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lunedì 30 novembre 2009

La mafia non esiste, Berlusconi e Dell'Utri invece si - Marco Travaglio

Travaglio: La mafia non esiste, Berlusconi e Dell’Utri invece sì

Buongiorno a tutti. Sembra di essere ritornati a dieci o quindici anni fa, quando partirono le prime indagini sui rapporti mafia /politica a proposito degli ambienti berlusconiani. La caratteristica che accomuna quei tempi ai tempi di oggi, ai giorni di oggi, è che nessuno risponde mai sul merito delle questioni e si alzano sempre dei grandi polveroni, delle grandi parole d’ordine.



Chi sono i "pentiti"
Vi faccio qualche esempio: in questi giorni si sta cercando di rispondere alle nuove rivelazioni che, tra un attimo, vi riassumerò, con argomenti del tipo “ ma questi pentiti sono gente che ha sciolto i bambini nell’acido, sono gente con venti ergastoli, sono gente che ha ammazzato per tutta la vita, sono dei mafiosi: come facciamo a fidarci di loro?”, in realtà non c’è nessun rapporto tra il fatto che uno abbia commesso dei gravissimi delitti e il fatto che racconti bugie. Possono esserci persone che raccontano bugie e non hanno commesso mai alcun delitto e persone che dicono la verità e che hanno passato la vita a delinquere: del resto, il fatto che il pentito dica la verità lo si verifica quando parla dei propri delitti, prima di fare i nomi dei suoi complici e dei suoi mandanti; di solito il pentito è uno che ha confessato i delitti di cui stiamo parlando e quindi sappiamo che ha commesso i delitti di cui stiamo parlando proprio perché l’ha detto lui e, grazie a quelle confessioni, è stato poi condannato a più ergastoli, anche se la legge consente ormai dei modici, prima erano molto più abbondanti, quando la legge la ispirò Falcone erano molto più abbondanti, sconti di pena e benefici carcerari.

Naturalmente a qualcuno potrà anche ripugnare il fatto che si vadano a sentire dei pentiti di mafia per sapere le cose di mafia: purtroppo non si è mai trovato nessun altro, se non i mafiosi, che fosse in grado di raccontare che cosa succede nella mafia, perché? Perché la mafia è una società segreta, gli affiliati hanno il vincolo della riservatezza assoluta, non possono neanche dire, ovviamente, in giro di essere mafiosi, non possono dirselo neanche tra loro, salvo alcune circostanze molto normate dalle regole mafiose e conseguentemente, per sapere qualcosa della mafia, bisogna sentire i mafiosi. Poi, naturalmente, bisogna verificare che dicano la verità, ma non è che uno, perché è mafioso, sia di per sé bugiardo e dopodiché in questi anni abbiamo visto centinaia, centinaia e centinaia di pentiti: di pentiti che hanno raccontato bugie ce ne sono pochissimi, quando leggete sui giornali “ non dimentichiamo che i pentiti sono quelli che avevano detto che Andreotti aveva baciato Riina”, intanto è una truffa, perché Balduccio Di Maggio non disse che Andreotti aveva baciato Riina, aveva detto un’altra cosa, ossia che quando Andreotti entrò nella casa di Nino Salvo e incontro Riina, quest’ultimo gli si fece incontro e lo baciò sulla guancia, per cui è Riina che saluta con il bacio rituale Andreotti e non viceversa, ma in ogni caso non c’è scritto da nessuna parte che quella sia una bugia, non c’è nessuna delle sentenze Andreotti che dica che Balduccio Di Maggio mentiva, c’è semplicemente scritto che non sono stati trovati riscontri sufficienti per ritenere che quell’incontro, raccontato da Di Maggio, ci sia stato, ma non c’è scritto che ci sono le prove che non c’è stato, tant’è che nessuno, neanche uno dei 38 pentiti che accusavano Andreotti è mai stato incriminato per calunnia, cosa che sarebbe stata obbligatoria nel caso in cui i giudici avessero riscontrato che anche solo uno di quei 38 aveva mentito e del resto, come sapete e come purtroppo non sa Eugenio Scalfari, il quale ieri ha parlato di un processo che è finito in assoluzione in parte con formula piena e in parte con formula dubitativa. Non c’è nessuna assoluzione con formula piena nel processo Andreotti, Andreotti fu assolto con la vecchia insufficienza di prove in primo grado, in appello gli fu peggiorata la sentenza di primo grado, ribaltandone la parte del periodo fino al 1980 e lì fu dichiarato colpevole, ma prescritto per il reato commesso di associazione a delinquere con la mafia fino alla primavera del 1980. Dopo il 1980 fu confermata l’assoluzione per insufficienza di prove, che era stata data in primo grado. La Cassazione confermò la sentenza d’appello, per cui so che è suggestivo dire “ beh, ma quelli sono dei mafiosi che hanno sciolto i bambini nell’acido”: è vero, infatti è proprio per quello che sono dei testimoni privilegiati per raccontare quello che succede dentro la mafia, perché loro ne hanno fatto parte; certo, sarebbe bellissimo poter avere dei testimoni di mafia che hanno sempre fatto, nella loro vita, i frati francescani o le suore clarisse, ma purtroppo i frati francescani e le suore clarisse della mafia non sanno una mazza, perché non ne hanno mai fatto parte e conseguentemente è ovvio che, per sapere quello che succede in un’organizzazione criminale, bisogna sperare che qualcuno all’interno di quell’organizzazione criminale ce lo racconti. Del resto lo vedete, per qualunque delitto venga a essere commesso si vanno a cercare le persone più vicine alla vittima e, quando si scopre che c’è un’organizzazione criminale, si vanno a cercare tutte le persone che fanno parte di quell’organizzazione criminale, nella speranza che una di queste collabori con la giustizia. Se ci state attenti, la figura del pentito in realtà non esiste: chi è il pentito? Il pentito è un delinquente che, quando viene preso, ha due possibile strade, quando viene scoperto: la prima è negare tutto e tenere per sé i suoi segreti e coprire i suoi complici, i suoi capi e i suoi mandanti; l’altra è quella di rispondere alle domande dei magistrati e dire la verità, in tutti i Paesi del mondo chi risponde ai magistrati e dice la verità, ma non soltanto mafioso, anche membro di un’organizzazione dedita alle rapine, ai furti, all’immigrazione clandestina, al terrorismo etc., chi risponde e dice la verità ha delle attenuanti, dei premi, perché? Perché tutti gli Stati seri hanno tutto l’interesse a fare in modo che sempre più gente collabori con i giudici e con le forze dell’ordine, aiutando a scoprire anche gli altri personaggi o a scoprire gli altri reati che hai commesso, ma che i magistrati non sanno ancora che tu hai commesso. Per cui il pentito di mafia, come di terrorismo, non è una figura particolare: esiste in tutti i tipi di reati e in tutti i Paesi, c’è semplicemente, quando ti prendono, la possibilità o di mentire, di tacere e tenerti tutto dentro coprendo i tuoi complici, oppure collaborare. Se collabori è ovvio che lo Stato ti tratta meglio, dopo aver verificato che la tua collaborazione, ovviamente, è genuina: genuina non perché sei diventato buono, ma genuina perché hai detto la verità, poi se sei sempre stronzo come prima, oppure se sei diventato buono, quello allo Stato non deve interessare, allo Stato deve interessare se quello che hai detto è vero e per questo si vanno a fare i controlli.

