie del mondo naturale, risultando essere tra le ventiquattro finaliste. A chi gestisce la cosa pubblica tutto ciò non importa. Nonostante il parere negativo della Conferenza dei Servizi, tenutasi in Prefettura a Napoli il giorno 30 Dicembre, dunque, questa discarica s’ha da fare.

La popolazione è stanca. Ha manifestato già il suo dissenso con una protesta nei confronti del Ministro Carfagna, sabato scorso, nel silenzio totale perfino dei tg regionali. Ma nella nostra demo-totali-crazia, chi si ribella viene prontamente additato come facinoroso. Con termini diversi che variano a seconda della Regione di appartenenza. I comitati No-Tav si trasformano magicamente in no-global, mentre chi resiste per difendere il proprio territorio all’ombra del Vesuvio è considerato un camorrista. Basta informarsi sul web per comprendere lo stato d’animo degli abitanti vesuviani.

Nel maggio scorso, alla vigilia dell’apertura del sito di Terzigno, Il Manifesto pubblicava l’ordinanza segreta secondo la quale le scorie del termovalorizzatore di Acerra sarebbero finite nella discarica sotto al Vesuvio: “Si tratta dell’ordinanza 48 del 3 marzo 2009 e firmata personalmente dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Una carta in cui il premier dispone appunto di accettare il piano tecnico presentato dalle due società che avranno in gestione il sito, l’Ecodeco e l’Asia, e che prevede di utilizzare le scorie provenienti da Acerra quale materiale di copertura per la discarica. Sangiovanni, un dirigente medico infettivologo all’ospedale Cotugno lancia l’allarme. “Mi occupo quotidianamente di malattie tumorali e so bene che in presenza di discariche abbiamo un’incidenza di tumori, al fegato e ai polmoni, 400 volte superiore rispetto alla norma. Figuriamoci cosa può accadere quando si viene a contatto con materiali nocivi come quelli derivanti dalla combustione di talquale così come previsto per Acerra”.

Questo stralcio inquietante potrebbe tranquillamente sommarsi alle intercettazioni di Marta Di Gennaro, braccio destro di Bertolaso, che già nel 2007 parlava del sito di Terzigno come una “discarica da truccare”. Da Repubblica del 28 Maggio 2008: “Nel giugno di un anno fa, quando si discute della discarica di Terzigno, il dirigente del commissariato, Michele Greco, parlando con Marta Di Gennaro osserva: «L’ unica cosa che bisogna far capire è che in questo momento non ha senso fare alcun trattamento dei rifiuti in Campania”.

Parlando di Terzigno Marta Di Gennaro, nel riferire a Guido Bertolaso dell’ esito di una riunione incentrata sul materiale da conferire in quel sito, spiega che «il compromesso di mettere la schifezza all’ inizio non si può fare». In un passaggio successivo della stessa conversazione, Di Gennaro rimarca che i suoi interlocutori si erano, scrive il gip, «dimostrati irremovibili» perché la legge non prevedeva a Terzigno un’ operazione di ricomposizione morfologica e non l’ attivazione di un sito di discarica. «Noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete aiutare a fare quello», racconta Di Gennaro di aver detto durante la riunione. Sulla «discarica truccata» il giudice si sofferma anche quando parla del danno patrimoniale configurato dalle indagini e cita, come «ulteriori spese», quelle per «la commessa all’ Enea che avrebbe dovuto ricercare soluzioni per rendere meno "puzzolente" la frazione umida durante il trasporto nella "discarica truccata" di Terzigno».

Nemmeno questo hanno saputo fare. La discarica puzza eccome. Molti penseranno: “Eh vabbé. C’era l’emergenza. C’erano i rifiuti per strada”. Certo. Ma nelle strade i rifiuti erano domestici invece le discariche che sono a 1-2 km di distanza dai centri abitati contengono rifiuti pericolosi “per legge”.

E ai giornalisti che chiedevano a semplici cittadini in rivolta “Scusi, ma la munnezza allora dove dovrebbe andare?”, verrebbe da rispondere “Lei perché non fa il suo mestiere e lo chiede a geologi, professori universitari, esperti competenti in matiera non corrotti”?

Un parere del Servizio Geologico Nazionale del luglio 1997 dichiarava estremamente pericolosa per la salvaguardia della falda acquifera, l’ubicazione di una discarica nel sito vesuviano. Studi sulla qualità delle acque di falda effettuati dall’Arpac nel 2001, rilevano che nella zona di Terzigno l’acqua presenta valori di concentrazione di alcuni macrodescrittori decisamente lontani dai valori medi della zona. Per impermeabilizzare l’invaso la legge e la prassi impongono la realizzazione di rivestimenti costituiti da strati di argille e plastica. Un simile strato impermeabilizzante prima o poi produrrà qualche falla. Nel frattempo il percolato dei rifiuti genererà acidi particolarmente aggressivi per i metalli pesanti presenti nei rifiuti, rendendoli facilmente assimilabili dai sistemi biologici e dall’uomo. Pertanto una qualsiasi falla, permetterebbe l’improvvisa immissione in falda di un’altissima concentrazione di veleni.

Dunque, già nel ’97, il Servizio Geologico Nazionale riteneva Terzigno un invaso certamente poco idoneo a ricevere tonnellate di rifiuti.

Inoltre in prossimità delle discariche è attestata la presenza di specie biologiche pericolose per la salute umana. Batteri, parassiti, e potenziali vettori di patologie virali come ratti, gabbiani e insetti. A due anni di distanza, a seguito della lettura del decreto rifiuti, non è da pazzi pensare alla creazione ad hoc dell’emergenza a scopo di lucro. Nell’agosto del 2007, alcuni cittadini dei comuni di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase, segnalarono alla Procura della Repubblica di Nola e Torre Annunziata un’anomalia. Nel periodo nero dell’emergenza i cumuli dei rifiuti giacenti in strada nei comuni suddetti, erano di gran lunga superiori alla monnezza visibile nei comuni adiacenti. L’accusa dei cittadini era molto precisa e consisteva nel dubbio della manipolazione dell’opinione pubblica locale al fine di ottenere un largo consenso in caso di apertura della discarica di Terzigno.

Più in generale è singolare notare come i siti di stoccaggio “legali” che sono aperti oggi, hanno ospitato in passato rifiuti “illegali”, gestiti dalla camorra.

Il potere dello Stato ha imitato il potere camorristico?

Alla luce delle indagini che riguardano la Protezione Civile spa, che aveva appalti in esclusiva pure dove l’emergenza non c’era, qualora fosse accertata questa prassi nello sviluppo del territorio, nell’organizzazione di grandi eventi, nella costruzione di strade e ponti, si potrebbe tranquillamente parlare di gestione mafiosa della cosa pubblica.

Come si fa a ribellarsi ad un apparato di potere che avvelena sito patrimonio dell’UNESCO, per decreto, con la firma del presidente Napolitano?

Questa gente che rivendica semplicemente il diritto di vivere in salute e di godere delle bellezze del proprio territorio di chi dovrebbe fidarsi?

Con quale coraggio le tv nazionali si fanno il giretto per le strade di Napoli e provincia a chiedere alle persone comuni ”Come mai non vi ribellate contro la camorra?” Forse perché uno gioca da attaccante (mafia, camorra, ‘ndrangheta), l’altro da difensore (lo Stato), ma la squadra è la stessa.

giovedì 25 febbraio 2010

Malagrotta: mail bombing

Stefano Vignaroli
25 febbraio alle ore 16.32

Da mandare come segnale a seguito di quanto e' successo in questi giorni e nel passato,se volete, alle istituzioni con link e foto:

http://files.meetup.com/206764/ORDINANZA_SINDACO_SU_MALAGR.PDF

http://www.facebook.com/group.php?v=photos&ref=ts&gid=46930579000
Mi associo con quanto scritto dal Presidente del Comitato di Malagrotta
Sergio Apollonio e dal Vice Presidente del Consiglio Municipio Roma XVI
Massimiliano Ortu (Sinistra e Liberta'), cosi come mi associo a quanto ha dichiarato il consigliere pdl Augusto Santori , in merito alla illegalità che sta continuamente
commettendo il gestore della discarica di Malagrotta. La puzza che si sente
è inaccettabile. Il non rispetto della legge è evidente.
Anche l'elementare operazione della ricopertura quotidiana dei rifiuti è
"saltata" (v. foto allegata).
L'Ordinanza di base su Malagrotta, vale a dire l' Ordinanza del
Sindaco del 6 agosto 1992 (allegata) ingiunge infatti alla società COLARI
di "PROVVEDERE TASSATIVAMENTE ALLA COPERTURA TOTALE GIORNALIERA DEI
RIFIUTI CON UNO STRATO DI MATERIALE PROTETTIVO INERTE DI ALMENO 20
CM".
La foto allegata prova che l'Ordinanza del Sindaco è trattata dal
Gestore come se non esistesse.
E' necessario che il Comune intervenga e faccia la sua parte non siamo più
disposti ad accettare questo stato di cose. Se sarà necessario intervenire
per via legale affinché ognuno risponda del proprio operato siamo disposti a
farlo.
Attendo vostro cortese riscontro affinché anche io/noi possiamo decidere
come intervenire.


Grato della Vostra cortese attenzione invio cordiali saluti

fabio.tancredi@comune.roma.it; fabio.delillo@virgilio.it; a.depriamo@comune.roma.it; Segreteria@emmapresidente.it; ufficiostampa@renatapolverini.it; sindaco@comune.roma.it; pres16@comune.roma.it

PROGRAMMA DELLA LISTA CIVICA 5 STELLE PER ALBANO LAZIALE



ACQUA & AMBIENTE

- No alla realizzazione dell'inceneritore di Albano Laziale
- Raccolta differenziata porta a porta, per il riciclo e il riuso
- Centro di riciclo, centro di compostaggio e isole ecologiche permanenti
- Tutela del Lago di Albano e sostegno alla campagna del gruppo FB "Salviamo il Lago"
- Acqua pubblica e decontaminata:
allaccio delle utenze sprovviste e sistemi di depurazione domestici sovvenzionati
- Censimento dei pozzi di prelevamento abusivi con agevolazioni per il passaggio all'allaccio
pubblico ( inclusa la realizzazione da parte del Comune di cisterne per raccolta acqua piovana)
- Illuminazione pubblica tramite LED/fotovoltaico
- Pannelli solari sugli edifici pubblici previa valutazione vincolo paesaggistico
- Parcheggi e tratti di strade con manto a pannelli solari (Solar Road)
- Incentivazione dell'eolico
- Espansione del verde pubblico e freno alla cementificazione: no a nuovi insediamenti abitativi
- Certificazione ambientale EMAS della Pubblica Amministrazione
- Sostegno al Parco dei Castelli Romani per l'approvazione del Piano di Assetto

ECONOMIA & LAVORO

- Bilancio partecipato
- Riduzione degli sprechi, senza tasse aggiuntive o tagli indiscriminati
- Moneta complementare (SCEC) per i progetti comunali
- Riqualificazione delle imprese e sviluppo dell'artigianato di tradizione
- Incentivi per un'economia "a km 0": mercati locali, GAS, MAG
- Censimento dei diplomati, laureati e giovani disoccupati sul territorio e dei precari
- "Lavoro su misura": laboratorio per recepire e concretizzare proposte individuali
- Occupazione "a km 0", finanziabile anche con moneta complementare
- Elaborazione di un piano infrastrutturale per il rilancio del turismo (alberghi, B&B, parcheggi)

SOCIALE & CULTURA
- Bonus Card come incentivo al comportamento civicamente corretto
- Censimento delle famiglie sotto la soglia di povertà, assegni comunali
- Preservazione dell' "equità di accesso" (compartecipazione alla spesa sanitaria laddove possibile)
- Ospedali: questione policlinico e distribuzione sul territorio dell'assistenza ospedaliera
- Rafforzamento asili nido e scuole materne e delle strutture per l'infanzia
- Servizi di trasporto e assistenza per gli anziani
- Centri di aggregazione e formazione per giovani (area ex-mattatoio)
- Potenziamento di consultori e sportelli per prendere contatto con le realtà degli immigrati
- Piano di mobilità per i disabili
- Cinema pubblico-privato ad azionariato popolare (ex-Florida)
- Biblioteca diffusa e/o autogestita in strutture pubbliche
- Incontri periodici in collaborazione con le scuole sui temi dell'ambiente e dell'educazione civica

TRASPORTI & VIABILITA'
- Rivalutazione del centro storico: aree pedonali, ZTL, pavimentazione e parcheggi
- Risistemazione del manto stradale con nuovi criteri per i sottofondi
- Eliminazione della segnaletica superflua (cartelli pubblicitari) dalle strade
- Servizio di auto pubbliche / Carpooling & Carsharing/ Incentivi alla ciclabilità
- Trasporto pubblico su rete elettrica con aree di snodo e navette
- Installazione distributori di energia elettrica per autoveicoli
- Miglioramento del servizio ferroviario sulla linea Albano-Roma
- Progetto metropolitana leggera per l'area Albano-Cecchina-Pavona e comuni limitrofi

ENERGIA & SVILUPPO
- Piani di recupero e ristrutturazione degli edifici storici
- Opere di urbanizzazione primaria e secondaria (fognature, rete idrica, etc)
- Efficienza energetica
- Cittadinanza digitale
- Wi-Fi pubblico (previa valutazione dell'impatto elettromagnetico sulla salute)
- Passaggio all' "open source" da parte dell'amministrazione pubblica
- Sviluppo del telelavoro
- Potenziamento dei comitati di quartiere
- Incentivazione alla creazione di rappresentanze cittadine per fasce d'età
- Diretta streaming dei consigli comunali
- Sperimentazione di forma di democrazia diretta e digitale: voto consultivo telematico
- Incontro pubblico mensile con il Sindaco per raccogliere le istanze dei cittadini


Scarica il programma lista civica Albano Laziale 5 Stelle


la tv albano 5 stelle

Spot contro il bullismo Regione Valle d'Aosta

Il fatto:
un bambino autistico viene seviziato nel 2006 in un istituto tecnico di Torino da alcuni compagni, il resto della classe non interviene e osserva con indifferenza come se fosse un fatto abituale. Il pestaggio viene filmato e messo su YouTube. E' visto 5.500 volte e poi rimosso in seguito a una segnalazione. YouTube è di proprietà di Google a cui viene imputata la violazione della privacy. Tre dirigenti di Google sono stati condannati a sei mesi dal tribunale di Milano per non aver impedito la pubblicazione del video. La condanna è avvenuta nonostante fosse stata ritirata la querela dai legali del ragazzo.
Le considerazioni:
Internet consente la pubblicazione di contenuti su diverse piattaforme. YouTube è una di queste, come Vimeo, Facebook, Flickr e molte altre. La responsabilità del contenuto è di chi pubblica, non del gestore della piattaforma. Se OGNI contenuto dovesse essere controllato dal punto di vista legale prima di essere messo on line, Internet dovrebbe chiudere i battenti.
Se viene scritto su un muro un insulto diffamatorio, non si può condannare il proprietario dello stabile per averlo permesso o non averlo cancellato immediatamente. Se si usa il telefono per diffondere notizie che dovrebbero essere protette dalla privacy non si denuncia la compagnia telefonica.
Senza il video il bambino sarebbe ancora vittima dei suoi seviziatori, lo scandalo è scoppiato solo grazie alla visibilità data da YouTube. I colpevoli sono nell'ordine: gli insegnanti e il preside che non hanno vigilato, i compagni che lo picchiavano abitualmente, i compagni che assistevano senza muovere un dito, coloro che sapevano e non hanno sporto denuncia.
YouTube ha reso pubblico un reato. Qualcuno è stato punito per quel reato? Si è punito chi ha rivelato uno spaccato delle scuole italiane e del bullismo da quattro soldi con genitori assenti o complici del comportamento dei loro figli. I dirigenti di Google non solo sono innocenti, ma dovrebbero ricevere una medaglia. La sentenza è un monito: i disabili nelle scuole italiane si possono pestare, ma in incognito. E', come chiunque può capire, un problema di privacy.

24/02/2010 Sonia Alfano protesta per l'annullamento degli interventi previsti al PE

Fatemi lavorare

Chiedo scusa a quanti ieri sera si erano collegati al sito del Parlamento Europeo per seguire il mio intervento in aula su Parlamento Europeo Pulito; purtroppo mi è stato impedito di parlare.

Questa è stata la mia risposta all'annullamento:

Di Girolamo, ecco le foto


Il senatore Pdl Nicola di Girolamo
con il boss Franco Pugliese



Il senatore del Pdl nega di aver mai avuto rapporti con la malavita organizzata. Ma "L'espresso" ha trovato le sue immagini amichevoli insieme a un boss della 'Ndrangheta, Franco Pugliese
"I fatti contestati non mi appartengono. Non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e 'Ndrangheta". Così ha dichiarato il senatore Pdl Nicola Di Girolamo nel corso della conferenza stampa che ha convocato per precisare ai giornalisti la propria posizione in merito all'inchiesta che lo vede accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio internazionale e di essere stato eletto all'estero con il contributo determinante di una famiglia mafiosa.

Il senatore si è concesso pochi minuti, senza rispondere alle domande che gli venivano rivolte, numerosissime, dai cronisti. "Ho rispetto del lavori della magistratura ma mi riservo di vedere prima gli atti per poter contestare le accuse", si è limitato ad aggiungere.

Quell'unica, perentoria, affermazione "non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e 'ndrangheta" viene tuttavia smentita da un servizio fotografico pubblicato in esclusiva nel prossimo numero de "L'espresso" e che qui anticipiamo. Il servizio documenta una cena elettorale svoltasi nell'aprile 2008 durante la quale il senatore Di Girolamo è ritratto in atteggiamento amichevole insieme al boss Franco Pugliese e questi, a sua volta, con Gennaro Mokbel (considerato l'ambasciatore delle famiglie mafiose calabresi nel potere politico romano): tutti coinvolti nella maxi inchiesta che vede implicati i vertici di Fastweb e Telecom.

LE FOTO

mercoledì 24 febbraio 2010

Emma Bonino e lo sciopero della fame


Mentre la signora Bonino è impegnata in uno sciopero della fame volto a stimolare la pietà delle istituzioni (Presidente Napolitano in primis) per il gravoso ed impegnativo problema della raccolta delle firme di convalida della lista, i cittadini aderenti alla Lista Civica “RETE DEI CITTADINI “ sono impegnati quotidianamente in un tour de force, in gruppo o in solitario, organizzando banchetti, eventi e visite porta a porta, alla ricerca della firme necessarie per partecipare alle elezioni regionali Lazio 2010.
Il fine è il medesimo, sia per la signora Bonino che per la RETE DEI CITTADINI, ma la differenza fondamentale è che tutti i componenti della RDC, per ottemperare a questo impegno, sono costretti a mangiare tutti i giorni per evitare di crollare esausti, stressati e logorati dalla stanchezza !

La realtà si può descrivere con una semplice equazione:

Bonino : sciopero della fame = Rete dei Cittadini : costretti a mangiare

Inoltre, raccogliere le migliaia di firme necessarie alla convalida della lista, è un’operazione onerosa oltre che per l’impegno fisico anche per quello economico: i convalidatori costano, costano gli spostamenti, le assenze dal lavoro, le fotocopie, la stampa dei moduli, volantini ecc.

La signora Bonino, con i soldi pubblici dei rimborsi elettorali, può usufruire di risorse economiche che fanno impallidire le misere finanze della RETE DEI CITTADINI, quindi il suo “sciopero della fame” è inopportuno e propagandistico; ma di che si lamenta ?..Corri Bonino corri… corri come corriamo noi cittadini !!

Roma, 24/02/2010
Mario Campo
Ufficio stampa RETE DEI CITTADINI
3288326581

La Riforma della corruzione


http://www.youtube.com/watch?v=PhmcyXTF6sU

L'Italia è un Paese corrotto. La Corte dei Conti: "La corruzione dilaga, aumento del 223% nel 2009". Quali sono le cause? La risposta agli esperti. Montezemolo: "La lotta alla corruzione è un'impresa titanica... La politica ha la precisa responsabilità di non avere introdotto riforme adeguate per far funzionare bene la macchina dello Stato". Marcegaglia: "Le forze politiche si mettano insieme per fare le grandi riforme". Brunetta: "La riforma della pubblica amministrazione è già stata fatta". Morfeo Napolitano (spettacolare sugli appalti alla Maddalena): "Chiedete ad altri". La situazione è tutt'altro che chiara, ma da queste dichiarazioni emergono alcune verità. Primo: le alte cariche dello Stato non sono informate. Secondo: la corruzione è colpa delle mancate riforme. Con le "grandi riforme" i corrotti e i corruttori dovrebbero scomparire dalla circolazione. La colpa è quindi di chi si oppone alla riforma della Giustizia. L'indiziato non può che essere Marco Travaglio.