Tante balle, poche risposte
Sentite dire tante stupidate in questi giorni: sentite dire, per esempio, che questa storia del concorso esterno in associazione mafiosa ce l’abbiamo solo noi etc., intanto abbiamo la mafia, abbiamo Cosa Nostra e gli altri Paesi non ce l’hanno, abbiamo la camorra e gli altri Paesi non ce l’hanno, abbiamo la ‘ndrangheta e gli altri Paesi non ce l’hanno, per cui è ovvio che ciascuno si occupa dei reati tipici del suo Paese. Certo in Danimarca non c’è il concorso esterno in associazione mafiosa, perché non c’è l’associazione mafiosa e conseguentemente non c’è nessuno che può concorrere, ma il concorso esterno in associazione mafiosa è un reato che la Corte di Cassazione ha già definito molto precisamente come il reato che viene commesso da quelle persone che non fanno parte permanentemente degli organici della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta ma che, pur facendo un altro mestiere, sono a disposizione non per fare una volta un favore, in quanto quello si chiama favoreggiamento, ma per essere sempre a disposizione dell’organizzazione per ogni evenienza e in qualunque momento. Questo è il concorso esterno in associazione mafiosa. E’ evidente che il buonsenso ci spiega e ci dice che è giusto che esista questo reato, perché altrimenti come viene punito il medico che, pur non essendo affiliato con il rito della punciuta, della santina, della scorza d’arancio etc., ogni volta che gli portano un latitante o un killer ferito lo cura, senza dire di averlo curato? Come definire il prete che celebra matrimoni, funerali, sacramenti vari alle famiglie dei latitanti? Come definire il poliziotto che avverte i mafiosi dei blitz, come faceva Bruno Contrada quando era a Palermo? Infatti è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Che dire del politico che, pur non essendo mafioso di suo, è al servizio della mafia, nel senso che ogni volta che la mafia ha bisogno di un appalto, di un favore, di un’agevolazione, di un certificato etc...? Pensate all’impiegato dell’anagrafe che fa i documenti e rilascia i certificati ai mafiosi latitanti, pensate all’imprenditore che dà i subappalti regolarmente: non sono mica organici alla mafia, stanno ciascuno a casa propria, fanno ciascuno il proprio lavoro e, quando Mamma Santissima chiama, picciotto risponde, ma non sono affiliati e quindi sarebbe assurdo condannarli per associazione, partecipazione all’associazione, questo è il concorso esterno: è una cosa normalissima. E’ ovvio che a nessuno verrebbe mai in mente di fare il processo a qualcuno perché ha incontrato un altro: adesso leggete sui giornali che per il concorso esterno, basta incontrare uno al bar, ma sono tutte stupidaggini; la Corte di Cassazione ha stabilito che il concorso esterno regge, fino alla Corte di Cassazione appunto, soltanto quando si dimostra che c’è un asservimento della persona che sta fuori dalla mafia della mafia, che c’è una serie di condotte protratte negli anni, non un solo episodio o due episodi, che sarebbero singoli favoreggiamenti e che c’è uno scambio, un do ut des: io politico, poliziotto, prete, magistrato colluso, imprenditore, impiegato etc., ti faccio quello che tu mi chiedi e tu, in cambio, mi dai quello che voglio io, come i voti nel caso del politico, dei soldi nel caso del medico a libro paga, o cose di questo genere. Questa è protezione dagli attentati che ti faccio io stesso, nel caso dell’impresario o dell’imprenditore, questo è il concorso esterno, che naturalmente era considerato fondamentale da Falcone e Borsellino, che infatti furono i padri del reato di concorso esterno, visto che ne definirono i contorni per la prima volta, a proposito della mafia, nella sentenza /ordinanza del processo Maxi Ter a Cosa Nostra nel luglio del 1987, per cui quando sentite che Falcone e Borsellino non avrebbero mai usato il concorso esterno, sono tutte stupidaggini, in quanto l’hanno teorizzato loro, anche se l’idea che una grande associazione criminale si serva di personaggi esterni a sua disposizione non è nuova, ci sono già sentenze della Corte di Cassazione addirittura nell’800, quando la Corte di Cassazione aveva sede a Palermo, che configurano il concorso esterno in brigantaggio, perché all’epoca c’era o lo chiamavano brigantaggio, anche se somigliava molto alla mafia.

Soprattutto in questi giorni sentite dire che c’è una giustizia a orologeria, cioè che ci sono questi pentiti e questi magistrati che, a un certo punto, si mettono d’accordo tutti nazionale per spodestare Berlusconi. Chi dice questo, oltre a essere totalmente in malafede - infatti chi è che lo dice? Berlusconi - non sa come avvengono gli interrogatori e come iniziano le collaborazioni con la giustizia dei mafiosi. Il mafioso, come tutti gli imputati di reati gravi, ovviamente all’inizio centellina le cose: perché? Perché sta iniziando a collaborare con quello che è stato il suo nemico storico, il mafioso viene allevato fin da piccolo a odiare lo Stato, essendo lui un affiliato all’Antistato e quindi, l’idea di collaborare con i cosiddetti sbirri anche psicologicamente è un trauma, per cui all’inizio è faticosissima la collaborazione, è faticosissimo confessare le proprie colpe, è superfaticosissimo fare i nomi dei propri capi, con i quali si è legati o da parentela di sangue, o da una sorta di osmosi, dopo aver fatto tutto ciò che si è fatto (omicidi, paura, terrore anche per sé, perché certamente chi fa la vita del latitante può essere scoperto da un momento all’altro) tutto in osmosi con la propria famiglia, cioè con il proprio clan mafioso. L’idea di dover fare i nomi di tutti i tuoi amici, di tutti i tuoi capi che ti hanno dato soldi, prestigio, uno status sociale etc. è molto traumatico, conseguentemente ci si arriva per gradi. A volte bisogna proprio cavargliele con le pinze, certe cose ai pentiti: perché? Perché comunque distaccarsi dal proprio ambiente è un po’ come per il pesce che, a un certo punto, esce dall’acqua: non è facile e, a un certo punto, si pone il problema dei livelli superiori, ossia delle coperture politiche. Ora immaginate quale pazzo suicida mafioso decide spontaneamente, mettendosi d’accordo con il magistrato, dice “ adesso facciamo il nome di Berlusconi di Dell’Utri, così li buttiamo giù”, ma pensare che le cose vadano così significa non capire niente; il mafioso, prima di fare il nome di un uomo potente della politica o dell’economia, ci pensa milioni di volte e infatti da sempre abbiamo questa reticenza a parlare dei politici: perché? Perché il passato è maestro, la storia è maestra, almeno per i mafiosi: Buscetta, quando Falcone gli chiede dei politici, dice “ non apriamo questa porta, perché altrimenti prenderanno per matto lei e ammazzeranno me, oppure prenderanno per matto me e ammazzeranno lei, perché finché faccio i nomi di tutti i miei pari grado e di tutti i miei sottoposti non fregherà niente a nessuno, arresterete qualche vecchio mafioso, qualche pecoraio, qualche killer, il giorno dopo verranno immediatamente sostituiti e nessuno ci farà caso, ma se mi metto a fare certi nomi cominceranno a dire che lei è politicizzato, che lei strumentalizza i pentiti, che lei fa giustizia a orologeria” e Falcone, con un concetto un po’ elastico dell’obbligatorietà dell’azione penale, accetta che Buscetta non faccia i nomi dei politici. Per altro, nello stesso periodo, interrogato da un giudice americano che non aveva l’obbligatorietà dell’azione penale, perché in America l’azione penale è discrezionale, Buscetta fece il nome di Andreotti già nell’83, cioè dieci anni prima che venisse fuori il nome di Andreotti nelle inchieste di Palermo, vivo Falcone. In ogni caso è sempre successo così: il pentito, prima di fare i nomi di politici ci pensa duemila volte, deve capire se il giudice è affidabile e deve capire, soprattutto, se il giudice è un pazzo scatenato che prende delle iniziative, o se ha un potere reale alle spalle, cioè lo Stato vuole veramente che io, mafioso, faccia quei nomi, oppure appena li faccio lo Stato mi viene addosso? Perché il mafioso i rapporti di potere li annusa molto bene e quindi, se di fronte a lui c’è un interlocutore forte, autorevole, prestigioso, anche mediaticamente importante come era Falcone quando interrogava Buscetta, Falcone era una star giustamente, per fortuna, Buscetta parlava e voleva parlare solo con Falcone e tutti volevano parlare solo con Falcone o con Borsellino poi, esattamente come a Milano i “ pentiti” della politica e dell’economia ai tempi di tangentopoli volevano parlare con Di Pietro. Perché? Perché il criminale, colletto bianco o mafioso, avverte la calamita del potere e quindi dice, “ se parlo con un giudice abbastanza intoccabile non mi succede niente, se parlo con un pivellino che viene qua, mi fa fare tutti i nomi e dopodiché il giorno dopo lo trasferiscono in Sardegna io cosa ci faccio? Rimango con il cerino in mano”.