Una firma è per sempre!


http://www.youtube.com/watch?v=sfF_2pYdCPU

Oggi voglio darvi due notizie. Una buona e l'altra ottima. Il MoVimento 5 Stelle ha raccolto le firme per presentarsi alle Regionali in Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. Non era un risultato scontato. E' una prima piccola grande vittoria.
L'ottima notizia è invece la decomposizione del sistema che sta accelerando. La Protezione Civile e Fastweb/Telecom sono solo l'inizio. E' una vecchia generazione di ladri e di personaggi senza valori che ci sta lasciando aggrappata alla zattera delle leggi ad castam, delle omissioni e dei silenzi dei media, degli inciuci. I partiti sono arrivati a destinazione e non lo sanno ancora. Avranno un brutto risveglio. Ogni appiglio è buono per ritardare gli elicotteri, anche copiare (ma solo a parole) il Programma del MoVimento 5 Stelle. Dall'UDC di Cuffaro che vuole "onestà e trasparenza", agli impuniti del PDL che parlano di "liste pulite", alle anime morte del PDmenoelle con il no al nucleare e alle rinnovabili (con Bersanertor sponsor dell'acqua privatizzata e degli inceneritori).
Grazie ai ragazzi e ragazze di tutte le età che hanno preso freddo e spesso indifferenza per raccogliere decine di migliaia di firme autenticate. Anche per rispetto a loro, la Bonino dovrebbe prendere atto che un partito esiste solo in presenza del consenso dei cittadini. Dopo le leggi ad personam non sono necessarie leggi ad partitum.

"E’ di stamane la notizia che Emma Bonino, a nome dei Radicali Italiani, ha iniziato uno sciopero della fame e della sete per protestare contro il governo che non interviene sulla raccolta firme per la presentazione di liste per le elezioni regionali. Cito testualmente quanto affermato dalla Bonino che chiede l’intervento del Governo “con strumenti per porre un argine a questa discriminazione, magari abolendo le firme quando un partito ha dei deputati in Parlamento, dimezzando il numero delle firme da raccogliere o allungando i tempi a disposizione come già fatto in passato”. Abolire la raccolta firme se un partito politico è rappresentato in Parlamento? e perchè mai? Non sono già sufficienti i privilegi che hanno? Probabilmente, dato che le firme vanno presentate questo fine settimana, i radicali non ne hanno raccolte a sufficienza e chiedono l’intervento del governo per potersi presentare senza il numero di sottoscrittori necessari. Il MoVimento 5 stelle la raccolta firme, iniziata ai primi di gennaio, l'ha conclusa lo scorso fine settimana. I nostri ragazzi si sono fatti giorni e giorni al freddo, sotto la pioggia e la neve per raccogliere le firme di cittadini che ci autorizzassero a presentarci alle Regionali di marzo 2010. Siamo stati ai banchetti per due mesi ed eravamo gli unici. Dov’erano gli altri partiti? Come hanno raccolto le firme necessarie? Adesso vengono a lamentarsi e chiedono l’intervento del governo?Vergogna! Ho una sola cosa da dire al riguardo: “Cari partiti, STIAMO ARRIVANDO!” Un grazie di cuore a tutti i cittadini che sono venuti a firmare."
Lista Cesena 5 Stelle

Il Denaro non basta mai



come si controllano le masse, in pillole


· LA SERENITA’ ECONOMICA E’ LONTANA
– Si deve vivere nella paura di non raggiungere il modello di vita imposto dalla propaganda. I media diffondono continuamente ogni aspetto della cultura che tutti devono imparare a conoscere ed imitare. Presto le fasce più influenzabili della società non si sentiranno più a loro agio se non raggiungeranno i livelli di ricchezza materiale e di approvazione sociale imposti dall’alto.

· DISSOCIAZIONE - La competitività e l’aggressività nell’assicurarci più denaro saranno solo alcune delle reazioni sociali alla situazione di diffuso disagio interiore. In pubblico invece, si continuerà fino all’ultimo a mettere in mostra una bella facciata in linea con le tendenze imposte dall’alto, creando così un forte contrasto fra quello che siamo veramente e quello che ci sentiamo spinti a dover sembrare. Più la nostra esistenza diventa vuota e insoddisfacente, più facilmente continueremo a seguire e difendere le poche abitudini piacevoli che ci vengono suggerite, magari anche dannose.

· NON AVERE TEMPO PER GUARDARE LONTANO - Non abbiamo più la serenità e il tempo di affrontare i problemi collettivi con una visione d’insieme perché la nostra principale preoccupazione è avere una sicurezza economica personale immediata e non essere tagliati fuori dal sistema. Ci sacrifichiamo così a fare un lavoro che non ci piace, sopportiamo pressioni psicologiche trascurando spesso il nostro riposo e la nostra salute. Per noi è prioritario lavorare sempre di più, magari a condizioni sempre peggiori, piegandoci in nome dell’urgenza di reperire sufficiente denaro. La necessità di guadagnare viene utilizzata come la maggiore forma di ricatto per stabilizzare le masse sotto una linea uniforme.

· SOSTITUZIONE VALORI – Nelle situazioni di emergenza i valori sbiadiscono e, chi riesce a rimanere a galla, anche sfruttando le persone più deboli, viene in parte giustificato. Le enormi tensioni e i disagi accumulati vengono sfogati incolpando chi è meno efficiente o chi non si sacrifica come abbiamo dovuto fare noi. L’energia che deriva dalla cooperazione viene ridotta al minimo determinando l’ambiente migliore per sfruttare le masse: quello del “tutti contro tutti”.



Dopo aver tanto corso, un uomo dovette fermarsi per aspettare che la propria anima lo raggiungesse - Proverbio Himalayano

martedì 23 febbraio 2010

Red Tv, la televisione di Palazzo Grazioli


http://www.youtube.com/watch?v=VHDpraq6k2M
Red Tv è la televisione satellitare dalemiana in cassa integrazione. Per gli italiani non cambia nulla. Prima la pagavano con i contributi all'editoria, adesso con la cig. Quando fu inaugurata si disse: "Porta in sé il simbolo del colore rosso che nella storia della sinistra italiana ha sempre avuto una rilevanza fondamentale e che nella lingua spagnola significa Rete". Gli studi di Red Tv sono nel seminterrato di Palazzo Grazioli, appena più sotto della D'Addario. Una posizione adeguata e profetica.
"Fantastico! la televisione voluta da D'Alema sta fallendo e 14 lavoratori vanno in cassa integrazione! A parte tutta la mia solidarietà a quei 14 precari, trovo scandaloso che vadano in cassa integrazione e pesino nelle tasche degli italiani. D'Alema la paghi lui la cassa integrazione di Red TV! Trovo pure scandaloso che D'Alema chiami il "pompiere della sera" per dire che quella televisione non é sua e ancora una volta dove passa lui non cresce più un filo d'erba e il conto va agli italiani. Potete leggere il blog di Mario Adinolfi responsabile di Red TV : http://marioadinolfi.ilcannocchiale.it/Potrebbe essere l'occasione buona per farci notare sul blog di Red TV con un po' dei commenti dei nostri su D'Alema ;o) e dare un po' di solidarieta' a quei 14 lavoratori". francesco c., emigrato all'estero

Il cane da riporto scodinzolini

Tg1, colpo di mano di Minzolini contro la Busi sul terremoto:
ma lo sostengono solo 20 redattori



Maria Luisa Busi, volto noto del Tg1 delle 20, domenica mattina si reca a L'Aquila per firmare un servizio sulla situazione della ricostruzione e la sua troupe viene pesantemente contestata da un gruppo di cittadini, che accusano il notiziario di Rai uno di fare propaganda per il governo occultando scientificamente i tanti disagi e ritardi che stanno rendendo ogni giorno più difficile la vita di migliaia di sfollati.

La Busi, che evidentemente è una persona onesta e non se l'è sentita di negare quanto ha potuto toccare con mano, ha ammesso a titolo personale i limiti dell'informazione del suo telegiornale: «Quello che ho visto in questi giorni con i miei occhi è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato. Migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita». Insomma, una situazione leggermente diversa dai miracoli del governo del fare capitanato dalla premiata ditta B&B (Berlusconi e Bertolaso) che in questi mesi ci ha raccontato la quasi totalità dell'informazione televisiva, Rai uno in primis con il duo M&V (Minzolini e Vespa).

Ovviamente Augusto Minzolini, come ogni leccapiedi che si preoccupa di salvare la faccia, non ci sta a fare la figura del cane da guardia del potere, di quello piazzato sulla poltrona importante per proteggere i padroni politici a discapito degli interessi dei cittadini, e meno che mai può accettare una critica tanto aperta da una collega che lavora sotto la sua direzione al telegiornale. Solo che c'è un piccolo problema: l'Emilio Fede del primo canale ha il grosso della redazione contro, e un richiamo alla Busi rischierebbe di rendere ancora più evidente questa imbarazzante situazione.

Allora come si procede? Si organizza un patetico colpo di mano, infilando un documento di sostegno alla linea editoriale del telegiornale al termine di una riunione il cui ordine del giorno prevedeva tutt'altri temi, quando la metà dei giornalisti se ne sono già andati, in modo che venti minzoliniani (su 130 redattori) riescano ad approvare poche righe di difesa d'ufficio del direttore.

Sul documento si legge: «Non è consentito a nessuno di offendere i giornalisti del Tg1 accusandoli di avere fatto e di fare un'informazione incompleta e faziosa per quanto riguarda la copertura del terremoto e del post-terremoto in Abruzzo». Sbagliato, in un paese libero, a chi paga il canone e a chi si ritrova ancora privo di un tetto senza che nessuno se ne accorga, è consentito protestare, criticare e anche offendere. Se Minzolini ha davvero qualcosa in contrario vada a discuterne, a telecamere accese, con quelli che non hanno ancora una casa. Siamo curiosi di assistere alla scena.

Anti-corruzione, insabbiata ad arte la norma Ue


Campo libero alle "nuove tangenti"
http://www.antefatto.it/misfatto
Il Santo protettore dell'informazione:
San Toro

C'è una formula magica per combattere la corruzione. Si chiama traffico di influenza, o per gli anglofoni trading in influence. Non a caso in Italia non ne parla nessuno, né a destra, né a sinistra. Basterebbe un comma per farla finita con le “cricche” e i “sistemi gelatinosi”, descritti dalla Procura di Firenze nell’inchiesta su Guido Bertolaso, Angelo Balducci e compagni. Invece il centrodestra preferisce vagheggiare improbabili leggi sulla corruzione. L’ultima uscita è quella di Gianfranco Fini. Il presidente della Camera ha proposto di impedire per cinque anni la candidatura a tutti i condannati per reati contro la Pubblica amministrazione. La cura, non a caso, non corrisponde al male.

Le norme di cui si discute non sarebbero utili per combattere le nuove forme di corruzione che emergono dalle indagini del Ros di Firenze. Le tecniche non sono più quelle rudimentali di Tangentopoli. L’evoluzione darwiniana della specie ha prodotto dei mostri. Gli imprenditori amanti dell’appalto facile hanno trovato forme più sofisticate per blandire i pubblici ufficiali. La busta da 5.000 euro nella tasca dell’assessore milanese è un omaggio vintage ai tempi andati. In tutte le grandi vicende degli ultimi anni, dalle indagini di Woodcock a quelle di De Magistris, la mazzetta classica non c’è quasi mai. I soldi corrono, certo, ma non seguono traiettorie dirette, preferiscono triangolare su un intermediario, pubblico o privato, che incassa i soldi al posto di chi firma il provvedimento o l’appalto.
In tal modo chi riceve non emette nessun atto. E chi fa l’atto contrario ai doveri di ufficio non prende nulla. Non direttamente almeno. Nessuno dei due può essere punito.

Spesso l’intermediario è un professionista, magari amico o parente del pubblico ufficiale, che lo segnala alla società. La corruzione così si trasforma in parcella fatturata. Non sempre poi il professionista ritorna una parte del maltolto al mandante pubblico. Spesso troverà un altro modo per gratificarlo: assumendo il figlio o facendo felice la moglie con i nuovi mobili per la villa. Altre volte ancora il piacere sarà restituito da un terzo che poi avrà qualcosa in cambio. La corruzione da retta tra due punti (corrotto-corruttore) si è fatta così triangolo (corrotto-intermediario-corruttore) e più spesso rete. È questo il “sistema gelatinoso” della Procura di Firenze. Il problema è che il nostro Codice penale è fermo al 1930 e punisce solo "il pubblico ufficiale, che, per compiere un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa".

Per questa ragione, l’Unione europea ha varato una direttiva che recepisce le due convenzioni internazionali in materia, quella di Strasburgo del 1999 e quella di Merida del 2003. La normativa internazionale punisce finalmente “il traffico di influenze illecite”. Dal 2007 l’Italia dei Valori cerca inutilmente di far approvare un disegno di legge che ora è arenato in commissione. Il nuovo codice pena-le punirebbe con pene fino a sei anni “chiunque, vantando credito presso un pubblico ufficiale...ovvero adducendo di doverne comprare il favore o soddisfare le richieste, fa dare o promettere a sé o ad altri denaro o altra utilità quale prezzo per la propria mediazione o quale remunerazione per il pubblico ufficiale".

"La direttiva", spiega l’avvocato Paola Parise, esperta in reati contro la pubblica amministrazione, "è stata già recepita in Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia, Norvegia e persino dal Portogallo e dalla Grecia". Ma non dall’Italia. "La normativa europea", continua l’avvocato Parise, "permetterebbe di adeguare lo schema di incriminazione al nuovo assetto dei rapporti tra pubblico e privato nella gestione di beni e servizi pubblici. Inoltre riconoscerebbe un disvalore meritevole di sanzione penale anche al ruolo dell’intermediario privato, per fare un esempio, un professionista che chiede denaro quale prezzo del suo intervento sul pubblico ufficiale".

L’inchiesta di Firenze rischia di essere penalizzata dalla mancanza di questa norma. Molte storie contenute nelle intercettazioni che hanno fatto indignare l’Italia potrebbero anche non portare a una condanna. Chi riceve dalla "cricca" le prestazioni di ogni tipo, dalle prostitute alle case, non sempre è il pubblico ufficiale che firma l’appalto. E su questo gli avvocati daranno filo da torcere ai pm. Basterebbe recepire la direttiva per spuntare le grinfie alla "cricca". Il Pdl potrebbe approvare l’arma letale contro la forma di corruzione più diffusa e pericolosa eppure non la approva.

Nel 2006 era stata addirittura la Cassazione a suggerire implicitamente al legislatore di recepire la direttiva. In quella sentenza la Corte assolveva un giudice solo perché "il caso in esame è inquadrarle nel ‘traffico di influenza’, di cui parlano la Convenzione penale europea del 1999 sulla corruzione non ancora ratificata nel nostro ordinamento". Sarà un caso ma il giudice assolto per “mancanza di norma” in quel caso (Imi-Sir) era Renato Squillante, l’amico di Silvio Berlusconi e Cesare Previti.

Da il Fatto Quotidiano del 23 febbraio

Croce Rossa.......sembra tutto normale?



http://vincenzoozito.blogspot.com/2010/02/intervista-degli-amici-di-beppe-grillo.html

L' ECCELLENTE INFORMAZIONE

Frivolezze di regime al Tg1



Ecco i temi trattati ieri sera, lunedì 22 febbraio, dal telegiornale di Minzolini nella sua seconda parte. Come chiamarla: approfondimento sociale?
I bambini piccoli possono dormire nel lettone con i genitori? Testimonianze dirette contro e a favore, pareri di psicologi. Quali motivi eccezionali possono essere addotti: febbriciattole, malesseri, necessità di coccole?
Modifica, anche chirurgica, delle sopracciglia. Interviste in strada e in casa a donne e ragazze sui vantaggi dell’operazione. Prevalgono le favorevoli. Rare le sostenitrici della naturalità. Previsione di larga diffusione futura.
Il cane più grande del mondo. Fotografato nel soggiorno di un qualsiasi luogo degli Stati Uniti accanto al suo padrone lo fa apparire piccolissimo. Non ci vengono risparmiate le misure.
Sanremo formato famiglia. Apoteosi della presentatrice. Simpatica: aveva apprezzato la ribellione dell’orchestra. Ma lo sappiamo dai giornali, non dal telegiornale. Inevitabile spazio per il Savoia canterino. Frase epocale del padre del vincitore: è un sogno che continua.
Si poteva prevedere che Sanremo fosse la chiusura. Invece no: c’è un sottofinale. Vettel, pilota di formula uno, si allena scalando il Vesuvio. Vedute paesistiche mescolate con chiacchiere su un futuro in Ferrari. Ci si accorge che non è un programma di intrattenimento dalla sigla di coda.

Pancho Pardi
(23 febbraio 2010)

Nuclearisti schizofrenici


http://www.youtube.com/watch?v=p27cEKKT804

Il nucleare in Italia lo vogliono soltanto in tre: Berlusconi, Sarkozy e la Confindustria. Le Regioni che si dicono favorevoli preferiscono che le centrali siano costruite altrove. Le Regioni contrarie si oppongono a priori alla costruzione nel loro territorio. E' un rompicapo insolubile. Formigoni (PDL): “In Lombardia siamo vicini all’autosufficienza quindi non c’é bisogno di centrali in questo momento”. Zaia (PDL): "Il Veneto ha oggi un bilancio energetico positivo, produce più energia di quanta ne compra”. Polese (PDL): "La Puglia contribuisce in modo notevole alla produzione di energia e al fabbisogno energetico nazionale con centrali elettriche a Brindisi e Taranto. Non vi è quindi motivo né possibilità di realizzare una centrale nucleare”. Polverini (PDL): " In tempi rapidissimi il Lazio diventerà energeticamente autosufficiente e in pochi anni andrà addirittura in surplus, esportando energia verso altre Regioni. Pertanto ritengo che nel Lazio non ci sia bisogno di istallare nuove centrali nucleari“. Rimane solo Arcore per una nanocentrale nucleare. Per le scorie c'è già il mausoleo incorporato, sembra fatto apposta.

Postato il 22 Febbraio

PS: Forse intendono costruirle all'estero ( Albania - Slovenia ), al progetto antieconomico non possono rinunciare.

lunedì 22 febbraio 2010

Vicino all’inceneritore più grande del mondo la scuola materna ed elementare, ma anche il grande deposito di rifiuti pericolosi

A poche centinaia di metri dalla discarica di Roncigliano e dal futuro inceneritore di Cerroni abitano migliaia di persone e c’è una scuola materna ed elementare.

Vicino all’inceneritore più grande del mondo Mattei (Sindaco di Albano) e Montino (degno sostituto di Marrazzo) vogliono realizzare una grande scuola.

Di seguito il bollettino da stampa sovietica diffuso da Montino:
Su proposta dell’Assessore all’Urbanistica e Vicepresidente della Giunta Esterino Montino, la Giunta della Regione Lazio ha dato oggi il via libera alla variante al Prg del Comune di Albano Laziale per l’ampliamento della scuola di via Pantanelle nella zona di Cancelliera. “Questo via libera urbanistico costituisce una doverosa risposta alle necessità di adeguati spazi per l’istruzione dei bambini in un quartiere dove vivono tante famiglie - afferma l’Assessore all’Urbanistica e Vicepresidente della Giunta Esterino Montino - Il plesso scolastico, che fa parte dell’Istituto comprensivo di via Pavona, avrà una superficie complessiva di 3650 mq , di cui circa 450 sono quelli occupati dal vecchio edifico. Secondo il progetto, la nuova ala della scuola, dotata di aule, servizi e palestra, sarà realizzata su un unico piano fuori terra, collegato con la parte già esistente.

Oltre alle aule, ai servizi, alla palestra, ci saranno l’inceneritore più grande del mondo e , per non fare mancare nulla ai ragazzi che frequenteranno la scuola, in via Cancelliera è in corso di apertura un importante deposito di rifiuti pericolosi di grandi dimensioni. Amianto, rifiuti chimici, lastre fotografiche e via dicendo comprese le emissioni di acido solforico per il recupero dell'argento dalle lastre. Autorizza la Regione Lazio: grazie anche al contributo di Montino.