Berlusconi, Dell'Utri, Spatuzza e i Graviano
Quindi figuratevi se Spatuzza o gli altri della cosca di Brancaccio, cioè del clan Graviano, sono andati così a cuor leggero davanti ai magistrati di Firenze, di Milano, di Palermo, di Caltanissetta a.. “ sapete che c’è oggi? Oggi parliamo di Dell’Utri e di Berlusconi”, cioè del capo del governo e del suo braccio destro, ma non avviene così, avviene per gradi. Ecco perché il mafioso che collabora con la giustizia ha bisogno di un congruo periodo di tempo, perché è una nuova vita, è un nuovo modo di pensare, di porsi, sta facendo una cosa che mai avrebbe pensato di fare prima e quindi la stessa memoria non è che ti venga di colpo, hai lavorato 40 /50 anni per la mafia e come fai a ricordarti tutto subito? E’ chiaro che da cosa nasce cosa, da domanda nasce risposta: basta un qualcosa per farti ricordare e riportare alla mente un episodio, per cui stiamo parlando di un lavorio che dura da qualche mese, dove i magistrati, come abbiamo visto, registrano gli interrogatori, non è che facciano le cose.. fanno le domande che tutti farebbero in quel momento, per sapere chi diavolo suggerì a Riina l’omicidio di Borsellino e chi diavolo indicò a Bagarella e ai Graviano gli obiettivi strani, eccentrici all’apparenza di Maurizio Costanzo in Via Fauro, del padiglione di arte moderna e contemporanea in Via Palestro a Milano, delle basiliche di San Giorgio al Velabro e San Giovanni Laterano a Roma e, prima, della Torre dei Pulci vicina agli Uffizi, in Via dei Georgofili a Firenze. Questi sono gli argomenti, dopodiché Spatuzza che cosa fa? Quest’estate parla inizialmente di entità politiche, poi a furia di insistere dice anche chi erano e poi, ancora, dettaglia meglio ciò che gli dicevano i Graviano, perché lui personalmente non ha mai visto Berlusconi e Dell’Utri incontrare i Graviano, mentre dice di aver visto Schifani incontrare Graviano in un capannone di una fabbrica dove lui lavorava, era un lavoro di copertura. Allora racconta quello che gli dicevano Filippo e Giuseppe Graviano nei mesi delle stragi: se Spatuzza fosse uno mandato dalla sinistra - figuratevi se la sinistra è in grado di mandare qualcuno, tra l’altro! La sinistra non è in grado neanche di esistere! Ma- se fosse mandato da qualche potere occulto per fulminare Dell’Utri e Berlusconi, certamente racconterebbe di averli visti o di aver visto uno dei due, o di aver accompagnato i Graviano a incontrare Dell’Utri e Berlusconi, insomma fornirebbe degli elementi robusti che paff, ti danno la prova di un qualche incontro, tanto inventare per inventare inventatele bene le cose, se vuoi complottare. Invece no, Spatuzza non racconta niente di cose viste da lui: Spatuzza si ferma a quello che ha sentito dire da Graviano e dopodiché che cosa fanno i giudici? Vanno da altre persone che frequentavano Spatuzza per dire loro “ ma a voi Spatuzza ha mai detto prima queste cose qua etc.?” e molte di queste dicono “ sì, certo”, è così che stanno andando avanti le indagini, non c’è nessuna ombra di complotto, proprio perché ci sono magistrati che stanno indagando da 16 anni, 17 anni sulle stragi che continuano imperterriti a indagare sulle stragi, ben sapendo che c’è un lato B delle stragi che non è mai stato esplorato, perché nessuno ha mai voluto inoltrarvisi, o perché quei pochi collaboratori di giustizia che ci si erano inoltrati non bastavano, in quanto parlavano tutti de relata refero, cioè avevano sentito parlare i loro capi o i loro colleghi di certi ambienti, ma non erano in grado di portare degli elementi probanti sufficienti a giustificare un giudizio, ma molto lavoro era già stato fatto prima. Chi di voi ha letto “ L’Odore dei Soldi” trova le requisitorie del giudice Tescaroli, ci sono le confessioni di Salvatore Cancemi, che tira in ballo per primo Berlusconi e Dell’Utri nelle stragi, ci sono molti altri collaboratori di giustizia che corroborano, c’è la sentenza Dell’Utri, dove si parla anche del suo ruolo nel periodo delle stragi; c’è Giovanni Brusca che racconta molte cose delle trattative delle stragi, anche se a mio avviso non ha detto tutto, c’è molto di più nella testa di Brusca e questo dimostra ancora una volta la paura con cui i pentiti affrontano gli argomenti della politica, altro che buttare lì il cuore oltre l’ostacolo per cacciare via un governo! Semmai mentono per difetto, perché dicono molto meno di quello che sanno, anche perché se dici una cosa che sai e poi non si trovano i riscontri magari qualcuno potrebbe anche pensare che sei un calunniatore, mentre semplicemente sei una persona che ha detto una cosa che poi, anni dopo, non si è riusciti a dimostrare. Uno ha visto un tizio e come fa a dimostrare di averlo visto anni dopo?

Tenete presente che molto spesso il pentito, che viene dipinto come un fanfarone, un chiacchierone etc., in realtà dice molto meno sul tema mafia e politica di quello che sa, non molto di più, molto di meno, perché ha paura, giustamente ha paura: già solo per il fatto che, se mente, gli sterminano l’intera famiglia fino al terzo grado e poi vedete le campagne di stampa che si fanno contro i pentiti, non appena fanno certi nomi e questi non sono mica scemi, se non capiscono proprio che lo Stato vuole fare sul serio in certe indagini, col cavolo che fanno certi nomi!
Spatuzza che cosa dice? Spatuzza, in estrema sintesi, dice questo: dice che nel gennaio del 1994 i fratelli Graviano - che sono quelli che vengono incaricati di fare, nella primavera /estate del 93.. scusate, che sono stati incaricati di fare le stragi della primavera /estate del 93, stragi che quindi c’erano state sei mesi prima, perché qui siamo nel gennaio del 94, ebbene i fratelli Graviano - in un bar di Roma vicino al Parlamento gli dissero “ tutto si è chiuso bene, abbiamo ottenuto quello che cercavamo, ci siamo messi l’Italia nelle nostre mani”, dice Spatuzza, “ mi fa il nome di Berlusconi, gli domando “ ma quello di Canale Cinque?” e lui mi dà conferma, poi mi dice che c’è anche un paesano nostro e mi fa il nome di Dell’Utri”. Quando poi - guardate, siamo nel gennaio del 1994- il 26 gennaio del 1994 Berlusconi va in onda con il messaggio videoregistrato, dove annuncia la sua discesa in campo, “ quando li vedo scendere in politica partecipando alle elezioni e vincendole, capisco che sono loro direttamente quelli su cui abbiamo puntato tutto” e allora Giuseppe Graviano gli dice “ l’accordo è definitivamente preso, ritengo di poter escludere - dice Spatuzza - categoricamente, conoscendoli assai bene, che i Graviano si siano mossi nei confronti di Berlusconi e Dell’Utri attraverso altre persone. Non prendo in considerazione la possibilità che Graviano abbia stretto un patto politico con costoro senza averci personalmente parlato”, questo è quello che dice Spatuzza, aggiungendo due cose. La prima cosa riguarda i soldi di Berlusconi: “ i soldi di Berlusconi”, dice Spatuzza, “ provenivano anche da Cosa Nostra” e lui si riferisce a investimenti piuttosto recenti rispetto alle stragi, cioè dei primi anni 90, che i Graviano avrebbero fatto a Milano e in Sardegna, infatti i Graviano nel 1993 spariscono da Palermo, nessuno sa più dove sono andati e poi si scopre che stanno stabilmente a Milano e d’estate, mentre scoppiano le bombe, stanno Costa Smeralda, a poche centinaia di metri da una certa villa di un certo attuale Presidente del Consiglio. In quel periodo Spatuzza sostiene che i Graviano avevano investito dei soldi dentro le aziende del Cavaliere, tant’è che dice “ seguivano la borsa, parlavano della Fininvest come fosse roba loro, come se fossero soldi loro”, questo dice Spatuzza. E poi dice un’altra cosa: dice che tre anni fa.. anzi, scusate, due anni fa i Graviano, con i quali lui parlò in carcere, perché erano tutti in galera in quanto furono arrestati il giorno dopo della discesa in campo di Berlusconi, il 27 gennaio a Milano, rimangono in galera quindici anni e, dopo quattordici anni di galera, dicono a Gaspare Spatuzza “qui o cambiano le cose, o arriva qualcosa per noi, oppure dobbiamo andare a parlare con i magistrati”. Capite che questa è una frase abbastanza interessante: perché? Perché in quella frase ci si dice che i Graviano stavano aspettando un qualche favore per alleviare le loro condizioni di carcerati in isolamento al 41 bis e che, se non si fossero risolte le loro faccende, avrebbero dovuto andare a parlare con i magistrati. Poi quello che succede lo sappiamo: a parlare con i magistrati ci va Spatuzza e, dietro di lui, arrivano altri tre membri della famiglia Graviano, cioè oggi abbiamo tutto il vertice del clan Graviano che collabora con i magistrati, tranne i capi supremi, cioè i fratelli Graviano, Filippo e Giuseppe Graviano. Abbiamo Gaspare Spatuzza, il quale dice appunto che, nel gennaio del 94, c’era stato l’accordo con Berlusconi e Dell’Utri e quindi non c’era più bisogno di fare il famoso attentato allo Stadio Olimpico, che avrebbe dovuto uccidere almeno cento Carabinieri, c’è Pietro Romeo, il quale dice “ sì, è vero, risulta anche a me quello che dice Spatuzza, perché quando un giorno stavamo parlando di armi e altri argomenti seri e fu chiesto a Spatuzza se il politico dietro le stragi fosse Andreotti o Berlusconi, Spatuzza rispose Berlusconi. La motivazione stragista di Cosa Nostra era quella di far togliere il 41 bis”, poi c’è Salvatore Grigoli, l’assassino di Don Puglisi, uno dei killer prediletti della cosca dei Graviano, il quale dice “ dalle informazioni datemi, le stragi erano fatte per costringere lo Stato a scendere a patti, Dell’Utri è il nome da me conosciuto quale contatto politico dei Graviano. Quello di Dell’Utri per me in quel momento era un nome conosciuto, ma neanche particolarmente importante. Quello che è certo è che me ne parlarono come del nostro contatto politico”. E poi l’ultimo membro dei Graviano che parla è Giuseppe Ciarramitaro: anzi, aveva già parlato prima di tutti gli altri, nel 96 e aveva detto più genericamente che “l’attacco allo Stato aveva degli obiettivi che venivano indicati da un politico e che, quando questo politico avrebbe vinto le elezioni, si sarebbe interessato a fare abolire il 41 bis. Quando Berlusconi divenne Presidente del Consiglio per la prima volta nell’organizzazione erano tutti contenti, perché si stava muovendo nel senso desiderato e si disse, in ambito di Cosa Nostra, che la proroga del 41 bis era una finta, in modo da eliminarlo definitivamente”.
Guardate, ci sono addirittura i boss irriducibili del clan Graviano che accettano di parlare con i giudici, anche se non sono pentiti: il mafioso non accetta, oppure non parla, invece questi accettano di parlare, come un certo Tutino e un certo.. anzi, il famoso, famigerato Lo Nigro. Quando Spatuzza viene messo a confronto con Lo Nigro quest’ultimo, invece di dirgli “infame, crasto”, come dicono i mafiosi ai pentiti, invece di fargli sparare alla famiglia gli dice “io ti rispetto” e è la stessa cosa che dicono Filippo e Giuseppe Graviano, che non smentiscono mai recisamente quello che dice Spatuzza, anzi gli dicono che lo rispettano. Sembra quasi che i Graviano abbiano mandato avanti i picciotti, Spatuzza e gli altri picciotti della cosca, per raccontare le prime cose e che loro si tengano defilati perché stanno ancora sperando che questo governo faccia qualcosa per loro, visto che da anni stanno dicendo “ o fanno qualcosa per noi, o andiamo anche noi a parlare” e naturalmente, se andassero anche loro a parlare con i magistrati, evidentemente non si tratterebbe più di cose che hanno appreso da altri, de relata, ma si tratterebbe di cose che hanno fatto personalmente e potrebbero anche avere in mano qualche cartuccia, qualche carta, tant’è che Spatuzza dice che i Graviano “ hanno il jolly in mano”, perché il jolly sarebbero quei famosi investimenti nelle società di Berlusconi. Naturalmente questo aspetto dei soldi e delle capitalizzazioni e dei finanziamenti alle società berlusconiane è un aspetto avevamo già affrontato, ovviamente avevamo fatto il libro, “ L’Odore dei Soldi”, che è stato anche ripubblicato recentemente e quindi troverete molti passaggi che qualche giornalista dell’ultima ora copia, senza neanche citare la fonte, insomma molte cose le sapevamo e le avevamo già dette in tempi non sospetti.