Per completare lo scenario, Cianfanelli (il Sindaco di Ariccia) sta preparando la stazione merci a Cancelliera per il trasporto dei rifiuti e, per pensare alla nostra salute, il policlinico dei Castelli Romani (a soli 3 chilometri di distanza dall’inceneritore più grande del mondo).

Mattei e il Consiglio Comunale di Albano, con grande lungimiranza, hanno deciso di realizzare sempre a Cancelliera il nuovo cimitero.

Che ha detto Mattei di tutto ciò: “Il cimitero è quindi un’ideale continuazione di tutto ciò che abbiamo realizzato ...” (Cinque giorni, 29 giugno 2006).

Minacciato il quinto giornalista in pochi giorni in Calabria


Scritto da Born Again

Minacce di morte (“Non andare avanti”) e pallini di fucile sono stati il regalo che il giornalista Giuseppe Baldassarro della redazione del “Quotidiano della Calabria” e corrispondente di “Repubblica” ha ricevuto presso la redazione del quotidiano a Reggio Calabria oggi.

Facile intuire il collegamento tra queste ed altre minacce ed attentati subiti da giornalisti in Calabria nell’arco dell’ultimo mese. E’ di pochi giorni fa l’altro regalo fatto ad Antonino Monteleone altro blogger e giornalista calabrese a cui è stata bruciata la macchina.

Giuseppe Baldassarro ha tenuto viva l’attenzione dei calabresi e non solo, sul traffico di rifiuti tossici, la questione “navi dei veleni”, tramite il suo giornale . Questione molto sentita dall’opinione pubblica ma anche dalla ‘ndrangheta che come di sua consuetudine una volta scesi i riflettori su un argomento (di questo dobbiamo ringraziare le fantasie del ministro Prestigiacomo) non si dimentica per niente di chi si occupa di alcuni argomenti o suoi affari ..e fa di tutto per ricordarcelo .

Ecco,di questi “regali” o “ricordi” facciamo volentieri a meno e li rispediamo al mittente.

Scontata la vicinanza dei ragazzi di questo blog al giornalista con la consapevolezza e l’orgoglio di non abbassare mai la testa.

http://www.flickr.com/photos/darioste/4011125304/
(Giuseppe Baldassarro all’Università Mediterranea)

Giuslavoristi in rivolta: “Stop alla controriforma”, di G. Vespo

Fermiamo la controriforma del diritto del lavoro
Giuslavoristi in rivolta: “Stop alla controriforma”,
di G. Vespo


Attacco occulto all’art. 18

L’appello è apparso sulle pagine de l’Unità di ieri: «Fermiamo la controriforma del diritto del lavoro ». Il manifesto fa riferimento al disegno di legge 1167-B in esame al Senato e finora sono 106 i giuslavoristi, gli avvocati e i professori, che lo hanno sottoscritto. Nomi pesanti del mondo accademico e politico: da Umberto Romagnoli a Tiziano Treu, passando per Luciano Gallino.
Il testo sembra che parli di tecnicismi per gli addetti ai lavori. Invece tratta temi che riguardano direttamente tutti. Almeno tutti quelli che lavorano, cercano un lavoro o lo cercheranno in futuro. Precari e a tempo indeterminato. In particolare sono due gli articoli messi sotto lente dal manifesto: il 31 e il 32 del suddetto disegno di legge. In soldoni, prevedono due grandi rivoluzioni nel diritto del lavoro: la prima riguarda le controversie tra datore di lavoro e dipendente. La seconda riguarda i tempi per l’impugnazione dei licenziamenti, dei contratti di lavoro a termine o di collaborazione. Il comma nove dell’articolo 31 cancella praticamente il ruolo del giudice del lavoro, e stabilisce che in caso di contenziosi tra il datore di lavoro e il dipendente sia un arbitro a decidere. Come? Attraverso il principio dell’equità, ovvero - secondo chi ha sottoscritto l’appello - «senza il doveroso rispetto di leggi e contratti collettivi». Ma c’è di più: i contratti di cui dovrà occuparsi l’arbitro - che sarà scelto dalle parti -verranno scritti e certificati da apposite commissioni, ovvero da enti bilaterali costituiti da sindacati e imprenditori. E la clausola che stabilisce che le controversie vanno affidate all’arbitro potrà essere aggiunta «anche al momento della stipula del contratto individuale di lavoro».Che vuol dire? Che al giovane che cerca un impiego, l’imprenditore potrà dire: «Ti assumo solo se accetti questa condizione».
E IL GIUDICE? Che fine fa il togato? Secondo l’appello dei giuslavoristi, il giudice, «anche qualora dovesse continuare residualmente a svolgere la propria funzione, vedrebbe depotenziati i propri poteri in quanto limitati al solo accertamento del presupposto di legittimità dei provvedimenti datoriali, escludendo quindi ogni indagine sulla ragionevolezza degli stessi ». In sostanza un timbracarte. Inoltre, continua il testo, «in una materia particolarmente delicata come quella dei licenziamenti, il giudice potrà sentirsi condizionato nella sua autonomia, dovendo tenere conto delle nozioni di giusta causa e giustificato motivo espresse dalle parti in sede di certificazione». Cioè, non dovrà considerare soltanto dei diritti custoditi dal codice civile ma quello che hanno stabilito gli enti che hanno scritto il contratto. Tant’è che l’allarme dei notabili, a questo proposito, aggiunge: «Nozioni che, qualora fossero definite nel contratto d’assunzione, finirebbero per capovolgere i fondamentali del diritto del lavoro, nato per tutelare il contraente debole nel rapporto di lavoro ». Insomma, è chiaro chi fa le spese di questa impostazione: «Il risultato è quello di lasciare il lavoratore ancora più solo nella “libera” dinamica dei rapporti di forza con il datore di lavoro, cui viene attribuita la facoltà di deroghe peggiorative rispetto a leggi e contratti collettivi». «Si tratta di un tentativo rozzo di modificare lo Statuto», riassume il professore Umberto Romagnoli. A questo va aggiunto che, con l’ultima legge Finanziaria, sono state introdotte delle spese a carico del lavoratore che voglia ricorrere ai giudici. «Contributi» che possono arrivare fino a 500 euro. «In buona sostanza, il governo - si legge sempre nell’appello - pur omettendo di intervenire sull’articolo 18(contro la cui abolizione scesero in piazza 3milioni di persone, ndr) mira a svuotare dall’interno l’impianto normativo di tutela dei lavoratori ».
G.Vespo
L’Unità 21.02.10

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“Torniamo indietro di almeno cento anni”

Umberto Romagnoli, professore emerito di Diritto del lavoro all’Università di Bologna, lei è il primo firmatario dell’appello «Fermiamo la controriforma del diritto del lavoro». Perché ha aderito a questa iniziativa? «Perché è un disegno di legge pericoloso. È un tentativo rozzo ma insidioso di mangiucchiare l’edificio normativo dello Statuto dei lavoratori e dell’articolo 18. Non credo che diventerà legge, ma se lo fosse sarebbe un passo indietro di cento anni. Un ritorno ai probiviri,un modo per fare tabula rasa dei diritti e delle situazioni giudiriche soggettive di un secolo». Ci spieghi perché. «È semplice . È previsto che il lavoratore possa essere assunto con contratti scritti e certificati da appositi enti bilateri, composti da rappresentanti sindacali e imprenditoriali. In questi contratti può essere inserita una clausola che prevede che in caso di controversie le parti si debbano rivolgere ad un arbitro e non al giudice del lavoro. Questo arbitro potrà prendere le sue decisioni sulla base del principio di equità, ovvero a sua discrezione, depotenziando i diritti scritti. Inoltre, se l’arbitro dà ragione al datore di lavoro, il lavoratore non può fare appello al giudice ordinario». Sono novità assolute? «No. L’esperienza dell’arbitrato è già presente nel nostro ordinamento, ma in tema di lavoro è utilizzata in modo molto marginale. Il lavoratore ha ovviamente più fiducia nel giudice. Stessa cosa si può dire degli enti bilaterali: esistono già, ma hanno altre funzioni». Perché adesso si vuole dare maggior peso a questi istituti? «In questo modo da una parte vengono indeboliti i diritti dei lavoratori, dall’altra si tagliano fuori i giudici del lavoro, che evidentemente danno fastidio. Già nel primo “Libro Bianco” del 2002 sono presenti pesanti giudizi sull’operato di questi magistrati. Un sentimento che ha origini lontane. Vede, con lo Statuto dei lavoratori la giurisprudenza ha cambiato passo: prima era molto arcigna con il lavoratore. A questo proposito, qualcuno ricorderà i cosiddetti pretori d’assalto, quelli che utilizzavano il diritto in favore dei più deboli. Ecco, io penso che ad esempio in Confindustria sia ancora vivo questo ricordo, come un’immagine negativa. E tutto questo si traduce in un orientamento generale che può essere visto come punitivo nei confronti delle malefatte dei pretori d’assalto ». Nell’appello che lei ha sottoscritto si fa riferimento anche ad una «gabella » per il lavoratore che vuole rivolgersi ai giudici. Si parla di un contributo, inserito con la Finanziaria 2010, che può raggiungere anche 500 euro. «Anche questo è un segnale dell’inversione di rotta. Finora si è cercato di semplificare e rendere quasi gratuito il processo del lavoro». Che tempi ci sono perché questi provvedimenti diventino legge? «Non lo so. Mi auguro che non lo diventino mai. Ma ci sarà bisogno di un forte ostruzionismo»
L’Unità 21.02.10

domenica 21 febbraio 2010

Non avrai dubbi tuoi né un'opinione personale


Il tempo fa riaffiorare i cadaveri, permette alle polveri di sedimentare e gratta via le incrostazioni dalla tela. A poco a poco, il quadro complessivo inizia a svelarsi, mostrando anche i piccoli dettagli.

Il 31 marzo 2009, la Commissione Grandi Rischi si riunisce a L'Aquila. L'assessore alla PC della Regione chiede a Franco Barberi, vicepresidente della Commissione, "se si possa affermare con sicurezza che non si possa dare credito a chiunque affermi di poter fare previsioni e proponga strumenti allo scopo". Ovviamente la domanda si traduce così: "Cosa dobbiamo fare con Giuliani?". Barberi risponde che "oggi non ci sono strumenti per fare previsioni, e qualunque previsione non ha fondamento scientifico". Ovviamente la risposta si traduce così: "Ignoratelo, è un ciarlatano" [cfr. Verbale della commissione grandi rischi - L'Aquila - 31 marzo 2009].

Quando esce dalla Commissione, Franco Barberi chiama subito Guido Bertolaso e lo informa di avere portato a termine con successo il compitino.

Bertolaso: "Ciao Franco, dimmi tutto!".
Barberi: "Stiamo rientrando con Chiccho da L'Aquila."
Bertolaso: "Sì..."
Barberi: "Mi sembra che quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto, compreso quello di dare qualche parola chiara sull'impossibilità di previsione... Quindi sul fatto che questi messaggi che arrivano sono totalmente privi di credibilità e poi anche una valutazione della situazione che, per quello che si può..., mi pare tutto bene.".

Perché Franco Barberi e Guido Bertolaso si preoccupano così tanto di dare qualche parola chiara? Per scoprirlo, diamo un'occhiata ai dieci comandamenti della comunicazione in tempo di crisi, meglio noti come Metodo Augustus, utilizzato dalla Protezione Civile sin dall'alluvione della Versilia nel 1996, perfezionato durante la crisi sismica in Umbria e nelle Marche del 1997 e pronto per l'uso il 31 marzo 2009 a L'Aquila.
A pag. 52 si legge testualmente che:

chi riceve una comunicazione pretesa [ndr: la gente che pretende di essere informata] deve ricevere un messaggio che non lo metta nella condizione di:

1. avere dubbi;
2. interpretare;
3. farsi una opinione personale;
4. prendere decisioni autonome;

Che la popolazione colpita da una catastrofe possa farsi un'opinione personale è quindi cosa sgradita, da evitare come la peste. Poco importa se si tratta di togliere l'ultima cosa rimasta integra, cioè la facoltà di pensare, a chi ha perduto tutto: deve essere trasformato in un automa programmabile, un organismo privo di coscienza e di ogni forma di individualità, un mero esecutore di ordini.
Questa è la formazione paramilitare, l'abc della Protezione Civile - come viene chiamato il Metodo Augustus in un numero di DPC Informa - che spinge due alti profili istituzionali, colleghi di Bertolaso, Boschi e Barberi, oppure loro stessi, a intercettare quello stesso giorno una troupe Rai per impedire la diffusione dell'intervista strappata a Giampaolo Giuliani.

Curiosamente, Franco Barberi deve averne fatta di strada rispetto a ciò che scriveva dopo il terremoto umbro, a pagina 35 di
un numero di DPC Informa: "Informazione corretta vuol dire descrivere come stanno le cose effettivamente, senza avere rispetto né per i dati che vengono forniti dall’amministrazione pubblica interessata, ma anche senza seguire l’infinitesima polemica da chiunque venga sollevata".
Una visione encomiabile del ruolo dell'informazione, che appena impercettibilmente stona con le intercettazioni dei suoi dialoghi con Bertolaso, ovvero quei toni da esecuzione capitale che se fossero stati profferiti da Marlon Brando sarebbero ancor meno controversi di quanto non siano: "quel che dovevamo fare, l'abbiamo fatto", una variante di quel "Tutto è compiuto" che Gesù Cristo pronunciò in croce, ad indicare un compito eseguito, una missione portata a termine, un obiettivo raggiunto: "dare qualche parola chiara sull'impossibilità di previsione...", sul fatto che "questi messaggi che arrivano sono totalmente privi di credibilità". In maniera che agli aquilani non potesse restare alcun dubbio, che non avessero a formarsi un'opinione personale.

E certamente pochi, pochissimi dubbi, anzi direi nessuno, aveva Paolo Giuntella, inviato del TG1 - lo stesso telegiornale che censurò l'intervista di Giuliani nel 2009 -, alla cui memoria è intitolata la Biblioteca Rai di viale Mazzini. Ecco le parole di Paolo, dopo la sua esperienza giornalistica durante il terremoto umbro-marchigiano.

« Il terremoto è stata anche la prima grande emergenza, la prima catastrofe, che avrebbe dovuto affrontare il nuovo governo dell’Ulivo. Dunque il normale, necessario e indispensabile, controllo democratico dell’opinione pubblica sulla puntualità degli aiuti, sull’organizzazione degli aiuti, sulla sistemazione dei prefabbricati e dunque l’urbanizzazione delle aree, si è trasformata anche in una occasione “politica” per l’opposizione [ndr: all'opposizione c'era Berlusconi] per cercare di utilizzare contro il governo ritardi, defaillances, problemi organizzativi, proteste della popolazione. E questo ha profondamente influenzato l’informazione.

Resterà famosa, come caso giornalistico, la storia delle chiavi dei primi containers consegnati a Colfiorito e quindi – secondo un articolo del «Corriere» poi ripreso dalle Tv ed enfatizzato da «Striscia la notizia» – ritirate a cerimonia ufficiale conclusa dalle mani dei terremotati assegnatari. La notizia fu poi smentita: non era stata una messa in scena. Ma nessuno se ne è più occupato. Noi stessi, al tg1, avevamo chiesto e ospitato un servizio ispirato alla notizia dello «scandalo», poi non abbiamo mandato in onda, il giorno dopo, un servizio, pur realizzato, che ridimensionava tutto.

Anche a me, come ho già affermato in pubblico, è capitato di drammatizzare la situazione del freddo o dei ritardi: ho raccontato da Casenove (Foligno) che nei containers ci pioveva, tagliando però il terremotato intervistato quando chiariva che, in ogni caso, la mattina stessa erano venuti i tecnici a coprire il tetto del prefabricato.

Abbiamo costantemente «censurato» gli intervistati che elogiavano protezione civile, vigili del fuoco, governo (a me è capitato a Serravalle del Chienti) per la rapidità e l’impegno nei soccorsi. Abbiamo un po’ esagerato nell’ignorare lo straordinario impegno della protezione civile. Così mi è capitato di essere stato accusato dal sottosegretario Barberi, con il quale ho avuto poi un confronto-chiarimento molto sereno e positivo, di fare informazione cattiva o non obiettiva»


Della medesima opinione era anche lo stesso Franco Barberi, sempre in occasione del terremoto umbromarchigiano, a equilibri di governo rovesciati. Nel suo racconto, l'accanimento dei media contro il Governo Prodi, successivamente ripetutosi con il Governo Prodi II [cfr. Il vergognoso grafico della disinformazione]

« Un giorno di dicembre, accompagnavo Prodi in una visita alle zone terremotate e naturalmente, essendoci il Presidente del Consiglio, c’era un codazzo di giornalisti. Credo che nessuno meglio dei giornalisti italiani conosca la capacità di protesta degli italiani. Se gli italiani devono protestare, protestano, lo sappiamo bene e quale occasione migliore della visita del capo del governo?
Durante i contatti con la gente il Presidente del Consiglio invece ha ricevuto apprezzamenti sul nostro operato. Un gruppo di giornalisti si chiedeva allora cosa scrivere il giorno dopo se nessuno protestava o urlava. »

Farsi un'opinione personale non sembra essere deprecabile solo per i terremotati nelle tendopoli, ma anche realisticamente impossibile per i telespettatori dei telegiornali. A seconda dei casi, si racconta che va tutto male oppure che va tutto bene. Ma se la redazione del TG1, organo istituzionale tradizionalmente ancorato al partito di maggioranza, dava addosso al Governo Prodi durante il Governo Prodi, e se lo stesso magnifica ora il Governo Berlusconi durante il Governo Berlusconi, e se per di più le emittenti private sono di Silvio Berlusconi, allora è possibile che esistano ancora dubbi su chi detenga il controllo dell'informazione in Italia?

Siamo un popolo disastrato, agonizzante, abbandonato sotto alle macerie della libertà di stampa. In quanto tale, a maggior ragione, non ci è consentito avere dubbi, interpretare, farci un'opinione personale né prendere decisioni autonome.

Su questo, almeno, non ci sono dubbi.

Il favore milionario a Paolo Berlusconi


Paolo Berlusconi ha ottenuto quello che desiderava dalla “cricca” che governava la Protezione Civile. Non solo quando chiedeva la nomina di un architetto amico ma anche quando premeva per l’autorizzazione di un apparecchio che schiude un mercato che vale milioni di euro. Stiamo parlando del Tutor, l’odioso sistema di rilevazione della velocità automobilistica, che costa molti soldi agli automobilisti indisciplinati ma salva molte vite. Finora l’unico sistema esistente è il Sicve della Autostrade Spa dei Benetton, installato su 1.500 chilometri di autostrade. Restano fuori 500 chilometri di rete più il grande mercato delle statali, provinciali e superstrade dove oggi regna incontrastato l’Autovelox. Le società che producono e offrono questi apparecchi in affitto ai comuni e agli altri enti pubblici guadagnano milioni di euro fatturando una percentuale delle multe.

Per entrare in questo mercato bisogna prima disporre della preziosa omologa dello Stato. L’operatore che si presenta per primo a proporre il suo dispositivo omologato è in pole position per guadagnare milioni mentre gli altri dovranno accontentarsi dei resti. Uno dei passaggi fondamentali per l’approvazione è il via libera del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, presieduto proprio da Angelo Balducci. Il braccio destro di Guido Bertolaso nella gestione dei grandi eventi, per i quali è stato arrestato dal gip di Firenze, anche grazie alla stima di Bertolaso era stato nominato a presiedere il massimo organo tecnico del ministero. E ovviamente quando nell’autunno del 2008 lo chiama Paolo Berlusconi per un affare che gli interessa, quello del “Celeritas”, come si chiama questo sistema di rilevazione della velocità, si mette a disposizione.

La questione è riportata ai pm di Firenze dal Ros dei Carabinieri in un’informativa dell’ottobre 2009: “Il primo pomeriggio del 30 ottobre, Paolo Berlusconi chiede ad Angelo Balducci di interessarsi presso la quinta Sezione del Consiglio Superiore dove deve essere esaminata la proposta di un dispositivo Tutor presentato dall’impresa Engine Srl con sede a Viterbo e amministrata da Dionisi Angelo nato a Vetralla nel 1975″.

Ecco quello che dice Paolo Berlusconi a Balducci: “Senti, oggi dal Ministero dei Trasporti un certo ingegner Mazziotta fa il relatore al Consiglio Superiore, alla quinta sezione di una proposta per un dispositivo tipo Tutor presentato dalla società Engine. Ecco, è possibile guardarlo, diciamo, non rinviarlo”

Balducci assicura il suo interessamento: “Sì adesso io chiamo e vedo come sta la cosa e ti richiamo subito”. Paolo Berlusconi è raggiante: “Perfetto! Grazie molte…ciao, grazie”.