Cosa spaventa davvero Berlusconi
La cosa è interessante è quello che sta succedendo a Palermo e che ha raccontato Peter Gomez su Il Fatto Quotidiano: Don Vito e il consulente; io credo che, più che Spatuzza, a preoccupare il Cavaliere sia questo fronte, perché? Perché il figlio di Ciancimino sta portando in Italia le carte del padre, che erano nascoste in cassette di sicurezza in qualche paradiso fiscale e, nelle carte del padre, ci sono anche le bozze di un libro che il padre, quando è morto, stava scrivendo e lì, scrive Gomez - e mi fido di Peter Gomez- insieme a Marco Lillo “ ci sarebbero elementi documentali sul ruolo che svolse negli anni 70 e 80 Ciancimino per portare capitali mafiosi dentro queste società di Milano o di Milano 2, Pancarasini, famiglie Buscemi, Bonura, Teresi, Bontate” e stiamo parlando dei famosi capitali di misteriosa origine, le famose valigie di contanti che andavano a ricapitalizzare certe società della finanziaria d’investimento Fininvest Srl. Se fosse vero che arrivano carte su quei soldi, è evidente che verrebbe riaperta a Palermo l’indagine per mafia e riciclaggio che era stata aperta a suo tempo non solo su Dell’Utri, ma anche su Berlusconi, che poi era stata archiviata, cioè congelata in attesa di elementi nuovi.
Sono elementi nuovi diretti documentali, quelli che può portare il figlio di Ciancimino, che sono in grado di fare riaprire quell’indagine e, se gli elementi fossero sostanziosi, potrebbero portare anche a un processo per quell’origine dei capitali, se quell’origine fosse finalmente nota, carte alla mano. Mentre invece per il momento Berlusconi, è chiaro, sarà probabilmente iscritto nel registro degli indagati anche per le indagini sulle stragi, se già non lo è, a Firenze come a Caltanissetta, ma non è quello il fronte dal quale gli possono derivare dei guai giudiziari seri, perché finora abbiamo molti mafiosi che parlano, ma tutti de relata: finché non collaborano i fratelli Graviano e non danno eventualmente qualche elemento oggettivo diretto o personale, su quel fronte lì il Cavaliere processi non ne avrà, riapriranno le indagini e poi i magistrati saranno costretti a archiviarle un’altra volta, mentre invece il fronte caldo è quello delle origini delle fortune di Berlusconi. Sono quei famosi capitali che il Cavaliere è talmente sicuro di aver messo lui che, quando i magistrati gli hanno chiesto chi gli avesse dato quei soldi, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Passate parola, continuate a leggere Il Fatto Quotidiano perché, anche questa settimana, ci saranno grosse novità su questi fronti e sabato non dimenticatevi la manifestazione a Roma, il No B. Day. Buona settimana, grazie.

Giorgio Napolitano-DEMOCRAZIA / DITTATURA

sabato 28 novembre 2009

Il moVimento delle agende rosse


E' successo quello che avrei voluto che non succedesse.
Il movimento delle "Agende Rosse" è un movimento spontaneo a cui volutamente non ho voluto dare alcuna organizzazione ed alcuna veste ufficiale, è un movimento di giovani e meno giovani che hanno adottato questo simbolo per manifestare la loro rabbia e la loro voglia di Verità e di Giustizia.
Fino a quando quello che ora chiamano "il popolo delle Agende Rosse" era costituito prima da poche decine, poi da poche centinaia di giovani e meno giovani che venivano ai miei incontri e si indignavano con me a sentire la storia di questa agenda sottratta dalla macchina di Paolo Borsellino subito dopo la strage e mai più ritrovata, nessuno si interessava di quei pochi esaltati che levavano in alto dei cartoncini rossi autocostruiti a rappresentare l'agenda, la loro rabbia e la loro voglia lottare per cambiare questo nostro disgraziato paese, perché finalmente venga fatta Giustizia.
Perché non ci può essere Giustizia, non si può credere nella Giustizia fino a quando non bastano, per arrivare alla fase dibattimentale di un processo, delle prove fotografiche e le riprese di una telecamera che mostrano chi dopo avere prelevato la borsa di Paolo che sicuramente quell'agenda conteneva, si allontana dalla macchina di Paolo ancora in fiamme.
Non bastano perché tutti i processi che potrebbero portare ai veri mandanti di quella strage devono essere fermati a costo di sbattere in faccia all'opinione pubblica sempre più distratta una sentenza di assoluzione assurda e un verdetto della Corte di Cassazione ancora più assurdo.
L'opinione pubblica è ormai distratta, assuefatta, rassegnata ma quei pochi esaltati con i loro cartoncini rossi levati in alto a poco a poco aumentano, diventano sempre di più, sono sempre più arrabbiati e il 19 luglio di quest'anno succede qualcosa di inaspettato.
Basta la loro presenza in Via D'Amelio per fare si che, per la prima volta in 17 anni, gli avvoltoi che usavano venire ogni anno, in quel giorno, in Via D'Amelio ad assicurarsi che Paolo fosse veramente morto, si tengano lontani e vadano altrove a celebrare i loro riti di morte per un Giudice che non è morto ma è più vivo che mai nel cuore di quelle persone che alzano in segno di sfida, di rabbia e di amore le loro Agende Rosse.
Sono quelle stesse persone che, il giorno prima, alle 15, sotto il sole a picco di Palermo quelle agende le hanno portate, su per le strade di pietra che da Via D'Amelio salgono al Castello Utveggio, un altro simbolo di Giustizia mancata e di Verità negata, e i massi lungo la strada sono stati riempiti di grandi scritte rosse che dicono "PAOLO VIVE" e le grida "FUORI LA MAFIA DALLO STATO", di "RESISTENZA" hanno rotto il silenzio di quel pomeriggio assolato lungo sentieri dove di solito si ascolta soltanto il frinire delle cicale.
E il giorno dopo quelle stesse Agende Rosse erano davanti al Palazzo di Giustizia di Palermo per promettere ad Antonio Ingroia, a Nino Di Matteo, a Roberto Scarpinato, a Francesco Messineo, a Sergio Lari che sarebbero stati loro la loro scorta, che non avrebbero permesso che anche loro venissero eliminati, senza sangue ma con gli stessi vili metodi adoperati con Luigi de Magistris, con Clementina Forleo, con Gabriella Nuzzi, con l'intera procura di Salerno.
Poi passano i mesi e quelle braccia levate in alto a sostenere delle Agende Rosse diventano sempre di più, diventano migliaia e il 26 settembre riempiono le strade e le piazze di Roma al grido sempre più forte, ripetuto, ossessivo di "FUORI LA MAFIA DALLO STATO".
La stampa. i mezzi di comunicazione li ignorano, solo pochi giornali e qualche televisione secondaria riportano quelle scene di vera RESISTENZA, ma intanto i legami tra quelle persone che erano già nati sulla rete, che si erano consolidati con la presenza fisica a Palermo, che si erano rafforzati a Roma diventano sempre più forti, le Agende Rosse diventano sempre di più e in tanti capiscono che non debbono continuare a delegare le iniziative sempre alle stesse persone, che non debbono più consumare la loro rabbia e la loro ribellione a un potere sempre più oscuro restando dietro una tastiera e uno schermo, ma è necessario mettersi in gioco in prima persona e persone che non lo avevano mai fatto fanno nascere iniziative nuove, nuovi incontri e cominciano a postarsi da una città all'altra per essere sempre presenti a queste vere assemblee di partigiani di una NUOVA RESISTENZA e RESISTENZA è l'urlo con cui si salutano levando sempre più in alto e con un gesto sempre più forte di orgoglio e di sfida la propria agenda.
Però intanto comincia a succedere quello che avrei voluto che non succedesse.
Da un lato alcuni raggruppamenti di quella che chiamiamo la Società Civile, cominciano a prendere le distanze da noi. In un sistema in cui le associazioni antimafia tendono a istituzionalizzarsi, a ricercare appoggi e fondi da organismi pubblici e che per questo sono spesso costretti a compromessi, le Agende Rosse vengono viste come una anomalia, come un un pericolo. Un movimento che vuole restare un movimento di opinione, una associazione virtuale tra persone mosse dagli stessi sentimenti e dagli stessi ideali diventa quasi un corpo estraneo, qualcosa di cui avere quasi paura perché diverso, e dai diversi ci hanno insegnato ad avere paura.
E per contro veniamo accusati di lasciarci strumentalizzare da qualche partito politico quando invece ad alta voce, proprio al congresso di quel partito abbiamo detto di volere mantenere la nostra identità e la nostra indipendenza, di essere noi a volere strumentalizzare quel partito,a volere spingerlo a diventare il partito della gente onesta, quel partito che purtroppo in Italia ancora non esiste e in cui tanti avrebbero voglia di ritrovarsi se esistesse o se qualcuno di quelli esistenti avesse il coraggio di diventarlo.
Dall'altro lato, da più parti, in tanti, in troppi hanno cominciato a volersene appropriare, a volere parlare in conto e per nome di questo e del Popolo delle Agende Rosse.
Io non permetterò che questo succeda, l'Agenda Rossa ci è stata già sottratta una volta e a farlo sono stati quelli che hanno organizzato la strage facendola diventare l'arma di ricatto sulla quale si reggono gli equilibri di questa seconda repubblica fondata sul sangue, adesso non permetteremo che questa Agenda Rossa che è diventata simbolo della nostra lotta venga utilizzata da qualcuno per i propri particolarismi o per acquistare visibilità, non permetterò a nessuno di parlare in nome di questo movimento magari sostenendo, per accrescere la propria credibilità, di averne ricevuto la delega o il benestare da parte mia.
Chiunque potrà dire di appartenere a questo popolo se realmente coltiva dentro al suo animo gli ideali di Verità e di Giustizia attorno ai quali questo movimento di è formato, è cresciuto e si è consolidato, ma nessuno dovrà e potrà dire di parlare a nome degli altri.
Qualcuno mi potrà obiettare che un movimento per potere esistere deve darsi un assetto, una regolamentazione, io penso che non sia così, che la sua forza sia soprattutto la spontaneità, i sentire comune di quelli che in esso si riconoscono e ne fanno parte.
Il Popolo delle Agende Rosse non è una associazione reale e quindi non ha organismi direttivi e non ha portavoce, tutti possono dire di appartenervi se hanno nel cuore gli stessi ideali e se per questi ideali combattono le stesse battaglie che fino ad ora abbiamo combattuto.
Non esistono e non si rilasciano tessere, non si richiedono contributi di iscrizione, non esistono elenchi di iscritti ma solo liste di indirizzi email e di contatti su FB per potere comunicare e fare le "chiamate alle armi" quando sia necessario manifestare e riunirsi per condurre una battaglia in nome dei nostri ideali.
Non esistono siti ufficiali ma solo una rete di siti e di blog collegati tra di loro con i quali ci si scambia post e articoli.
Può esistere, può crescere, può consolidarsi un movimento come questo?
Sembra una utopia ma fino ad un anno fa era una utopia che potesse esistere, crescere e consolidarsi il "Popolo delle Agende rosse" e invece oggi c'è e a tanti comincia a fare paura perchè noi ci siamo e combatteremo fino all'ultimo perché il sogno di Paolo e dei suoi ragazzi si realizzi.