Paolo Berlusconi richiama altre tre volte ma risponde l’autista di Balducci perché il suo capo è impegnato alla Protezione civile. A quel punto Berlusconi jr pensa bene di rivolgersi a un altro presunto corrotto che poi sarà arrestato dal Gip di Firenze. Continua il Ros: “Alle 20 e 31 Paolo Berlusconi richiama l’ingegnere Fabio De Santis (soggetto attuatore dei cantieri del G8 nei quali lavorava un architetto raccomandato da Paolo Berlusconi, Giovanni Facchini, ndr) e premettendo che non riesce a mettersi in contatto con Angelo Balducci, gli chiede di interessarsi: “Senti ti pregherei di incaricarti di questa cosa…io ci tengo…ma con Angelo non riesco a mettermi in contatto ed avere una risposta…fra una settimana va in quinta Commissione l’esame di alcune omologazioni, ne ho parlato con lui….ma mi ha detto che avrebbe cercato di farla discuetere, girarla fuori dal mazzo e discutere la settimana scorsa – ma poi appunto non mi ha detto nulla – l’omologazione di questa società che si chiama Engine se puoi prendere nota”.

Ma a Paolo Berlusconi non basta. Visto che c’è, ricorda anche a De Santis l’incarico dell’amico architetto: “Allora lì ti chiedevo di sottolineare ad Angelo che Giovanni non ha avuto ancora nessun incarico per quanto riguarda quel lavoro che sta già facendo”. E De Santis pronto: “Guarda questo lo curo personalmente ma considera come se ce l’avesse già in tasca”. La solita efficienza della banda Balducci. Scarsi nella consegna dei lavori ma precisi come svizzeri quando si parla di raccomandazioni.

Ecco come continua la ricostruzione del Ros: “Nel primo pomeriggio del giorno successivo l’ing. De Santis informa Paolo Berlusconi che ha avuto assicurazione dal presidente Balducci, che entrambe le questioni (quella riguardante la Engine e quella riferita all’arch. Giovanni Facchini sono assolutamente sotto controllo”: ‘Ciao Paolo…allora ti volevo rassicurare che ho parlato con il Presidente e mi ha detto che quando vi siete sentiti quel giorno alle due…lui non ha fatto in tempo…perchè la riunione era già iniziata ha preso sotto tutela tutto e quindi mi ha detto di dirti…stai tranquillo perché ce l’ha lui sotto controllo tutto quanto…per la questione Giovanni ti avevo già rassicurato…quindi veramente tutto a posto’.

Paolo Berlusconi non molla l’osso. Il 18 novembre spedisce un sms a De Santis: “Caro Fabio ti ricordo la V commissione…per omol…Mi fai sapere…? Grazie e scusa… Paolo”. De Santis risponde a stretto giro: “Tutto a posto domattina ti faccio sapere immediatamente”. Mai come in questo caso il tempo è denaro e il Ros annota: “Paolo Berlusconi richiama ancora per dire che vi è la necessità di far esaminare dalla commissione la richiesta della societa Engine”. Passano tre settimane e la questione torna di grande attualità. Ancora il Ros: “Il 12 dicembre De Santis informa Paolo Berlusconi che la commissione si riunirà entro pochi giorni e che la situazione è seguita: ‘Senti volevo avvertirti che la prossima settimana ci sono sedute e che è tutto sotto controllo’. E Paolo Berlusconi risponde: ‘Se mi fa la cortesia, è una piccola cosa ma urgente’”.

Da quel momento segue tutto De Santis. Il grande giorno arriva il 18 dicembre: “Paolo Berlusconi ricontatta De Santis: ‘Ho saputo adesso dai miei informatori che oggi ci dovrebbe essere un altro consiglio in cui esaminano quelle omologhe’. La risposta di De Santis, sebbene sempre tranquillizzante, è ancora interlocutoria ‘Comunque tu stai tranquillo perché…stai tranquillo…stai tranquillo che ti aggiorno’”.

I Carabinieri non hanno seguito fino alla fine la storia. Lo ha fatto il Fatto Quotidiano scoprendo che, ovviamente, il sistema di controllo della velocità che tanto interessava a Paolo Berlusconi è stato approvato. Nel decreto del ministero delle Infrastrutture del 12 marzo del 2009 si legge che “l’approvazione del dispositivo Celeritas della Engine Srl ha validità ventennale”. Un decreto che schiude per 20 anni alla società degli amici di Berlusconi jr un grande business che può valere milioni di euro. E che non sarebbe stato ottenuto se il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici diretto da Angelo Balducci non avesse dato il suo via libera. Il direttore generale che firma il decreto, infatti, premette che lo fa “visto il parere reso nell’adunanza del 18 dicembre 2008, trasmesso a questo Ufficio in data 19 febbraio 2009″.

Proprio la riunione di cui parlano De Santis e Berlusconi jr al telefono. Il decreto era stato seguito fino alla sua venuta alla luce con amorevole attenzione da parte di Paolo Berlusconi. Lo racconta sempre il Ros: “Nel pomeriggio del 27 gennaio gennaio 2009, Paolo Berlusconi chiede che venga risolto un problema procedurale sempre riferito alla omologazione del tutor: ‘Bene innanzitutto complimenti…congratulazioni… (per la nomina a Provveditore della Toscana ndr) bene bene bene sono contento che sei contento…senti una piccola questione sempre relativa a quel discorso dell’omologa che mi hanno detto è stata…diciamo…deliberata…adesso c’è questo problema…era non hanno raccolto la firma di un facente parte della Commissione che l’aveva approvata…diciamo nella volta precedente…adesso siccome mancava un documento glielo hanno chiesto e glielo mandano e però loro dicono ‘bé adesso prima del prossimo consiglio passa un mese’”.

De Santis ovviamente risponde di non preoccuparsi: “No, no…io l’ho intercettata per cui stai tranquillo che non è così…già ci siamo mossi in questo senso per cui stai tranquillo…è sbloccata assolutamente’”. E infatti il decreto arriva. Peccato che qualcun altro intercettava lui.

da “Il Fatto Quotidiano”

Tintinnar di gioielli a Sanremo


http://www.youtube.com/watch?v=oVR5L_jU2E0

Sul palco di Sanremo sono stati esibiti come degli animali rari alcuni operai della Fiat di Termini Imerese. Il pubblico, posti in platea a 660 euro per l'ultima serata, ha applaudito i disoccupati. Avrebbe potuto limitarsi "a far tintinnare i gioielli", come disse John Lennon durante un concerto alla Royal Variety Performance in presenza della famiglia reale. Gli operai sono stati introdotti dal piduista Costanzo (tessera 1819), preceduti da un rampollo Savoia e infine benedetti da Bersanetor e da Scajola, rappresentanti della classe politica che ha distrutto l'economia del Paese. Fischi per Bersanetor e applausi di censo per Scajola. In sottofondo, quasi impercettibile, si è sentito un tintinnar di manette.

Scudo Fiscale senza capitali


http://www.youtube.com/watch?v=0WBZE7nkvPo
Lo Scudo Fiscale ha regolarizzato 85 miliardi di euro di evasori totali, frutto di traffici illeciti, ricchezze di origine criminale. I possessori hanno pagato solo il 5% e i capitali sono ritornati puri come un giglio. Gli evasori sono rimasti rigorosamente anonimi. Tremorti ha spiegato che questa porcata avrebbe fatto ritornare in Italia i patrimoni. La Banca d'Italia ha comunicato che solo 35 degli 85 miliardi sono rientrati per "fare girare" l'economia (e mettere in difficoltà attraverso la concorrenza sleale gli imprenditori che pagano le tasse fino all'ultimo centesimo di euro). Evasori totali sì, ma fessi no.

L’Italia, un paese marcio dentro…




Noi, lista civica RETE DEI CITTADINI, siamo nati per contrastare la malapolitica che ha messo in ginocchio non solo la regione Lazio ma il paese.
La cittadinanza ha bisogno di una soluzione ai problemi, sempre maggiori e a 360 gradi, creati dai politicanti di mestiere che negli anni sono stati bravissimi a risolvere i problemi dei propri amici ed ad aumentare quelli della gente comune.
Carlo Vulpio nell’articolo che segue, mette in evidenza alcuni dei motivi percui noi abbiamo dovuto rimboccarci le maniche e FARE, smettendo cosi di parlare e basta..
Vogliamo dare voce a tutti i diritti negati che sono anche i nostri, delle persone comuni.

“Quel maledetto doppiopesismo di politici e magistrati che fa dell’Italia un Paese marcio “dentro”. L’inchiesta giudiziaria sulle toghe Tommasino e Petrucci, la candidatura del pm Nicastro e il silenzio mafioso sulla vicenda del gip Forleo“

Di Carlo Vulpio - 18 febbraio 2010

Lo scandalo della “cricca” della Protezione civile rivela un Paese marcio “dentro”. A destra, a centro e a sinistra. Sopra e sotto. Di fronte e di profilo.
Al di là dell’accertamento dei reati e di chi li ha commessi (poiché la prima impressione è che dal grano – come cereale e come quattrini – ci sarà da separare un bel po’ di paglia), sono i dettagli non costuituenti reato a fare la differenza in questa storia. E a dirci chi siamo, cosa siamo diventati.

Non parlo di prostitute e di massaggi veri o finti, che fin quando non sono l’oggetto del reato o la merce di scambio per commetterlo, restano comportamenti privati classificabili alle voci “puttanizia e puttanicizia”, buoni soltanto per i sermoni dei moralisti d’accatto.
Parlo, per esempio, di quel “dettaglio” dei dialoghi tra imprenditori, alti funzionari pubblici e docenti universitari, ai quali si promette un lauto incarico o una pingue consulenza poiché raccomanderanno i figlioli degli amici degli amici e li faranno entrare all’università senza le “prove d’ingresso”.
Capite che cosa significa? Marci loro e marci anche i loro figli. Come gran parte del Paese, ormai.

Tutto questo avviene, per pura coincidenza, nel giorno del diciottesimo compleanno di “Mani pulite”. Si dovrebbe diventare maggiorenni a questa età. E infatti appalti e commesse e tutto quanto vengono spartiti come e meglio di prima, tutti insieme nel grande PUP, il Partito Unico del Potere, mentre il popolo bue fa il tifo sugli spalti per una partita truccata.

La ricorrenza di Tangentopoli ’92 ha dato occasione a uno dei protagonisti di allora, il magistrato Gerardo D‘Ambrosio, attualmente senatore del Pd, di affermare che la differenza tra la Tangentopoli di ieri e quella di oggi è “l’indignazione popolare”. Nel 1992 l’indignazione c’era, dice D’Ambrosio, oggi no.
Può darsi che D’Ambrosio abbia ragione. Anzi, ammettiamo pure che abbia ragione. Ma se è così, non sarebbe il caso di chiedersi perché questa indignazione non c’è più? E non sarebbe il caso, per tentare di dare una risposta, di cominciare a essere rigorosi giudici di se stessi e dei propri amici e alleati, invece di puntare il dito sempre contro “gli altri” o di cavarsela con affermazioni di principio generiche e inutili, e quindi dannose?

Se all’indignazione di ieri si è sostituita la delusione di oggi, e anzi l’assuefazione, non sarà, per caso, anche per quel doppiopesismo maledetto che affetta la magistratura, che nella Nuova Tangentopoli di questi ultimi anni si è disvelata come una delle protagoniste negative, al pari della politica e dell’economia?
Scusate l’autocitazione, ma come ho scritto in “Roba Nostra” (Il Saggiatore) due anni fa – in un momento non sospetto, quindi –, una buona parte della magistratura (facciamo la metà?) è sempre meno un potere dello Stato che bilancia gli altri due ed è sempre meno un apparato imparziale di controllo della legalità, ma svolge sempre di più un ruolo di apparato di copertura di mille nefandezze, predilige la doppia corsia della legge applicata ai nemici e interpretata per gli amici e cerca di accucciarsi sotto le ali del potere (qualunque potere) invece di tenerlo a bada per realizzare l’uguaglianza di tutti davanti alla legge.

Siccome però abbiamo detto che l’affermazione di principio non basta, facciamo qualche esempio concreto. Affinché, guardandolo bene in faccia, possiamo riconoscere quel doppiopesismo maledetto che alla fine ci ucciderà tutti, se non lo spazzeremo via in tempo.

Per esempio, Gerardo D’Ambrosio, poteva o no evitare quella coincidenza (solo una coincidenza, per carità) che sul finire dell’estate del 2007 lo portò, lui già senatore Pd, e quindi compagno di partito di D’Alema e Latorre, a farsi una passeggiata al Palazzo di Giustizia di Milano per andare a trovare i suoi ex colleghi che, coincidenza, indagavano proprio su quelle scalate?
D’Ambrosio aveva anche criticato il gip Clementina Forleo per la sua scelta (poi giudicata giusta e legittima) di far trascrivere e depositare quelle intercettazioni telefoniche che tanto preoccupavano l’attuale presidente del Copasir (il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti) D’Alema e il suo scudiero Latorre.
Era proprio necessario che una persona esperta e nota come lui andasse a trovare i pm che in quel momento indagavano su quella vicenda e ci andasse anche a pranzo (ci andò con Fusco, Perrotti, Greco, Orsi e Pedìo), mentre la Forleo veniva mazzolata dal presidente della Repubblica per la sua famosa ordinanza in cui definiva i sei protagonisti (D’Alema, Latorre e Consorte per la sinistra; Cicu, Grillo e Comincioli per la destra) “complici e non semplici tifosi” di quelle scalate illegali?

Forleo poi è stata “depotenziata” e trasferita a Cremona, le è stata tolta la scorta, recentemente è finita anche fuori strada a causa di un incidente molto sospetto causato forse da un sabotaggio alla sua auto parcheggiata nel cortile del tribunale di Cremona, ed è ancora “sub iudice” per motivi “disciplinari”.
Un processo alle streghe in cui si racconta – secondo quanto è agli atti -, che il pm Orsi, fino a quel momento entusiasta per il lavoro svolto, sarebbe rimasto molto male per la decisione presa dopo una riunione in Procura di non iscrivere D’Alema sul registro degli indagati (come invece si poteva fare, e senza alcun bisogno di autorizzazioni a procedere: cfr.Il palazzo di vetro)
Ma chi ne parla? Chi la racconta completa, questa storia? Nessuno. Perché?

La sentite voi una voce, una sola, che si levi su questi argomenti? Magari da quelli del NoBday, da Beppe Grillo, dall’Idv, da Di Pietro, da de Magistris&Alfano, da Gioacchino Genchi, autore di un libro “bomba” in cui, guarda caso, per pura coincidenza intendiamoci, queste cosine sono sparite? Perché?
La sentite voi, una voce, una sola, che si levi da destra o da manca? Dal Pd, dalla Lega Nord, dal Pdl, o dall’Udc e dalla neonata Sel? Provate, ancora una volta, a chiedervi perché.

Ora si parla di questo Giuseppe Tesauro, giudice della Corte Costituzionale, che era in società con personaggi convolti nell’inchiesta sulla Protezione civile. E va bene. Per quanto mi riguarda, un giudice che sia in società anche con un salumiere è da cacciare senza perdere un minuto di tempo.

Ma vogliamo parlare anche delle toghe sporche di quel Triangolo delle Bermuda (Salerno-Potenza-Catanzaro) di cui non parla più nemmeno chi dovrebbe farlo per dovere verso se stesso e verso tutti coloro che per questo stanno ingiustamente pagando un prezzo altissimo, e che su questo e grazie a questo ha costruito la sua resistibile ascesa politica?
Vogliamo per esempio capire come mai nessun giornale, dico nessuno, e nemmeno una tv, dedichi un po’ di spazio a un processo in corso a Potenza (e ad altri simili in altre parti d’Italia) davanti al gup Luigi Barrella, in cui qualche giorno fa si doveva decidere (l’udienza è stata rinviata a maggio causa neve) del rinvio a giudizio per reati gravissimi (corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio, peculato) dell’ex capo dei gip di Taranto, Giuseppe Tommasino e dell’ex capo della procura di Taranto, Aldo Petrucci?
Tommasino è uno che ha fatto anche il commissario nei concorsi per notaio, mentre Petrucci è attualmente capo della Procura minorile di Lecce.
Tommasino e Petrucci, secondo l’accusa dei pm Cristina Correale e Ferdinando Esposito, facevano gioco di squadra per avvisare gli indagati, svolgere indagini in maniera eccessivamente generica affinché venissero archiviate, scambiarsi favori giudiziari illegali.
Vi rendete conto di cosa stiamo parlando?
E tuttavia, il doppiopesismo maledetto prevale sempre. Nella denuncia come nella indignazione. Si denuncia e ci si indigna a giorni alterni e secondo convenienza. E alla fine lo capisce persino questo Paese marcio che l’indignazione invocata da D’Ambrosio non c’è perché non ci può essere, perché da tempo è stata sostituita con l’assuefazione, che in qualche modo è diventata una forma di cura omeopatica per sopravvivere e tirare avanti.

Ma facciamo un altro esempio. Guido Bertolaso si deve dimettere? Va bene. Ma anche no. Se vogliamo essere onesti fino in fondo, o almeno equanimi. Perché se il “criterio giudiziario” dell’avviso di garanzia vale per lui deve valere per tutti: per esempio, deve valere anche per gli indagati candidati alla presidenza delle regioni Campania (De Luca), Calabria (Loiero) e Puglia (Vendola). Ah, già, ma questi sono di centrosinistra…
Per quanto mi riguarda, questo “criterio giudiziario” non dovrebbe valere per nessuno. Aspetterei almeno una sentenza di condanna di primo grado e distinguerei tra i reati. Ma se si invoca il suddetto criterio per qualcuno sì e per qualcun altro no, allora non ci siamo, vuol dire che qualcuno sta imbrogliando. Siamo di nuovo al doppiopesismo maledetto che prima o poi ci ucciderà tutti.

Da ultimo, ma non ultimo, la candidatura alle regionali di Puglia (in questi ultimi tempi il Tacco d’Italia è il centro del mondo…), con l’IdV, del pm Lorenzo Nicastro.
Ma dico: come si fa? Nicastro è una brava persona, ma come può pensare che la sua scelta, oltre alle polemiche, non susciti sospetti pesanti?
Non solo perché Nicastro ha indagato per anni sull’ex “governatore” e attuale ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto (rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, corruzione, finanziamento illecito ai partiti, peculato).
Non solo perché Nicastro si candida nello stesso luogo in cui fino a ieri ha svolto la funzione di pm (su questo argomento, torneremo prossimamente).
Ma soprattutto perché Nicastro stava indagando su uno dei filoni più delicati dell’inchiesta sulla Sanità, quello relativo agli accreditamenti delle strutture private. Un filone che – per ammissione dello stesso coordinatore regionale di IdV, il deputato Pierfelice Zazzera (Il regalo di Nichi a Massimo) – vede coinvolta mani e piedi la giunta regionale uscente, la compagine cioè oggetto di indagine di Nicastro e di cui da questo momento Nicastro è alleato.
Ma non è finita. L’indagine di Nicastro è passata nelle mani di Emilio Marzano – l’ex capo della Procura di Bari che ha legato il suo nome alla tragedia dei fratellini di Gravina di Puglia, Francesco e Salvatore Pappalardi -, che ora è un semplice pm, in procinto di andare in pensione (il 5 aprile, subito dopo le elezioni… ma è una coincidenza).

Resta una domanda. Ma Nicastro adesso si dimetterà dalla magistratura? No, perché io me la ricordo bene la risposta di Di Pietro ai giornalisti, il 18 marzo 2009, nella sala stampa della Camera dei Deputati (ero lì, accanto a lui e agli altri candidati “indipendenti”).
“I magistrati che si candidano – disse Antonio Di Pietro – si devono dimettere. Per noi vale questo principio. E noi applichiamo la legge morale per primi a noi stessi”. Bravo. Ma ora a Nicastro chi glielo dice?

Fonte dell’articolo, link:
http://carlovulpio.wordpress.com/2010/02/18/quel-maledetto-doppiopesismo-di-politici-e-magistrati-che-fa-dellitalia-un-paese-marcio-dentro-linchiesta-giudiziaria-sulle-toghe-tommasino-e-petrucci-la-candidatura-del-pm-nicastro-e-il-sil/