tratto da www.19luglio1992.com (il sito di Salvatore Borsellino)

No B Day - Leggi a Personam

Di Alessandro Renzi

Leggi a personam

Qui di seguito tutte le leggi approvate dal 2001 ad oggi dai governi di centrodestra che hanno prodotto benefici effetti per Berlusconi e le sue società.

1 Legge n. 367/2001. Rogatorie internazionali. Limita l'utilizzabilità delle prove acquisite attraverso una rogatoria. La nuova disciplina ha lo scopo di coprire i movimenti illeciti sui conti svizzeri effettuati da Cesare Previti e Renato Squillante, al centro del processo "Sme-Ariosto 1" (corruzione in atti giudiziari).

2 Legge n. 383/2001 (cosiddetta "Tremonti bis"). Abolizione dell'imposta su successioni e donazioni per grandi patrimoni. (Il governo dell'Ulivo l'aveva abolita per patrimoni fino a 350 milioni di lire).

3 Legge n.61/2001 (Riforma del diritto societario). Depenalizzazione del falso in bilancio. La nuova disciplina del falso in bilancio consente a Berlusconi di essere assolto perché "il fatto non è più previsto dalla legge come reato" nei processi "All Iberian 2" e "Sme-Ariosto2".

4 Legge 248/2002 (cosiddetta "legge Cirami sul legittimo sospetto"). Introduce il "legittimo sospetto" sull'imparzialità del giudice, quale causa di ricusazione e trasferimento del processo ("In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto, la Corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la Corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro giudice"). La norma è sistematicamente invocata dagli avvocati di Berlusconi e Previti nei processi che li vedono imputati.

5 Decreto legge n. 282/2002 (cosiddetto "decreto salva-calcio"). Introduce una norma che consente alle società sportive (tra cui il Milan) di diluire le svalutazioni dei giocatori sui bilanci in un arco di dieci anni, con importanti benefici economici in termini fiscali.


6 Legge n. 289/2002 (Legge finanziaria 2003). Condono fiscale. A beneficiare del condono "tombale" anche le imprese del gruppo Mediaset.


7 Legge n.140/2003 (cosiddetto "Lodo Schifani"). E' il primo tentativo per rendere immune Silvio Berlusconi. Introduce ildivieto di sottomissione a processi delle cinque più altre cariche dello Stato (presidenti della Repubblica, della Corte Costituzionale, del Senato, della Camera, del Consiglio). La legge è dichiarata incostituzionale dalla sentenza della Consulta n. 13 del 2004.

8 Decreto-legge n.352/2003 (cosiddetto "Decreto-salva Rete 4"). Introduce una norma ad hoc per consentire a rete 4 di continuare a trasmettere in analogico.

9 Legge n.350/2003 (Finanziaria 2004). Legge 311/2004 (Finanziaria 2005). Nelle norme sul digitale terrestre, è introdotto un incentivo statale all'acquisto di decoder. A beneficiare in forma prevalente dell'incentivo è la società Solari. com, il principale distributore in Italia dei decoder digitali Amstrad del tipo "Mhp". La società controllata al 51 per cento da Paolo e Alessia Berlusconi.

10 Legge 112/2004 (cosiddetta "Legge Gasparri"). Riordino del sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni. Introduce il Sistema integrato delle comunicazioni. Scriverà il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi: "Il sistema integrato delle comunicazioni (Sic) - assunto dalla legge in esame come base di riferimento per il calcolo dei ricavi dei singoli operatori di comunicazione - potrebbe consentire, a causa della sua dimensione, a chi ne detenga il 20% di disporre di strumenti di comunicazione in misura tale da dar luogo alla formazione di posizioni dominanti".

11 Legge n.308/2004. Estensione del condono edilizio alle aree protette. Nella scia del condono edilizio introdotto dal decreto legge n. 269/2003, la nuova disciplina ammette le zone protette tra le aree condonabili. E quindi anche alle aree di Villa Certosa di proprietà della famiglia Berlusconi.

12 Legge n. 251/2005 (cosiddetta "ex Cirielli"). Introduce una riduzione dei termini di prescrizione. La norma consente l'estinzione per prescrizione dei reati di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi "Lodo Mondadori", "Lentini", "Diritti tv Mediaset".

13 Decreto legislativo n. 252 del 2005 (Testo unico della previdenza complementare).Nella scia della riforma della previdenza complementare, si inseriscono norme che favoriscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale, a beneficio anche della società assicurative di proprietà della famiglia Berlusconi.

14 Legge 46/2006 (cosiddetta "legge Pecorella"). Introduce l'inappellabilità da parte del pubblico ministero per le sole sentenze di proscioglimento. La Corte Costituzionale la dichiara parzialmente incostituzionale con la sentenza n. 26 del 2007.

15 Legge n.124/2008 (cosiddetto "lodo Alfano"). Ripropone i contenuti del 2lodo Schifani". Sospende il processo penale per le alte cariche dello Stato. La nuova disciplina è emenata poco prima delle ultime udienze del processo per corruzione dell'avvocato inglese Davis Mills (testimone corrotto), in cui Berlusconi (corruttore) è coimputato. Mills sarà condannato in primo grado e in appello a quattro anni e sei mesi di carcere. La Consulta, sentenza n. 262 del 2009, dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione.

16 Decreto legge n. 185/2008. Aumentata dal 10 al 20 per cento l'IVA sulla pay tv "Sky Italia", il principale competitore privato del gruppo Mediaset.

17 Aumento dal 10 al 20 per cento della quota di azione proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La disposizione è stata immediatamente utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.

18 Disegno di legge sul "processo breve". Per l'imputato incensurato, il processo non può durare più di sei anni (due anni per grado e due anni per il giudizio di legittimità). Una norma transitoria applica le nuove norme anche i processi di primo grado in corso. Berlusconi ne beneficerebbe nei processi per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.

mercoledì 25 novembre 2009

È iniziata la “Settimana Europea Riduzione Rifiuti 2009”

di Andrea Bertaglio

Finalmente anche in Italia è arrivata la “Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti” (European Week for Waste Reduction – EWWR), iniziativa della Commissione europea avente lo scopo di promuovere dal 21 al 29 novembre 2009 azioni sostenibili volte alla prevenzione dei rifiuti, e di porre in evidenza l’impatto dei nostri consumi sull’ambiente e sui cambiamenti climatici.

Finalmente si parla di riduzione, prima che di smaltimento. Forse perché inizia ad essere molto chiaro che, come nel caso dell’energia (con la quale si dovrebbe agire più sulla riduzione della domanda che sull’aumento dell’offerta), anche nel caso dei rifiuti il primo passo da compiere è quello di una loro riduzione.

Dal 21 al 29 novembre 2009 un apposito comitato ha il compito di stimolare quanti più soggetti possibile - Enti e Istituzioni nazionali e locali, Autorità territoriali e Pubbliche Amministrazioni, Associazioni e Organizzazioni no profit, Scuole e Università, Aziende e Imprese, Associazioni di categoria, ecc.-, ossia i cosiddetti “Project Developer”, a mettere in piedi iniziative ed azioni volte alla riduzione dei rifiuti, sia a livello nazionale che locale.

Per la prima edizione italiana è stato formato un “Comitato promotore Nazionale”, composto dall’Osservatorio Nazionale Rifiuti, la Provincia di Torino, Rifiuti 21 Network, Federambiente, Commissione Nazionale Italiana UNESCO, AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale), Legambiente, E.R.I.C.A. Soc. Coop., Eco dalleCittà.

Questa iniziativa, nata all’interno del Programma “LIFE+” della Commissione Europea, non ha solo un obiettivo di divulgazione e sensibilizzazione, ma dà anche modo agli Stati membri di perseguire le recenti disposizioni normative europee, soprattutto alla luce della direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE.

Il limite entro il quale poter sottoporre la propria candidatura come “project developer” europeo doveva pervenire al suddetto Comitato entro il 6 novembre (al termine del quale sono stati più di 400 i progetti validati). Ciò non toglie che il tema della riduzione dei rifiuti possa essere approfondito (e messo in pratica) anche nei giorni non facenti parte della “Settimana”. La sensibilizzazione è un’ottima cosa, ma bisognerebbe che iniziative di questo tipo caratterizzassero la nostra quotidianità, soprattutto se si pensa ai costi, sia ambientali che economici, dovuti alla sovra-produzione di rifiuti che caratterizza ogni nazione industriale (e non solo).

In Italia produciamo ogni anno 530 kg di rifiuti a testa, vale a dire quasi 32 milioni di tonnellate a livello nazionale. Cosa si può fare per ridurre una tale ed abnorme quantità di spreco di risorse? Un esempio può essere quello di iniziare ad usare prodotti acquistabili “alla spina” (detersivi, latte ecc) i quali, insieme all’uso di “sportine” che possano sostituire le buste di plastica alle quali ci hanno ormai abituati, porterebbe il nostro Paese ad una riduzione di 360 mila tonnellate all’anno di plastica gettate nell’immondizia. Un altro può essere quello di bere acqua del rubinetto (buona nel 68% di comuni italiani, sperando che con le recenti privatizzazioni non diventi più cara di quella in bottiglia!), che porterebbe ad un notevole risparmio economico, oltre che ad una riduzione di 205 mila tonnellate ancora di plastica ogni anno.

La plastica non è però l’unico tipo di materiale che si potrebbe iniziare a risparmiare. Facciamo altri esempi. Si può iniziare ad usare la carta, nei propri uffici, sia fronte che retro (il che porterebbe ad un risparmio di 10 kg di carta a persona ogni anno); autoprodurre la maggior quantità di beni possibile (l’esempio dello yogurt è forse il migliore, dato che quello reperibile sul mercato comporta la produzione di ben tre tipi di rifiuto: plastica, carta ed alluminio); lasciare sui banconi quei prodotti che hanno una quantità eccessiva di imballaggi; iniziare ad usare pannolini lavabili per i propri bambini; fare riparare ciò che si rompe, piuttosto che buttarlo subito via; donare ciò che non si vuole più, invece che gettarlo nel cassonetto…

Insomma, ci sono migliaia di modi per far fronte alla perenne “emergenza rifiuti” che, soprattutto in Italia, ci troviamo a vivere. Tanti che persino la gestione mafiosa o camorrista che ne caratterizza lo smaltimento in alcune regioni (se non tutte), così come la truffa degli inceneritori finanziati da diciassette anni con le nostre bollette (grazie agli ormai famosi CIP6), potrebbero risentirne.

La “Settimana” ha ricevuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, oltre al Patrocinio del Presidente della Camera dei Deputati, on. Gianfranco Fini, e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. È ottimo che le Istituzioni, sia europee che nazionali, si stiano iniziando a porre certi problemi, ma il vero cambiamento, ancora una volta, può partire soprattutto dal nostro comportamento, dalle nostre scelte, dalle nostra abitudini.

Ricordiamo: bisogna ridurre e poi riusare, ancor prima che riciclare.

Per maggiori informazioni, sia sull’iniziativa ed i progetti presentati che sulla riduzione della produzione di rifiuti in generale, segnaliamo i due siti internet ufficiali della “Settimana”: www.ewwr.eu e www.menorifiuti.org

Fare rete da facebook

di Peppe Carpentieri

Forse a “qualcuno” è sfuggita una notizia grazie ai nostri impegni quotidiani, che occupano i nostri pensieri. Però a volte mi fermo e rifletto, vivo in un società che ha determinate regole e soprattutto è influenzata dai comportamenti e dagli atteggiamenti dei miei concittadini. Questa società non l’ho costruita io, quando sono venuto al mondo l’ho trovata così com’è. Leggo la Costituzione e posso coglierne le regole scritte spesso contraddette dai comportamenti di tutti. Dal mio punto di vista penso di vivere in un mondo di pazzi, in Italia, dove le persone non si interessano del vivere civile ma c’è chi pensa a sopravvivere, ai propri figli, a far carriera in qualsiasi modo possibile lecito ed illecito, c’è chi è stato lobotomizzato dalla televisione, chi forse legge un libro all’anno e figuriamoci la Costituzione…
Poi vedo persone incazzate, che si impegnano nel quotidiano e cercano di porre rimedio, mi accorgo che questa minoranza di attivisti è sempre esistita in Italia ma non è mai riuscita a cambiare il Paese in meglio, forse per la forza persuasiva e manipolatrice insita nel potere invisibile denunciato nel 1984 anche da Norberto Bobbio, ex senatore a vita, quindi ben informato sui fatti. Sarà questa la ragione per cui le persone più sensibili “sprecano” energie in mille battaglie dell’orticello senza prender bene la mira per colpire il reale potere? Forse si o forse no. Intanto, i fatti dimostrano che il potere dorme sogni tranquilli e prosegue il viaggio che ci condurrà alla dittatura. Ho 34 anni non ho mai conosciuto il fascismo ed il comunismo e, chi sta aiutando la realizzazione di quegli incubi ben descritti da Orwell in 1984 e numerosi film sono i miei concittadini insensibili, cinici, nichilisti ed ignoranti o se volete incivili. Io ero come loro e, se sono cambiato io, possiamo farlo TUTTI perché siamo TUTTI esseri umani rispondenti alle stesse leggi della natura. Un solo cittadino non può cambiare niente, ma una COSCIENZA collettiva ferma e consapevole può progettare una società migliore; fate una semplice scelta: informatevi sul trattato di Lisbona e sul potere invisibile, poi sarà la vostra coscienza ad individuare le reali priorità per la vostra e la nostra vita. NESSUNO di noi accetterà di vivere in una dittatura che non si manifesterà come ci hanno raccontato i libri di storia ma, saremo noi a cedere pezzi della nostra sovranità attraverso la persuasione, sta già accadendo perché noi, popolo italiano, stiamo dormendo ed allora, svegliamoci dal sonno e cominciamo a vivere da esseri umani.

Questa missiva è solo un pensiero condiviso atto a mostrare e non dimostrare. Nel mondo ci sono tanti gruppi di cittadini che spiegano efficacemente il sistema (potere invisibile) che ci ha condotto a quella che chiamano globalizzazione per poi non spiegare proprio nulla; ad esempio negli USA c’è il gruppo di Zeitgeist, ci sono Alex Jones e Daniel Estulin e poi, si parla di “moltitudine inarrestabile” ispirata all’ecologia ed al vivere in armonia con la Terra. Ma sapevate che in Inghilterra ben 206 parlamentari hanno votato contro il trattato di Lisbona, in Francia 52 contrari, in Germania 58 contrari, in Finlandia 27 contrari e cosi via, controllate voi stessi su wikipedia. Nel 2010 il trattato di Lisbona entrerà in vigore e l’élite nominerà un Presidente ed un Ministro degli Esteri, mentre la Corte Costituzione italiana ancora non si è espressa e nessuno degli aventi diritto ha mosso azioni legali per evidenziare il piano SOVVERSIVO ben esplicitato nel trattato stesso.
Ho 34 anni e sto per entrare nella più grande dittatura che io potessi immaginare fra l'indifferenza generale, non potrò eleggere neanche uno di questi personaggi che decideranno la vita di tutti noi. Vivendo in Italia, non posso scegliere un candidato e non posso votare né il Presidente dell’UE, né la Commissione, né il Consiglio e neanche i giudici della Corte di giustizia europea, non posso scegliere niente. Posso eleggere solo un organo consultivo: il Parlamento. Nell’UE non esiste né una democrazia rappresentativa e né strumenti di democrazia diretta. Di fatto si chiama dittatura dell’oligarchia targata BCE. Dal 2010 le norme decise da Commissione e Consiglio d’Europa saranno vincolanti e superiori alle leggi del Parlamento italiano. NESSUNO parla di questo, tranne qualche ben informato che condivide i commenti in internet. Di fronte a tutto ciò gli attivisti pensano ad altro. Spero tanto che cambino strategia e la smettano di farsi manipolare dai guru.

"Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile" (Pericle, Discorso alla città di Atene, V sec. a.C.)

5 dicembre 2009 AGENDE ROSSE



Le Agende Rosse a Roma per il No B - Day
Ci ho riflettuto a lungo ma alla fine ho capito che non possiamo non partecipare alla manifestazione del 5 Dicembre a Roma. La spinta finale a questa decisione è stato l'incontro a Londra con i ragazzi italiani costretti a lasciare un paese che non riesce ad assicurare loro un lavoro per andare a lavorare in Inghilterra, costretti a lasciare il loro paese per andare in un "altro paese" a cercare una stampa libera, dei mezzi di informazione non monopolizzati e asserviti, un parlamento in grado di votare delle leggi, una democrazia e non un regime mascherato da democrazia, un paese governato da un premier e non da un satrapo, un paese nel quale la legge è, per quanto possibile, ancora eguale per tutti, un paese in cui i magistrati sono rispettati e non vilipesi e quotidianamente aggrediti e minacciati, un paese in cui le leggi che vengono votate servano per tutti e non per uno soltanto. E che purtroppo in questo paese devono anche subire lo scherno di chi non riesce a capacitarsi di come gli Italiani abbiano potuto scegliere e continuino in buona parte a sostenere un uomo, il capo del Governo, che per loro è un personaggio da operetta mentre in realtà, per noi, è il protagonista e l'artefice della nostra tragedia.
Non è stata un decisione semplice la mia, personalmente ritengo che continuare ad accusare il presidente del Consiglio di frequentazioni di minorenni, di utilizzo di prostitute pagate dai suoi lacchè, di compenso di prestazioni sessuali tramite nomina a posti di governo e via andando non sia che una maniera di far perdere di vista il vero problema, cioè che questo governo sta continuando a pagare le cambiali di una trattativa conclusa con la criminalità organizzata e condotta da una delle due parti a forza di bombe e di stragi per alzare il prezzo della trattativa stessa e indurre, chi aveva avuto l'oscena idea di avviare questa trattativa ad una resa incondizionata.
Si continua a discutere di processo Mills, di processo breve, di lodi di vario nome, quando il vero problema è che chi è alla guida del governo dovrebbe essere indagato per essere uno dei mandanti occulti delle stragi del '92 e del '93 e dovrebbero essere messi alla luce i suoi rapporti con la criminalità organizzata. Quella criminalità organizzata che oggi gode i frutti di quella trattativa e che farebbe fare la fine di Salvo Lima a chi i patti stipulati non li rispettasse fino all'ultimo.
Questa manifestazione non è organizzata dai partiti, è nata spontaneamente dalla rete, dall'iniziativa di alcuni bloggers, e noi che dalla rete siamo partiti e che che la rete utilizziamo come base operativa per le nostra battaglie, che utilizziamo la rete come i partigiani utilizzavano le montagne, non possiamo restare nelle nostre postazioni ad osservare i nostri compagni che si buttano in questa battaglia.
Dobbiamo prendere le nostre armi, le nostra agende rosse levate in alto, e andare a combattere anche noi. Abbiamo combattuto e abbiamo vinto a Palermo, abbiamo impedito agli avvoltoi di posarsi ancora sul luogo della strage, abbiamo combattuto e abbiamo vinto a Roma, da soli con le nostre Agende Rosse abbiamo riempito delle nostra grida di RESISTENZA le strade e le piazze di Roma, ora, come un corpo speciale, dobbiamo scendere in mezzo agli altri ed essere riconoscibili per evitare che la manifestazione venga strumentalizzata dai partiti, ancora una volta dobbiamo essere noi a strumentalizzare loro.
Questa è una manifestazione della Società Civile e la presenza del nostro simbolo, l'Agenda Rossa, servirà a riaffermarlo.
Noi non chiediamo le dimissioni di Berlusconi, chiediamo che Berlusconi possa essere processato per i suoi crimini e le nostre Agende Rosse saranno in piazza per proteggere quei magistrati che anche sui suoi crimini stanno indagando e che per questo sono ad alto, altissimo rischio.
Noi dobbiamo essere la loro scorta.

martedì 24 novembre 2009

Il discorso tipico dello schiavo

INFELICITÀ UMANA E DISUMANIZZAZIONE

Lucio non si Stanca mai...

...i cittadini sono molto stanchi.




Lucio Stanca, doppiostipendista, prendi la penna (il computer non lo sai usare) e fai la somma:
- 164.168 euro da parlamentare
- 300.000 euro da amministratore delegato dell'EXPO 2015
- 30.000 euro come consigliere dell'EXPO 2015
- 150.000 euro di variabile per l'EXPO 2015
Totale. 644.168 euro.
Stanca si deve sempre ricordare che è un nostro dipendente. I soldi che prende (tanti) gli arrivano dalle nostre tasse. Percepisce un doppio stipendio senza vergogna. E se un giornalista di Repubblica gli chiede le ragioni replica: "Devo rispondere ai miei elettori e al gruppo del Pdl". Chiedo ai precari, disoccupati, alle famiglie monoreddito con 800 euro al mese e a tutti i cittadini che non percepiscono un doppio reddito a carico dello Stato, quando incontrano Stanca per strada, di fermarlo di farsi restituire i soldi da parlamentare. Il creatore della più grande ciofeca informatica mondiale, il celebre portale Italia.it, infatti alla Camera non si fa più vedere. Nel mese di ottobre è stato presente solo al 4,22% delle votazioni.

Ultimi giorni per firmare





Per chi è contro discariche e inceneritori,
Per chi ha capito che i rifiuti sono un business soltanto per i grandi imprenditori ed amichetti politici,
Per chi non vuole bruciare il futuro dei propri figli,

esiste un'alternativa ecologica all'attuale gestione dei rifiuti senza incenerimento.


Tutte le informazioni su http://www.nonbruciamocilfuturo.org


segnaliamo ed aggiorniamo in questo spazio date e luoghi nella REGIONE LAZIO dei prossimi tavoli informativi dove potrete firmare la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per un piano rifiuti zero

E' importante la partecipazione di tutti e la diffusione del messaggio.



I prossimi eventi sono:

Mercoledì 25 novembre
> ore 7.30 - 8.30 presso la stazione FS - ANAGNI
> dalle 9.30 presso mercato a piazza Cavour - ANAGNI

Sabato 28 novembre
> h. 8,30 - 13,30 presso: Mercatino Biologico, Piazza Tor S. Michele (pescheria Faiola) - OSTIA LIDO
> orario n.d. presso Piazza XXV Aprile - CECCHINA DI ALBANO
> dalle ore 16.30 presso l'auditorium comunale di Anagni, durante il convegno "INCENERITORE MARANGONI: TUTTE LE RAGIONI DELL'INCOMPATIBILITA'"


Presidi fissi:
ufficio elettorale di Albano
ufficio elettorale di Colleferro
ufficio elettorale di Anagni (dal lunedì al venerdì h. 8.30 -12.30, martedì e giovedì h. 15.30 - 17.30)

"No B day", quasi 250mila adesioni




ROMA - Quasi duecentocinquantamila adesioni raccolte su internet in un mese. Nasce così il "No B day", la manifestazione nazionale "per chiedere le dimissioni di Berlusconi". Ideata da un gruppo di blogger, incubata nella Rete, alimentata su Facebook, la protesta nasce come reazione agli attacchi del premier seguiti alla sentenza sul Lodo Alfano. Dal 9 ottobre 2009, Silvio Berlusconi critica il Quirinale, attacca i giudici della Corte Costituzionale, accusandoli di essere "comunisti", si definisce "l'uomo più perseguitato della storia", litiga in tv con Rosy Bindi dicendole che è "più bella che intelligente" provocando una rivolta delle donne. A un passo dallo scontro istituzionale, mentre fuori e dentro il Parlamento infuriano le polemiche, un gruppo di blogger decide di dar vita ai propri post.

Aprono un gruppo su Facebook e indicono una "manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi". Ad oggi, dopo un mese, hanno raccolto oltre 235mila adesioni. Una marea che si definisce "apartitica e pacifista" e che si è già data un appuntamento per scendere in piazza: il pomeriggio del 5 dicembre a Roma, in piazza della Repubblica. Si partirà con un corteo per arrivare fino a piazza del Popolo. Poi, in serata, un concerto in piazza San Giovanni, organizzato grazie all'aiuto dei 3mila artisti raccolti in un altro gruppo, "Artisti - No Berlusconi Day".

Su Facebook, infatti, il gruppo principale dei promotori è solo il centro di un network composto da circa 100 pagine. Ognuna di queste rappresenta un comitato cittadino per il "No B Day". Da Torino a Palermo, da Milano a Napoli. Con ramificazioni internazionali: Londra, Barcellona, Amsterdam, Dublino, Parigi, Vienna. E poi San Francisco, Montreal, Sacramento. Tutte città in cui saranno organizzate manifestazioni parallele. Una sorta di "Internazionale antiberlusconiana", raccolta intorno a una considerazione e a un appello finale: "A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi" e riteniamo che il "fair play di alcuni settori dell'opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia. Berlusconi deve dimettersi e difendersi davanti ai tribunali".
In queste ore i "blogger democratici" sono alle prese con l'organizzazione dell'evento. Autobus da ogni parte d'Italia, striscioni e volantini, il corteo e il concerto. Con un occhio di riguardo per il luogo da cui tutto è partito, il web. Nel sito ufficiale del "No B Day" sono disponibili informazioni e materiali, oltre alla possibilità di contattare gli organizzatori per risolvere problemi logistici. C'è chi vuole i volantini, chi cerca un passaggio per Roma, chi si prenota per suonare in Piazza San Giovanni. Il colore viola farà da sfondo a tutte le iniziative. Perché "il viola non è solo il colore del lutto, ma anche quello dell'energia vitale, dell'autoaffermazione".

Per testare la capacità della macchina organizzativa, sono in corso in questi giorni "anteprime del "No B Day", in molte città italiane. E nelle ultime ore si sta mettendo a punto l'aspetto sicurezza, per "evitare infiltrazioni facinorose e violente". Insomma, sin dalle origini e dai preparativi quella del 5 dicembre si annuncia come la più grande iniziativa politica di protesta nata dalla base degli utenti del web.

Alla manifestazione hanno già aderito alcune forze politiche. Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha confermato la sua presenza, così come il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero e il Partito dei comunisti italiani. Il Pd ha invece declinato l'invito a partecipare, per questo sul web molti iscritti al partito chiedono al neo segretario di cambiare idea: "Spero che Bersani accolga il nostro invito, saremo in tanti del Partito democratico a partecipare alla manifestazione".

Orologi ecologici ad energia rinnovabile.. a quando tutto il resto?

Preciso. Comodo ed ecologico. Non leggerissimo, certamente robusto. Avere al polso un orologio esteticamente interessante, tecnologicamente pregevole, bello ed eco, non è più un lusso.


La tecnologia si chiama "Eco-Drive, mai più cambio pila". E' un mini-sistema di alimentazione che cattura e accumula la luce e dà all'orologio mesi e mesi di autonomia.

Come funziona. I quadranti degli orologi Eco-Drive sono disegnati per far passare la luce. L'energia luminosa viene catturata da un pannellino fotovoltaico di potenza sufficente ad assicurare una duratura riserva di carica.




La varietà dei modelli. Citizen ha lanciato una gamma di orologi Eco-Drive che si arricchisce anno dopo anno. Sono in commercio modelli da uomo e da donna (EcoLady), crono, con calendario perpetuo e fasi lunari, diversi modelli radiocontrollati agganciati all'orologio atomico di Francoforte, e perfino una linea (Aqualand) con soluzioni tecniche più sofisticate dedicate agli appassionati delle immersioni subacquee.

I vantaggi. Son diversi. Primo, l'impiego della tecnologia fotovoltaica è un bello scatto nella battaglia per la difesa dell'ambiente. Due, si ha addosso un simbolo perpetuamente funzionante che l'alternativa "eco" è preferibile anche perché è più comoda. Tre, sancisce il definitivo abbandono delle batterie usa e getta, piccole sì ma non per questo meno nocive: moltiplicatele per i milioni di persone che tengono un orologio al polso.

L'atout. Certo. Anche i classici orologi da polso con la ricarica a rotella sono già eco; nessuna pila. Anche i Rolex col sistema a bilanciere, che si ricaricano con il normale movimento del polso, lo sono. Eppure, l'idea di un pannello fotovoltaico al polso sembra più... brillante.


In alcuni post precedenti, mi sono divertito a scrivere di soluzioni ingegnose che, grazie alle moderne tecnologie, prevedono l'applicazione delle energie rinnovabili anche negli oggetti di uso comune, come il bikini solare o il cellulare ad acqua.

Oggi tocca al primo orologio da polso al mondo alimentato da un innovativo sistema ad aria compressa che utilizza microturbine.

L'Urwerk UR - 202 è dotato, infatti, di un sistema di microturbine eoliche che certo non risolverà il problema dell'approvvigionamento energetico mondiale, ma che, comunque, costituisce una novità nel design, contribuendo a diffondere l'impiego delle rinnovabili anche negli oggetti di utilizzo quotidiano.

Il modello fa parte della collezione 202 della URWEK SA, società di Ginevra.

Qui trovate la presentazione del modello UR - 202.

Ciao.

A presto.

lunedì 23 novembre 2009

Risposta mail bombing comune di Coccaglio (BS)


In relazione alla mailBombing su " White Christmas " al comune di Coccaglio (BS), ricevo questa brevissima mail di risposta:
Sono semplicemente allegati due documenti, il primo è il seguente, così come mi è stato recapitato:


Agli inizi del mese di Settembre 2009 furono inviate circa 500 lettere, una per ogni famiglia, per invitare i cittadini extracomunitari ad iscriversi al corso di italiano da organizzare presso la scuola pubblica. Circa un centinaio sono state restituite dal servizio postale con l’indicazione SCONOSCIUTO / TRASFERITO / IRREPERIBILE e ciò nonostante gli indirizzi erano stati prelevati dall’Ufficio Anagrafe. Era evidente che la situazione risultante presso l’Ufficio Anagrafe non corrispondeva alla realtà: vi erano diverse famiglie di extracomunitari che pur risultando risiedere ufficialmente a Coccaglio di fatto abitano altrove. Di fronte all’evidenziarsi di questa anomalia è stato chiesto come risolverla rispettando le norme vigenti.
E’ stato evidenziato che esiste una precisa norma dello Stato che regolamenta la materia la legge 24.12.1954 n. 1228 ed il relativo Regolamento aggiornato con DPR 30.05.1989 n. 223 – Ordinamento dell’Anagrafe della popolazione residente, che prevede:
- l’obbligo per il cittadino di iscriversi all’Anagrafe e di dichiararne le variazioni, pena l’iscrizione d’ufficio della variazione;
- l’obbligo per il cittadino extracomunitario di rinnovare la dichiarazione di dimora abituale al rilascio del permesso di soggiorno e ad ogni richiesta di rinnovo, pena la cancellazione previa diffida scritta di provvedervi entro 30 giorni.
L’invio dell’invito - diffida a mezzo raccomandata avrebbe comportato una spesa inutile in quanto avrebbe sicuramente avuto lo stesso esito degli invito all’iscrizione al corso di lingua italiana: una buona parte sarebbero state restituite.
Si è quindi organizzata la consegna a mani tramite gli agenti di Polizia Locale ritenendo che questa modalità avrebbe consentito di raggiungere alcuni risultati:
- la certezza della consegna al destinatario dell’invito a presentare il permesso di soggiorno rinnovato o la richiesta del rinnovo nonché il rilascio di chiarimenti necessari in quanto trattandosi di cittadini extracomunitari non si avrebbe avuto la certezza della comprensione del contenuto dell’invito;
- gli accertamenti sui nuclei familiari o le persone che si sono allontanate senza dichiarare la nuova residenza o la variazione.
In nessun atto è mai stato assegnato il nome “Operazione White Christmas”.
L’attività deve essere ricondotta ad una ordinaria attività d’ufficio, infatti ne il sindaco, ne la giunta, hanno mai deliberato o fatto ordinanze in tal senso o fatto qualche riferimento al natale. L’esigenza è nata per conoscere i reali numeri dei cittadini extracomunitari presenti a Coccaglio e meglio equilibrare le risorse economiche da destinare a progetti di integrazione. Ciò si è reso necessario perché si rischiava di organizzare corsi di alfabetizzazione a persone che già non sono più a Coccaglio in quanto irreperibili. L’Amministrazione di Coccaglio, dove non ci sono problemi di integrazione e criminalità, non è affatto razzista. Un serio progetto di integrazione mirato si è trasformato in una “bufala” strumentalizzata da parte della stampa.

Sindaco Franco Claretti

L'altro è un documento che porta l'intestazione del Comune di Coccaglio

C O M U N E D I C O C C A G L I O
Ufficio Anagrafe, Stato Civile e Elettorale
 0307725704 - Fax 0307725740
e-mail anagrafe@comunedicoccaglio.it

RELAZIONE DI NOTIFICA

Il sottoscritto, incaricato del Comune di Coccaglio, dichiara di aver notificato copia del presente atto
 mediante raccomandata R.R. inviata dall’Ufficio postale di Coccaglio;
 consegnandone copia a mani di _________________________________________________________________
in qualità di __________________________________________________________________, tale dichiaratosi
Coccaglio, _________________________, ore _____________
IL RICEVENTE IL NOTIFICATORE
al Sig.
COCCAGLIO
OGGETTO : Rinnovo della dichiarazione di dimora abituale.
Si avvisa che il permesso/carta di soggiorno in suo possesso
e' scaduto
e pertanto, ai sensi dell'art.7, comma 3 del D.P.R. 223/89 cosi'
come modificato dall'art.15 comma 2 del D.P.R. 394 del 31/08/1999,
e' necessario provvedere entro 60 giorni dalla data del rinnovo del
permesso di soggiorno stesso al rinnovo della DICHIARAZIONE DI
DIMORA ABITUALE.
La S.V. e' invitata a presentarsi presso l’Ufficio Anagrafe del
Comune per gli adempimenti necessari.
Dovra' essere esibito il permesso di soggiorno in corso di validita'.
COCCAGLIO, 27.10.2009 L’UFFICIALE D’ANAGRAFE - F.TO LORENZO MARINI

TERREMOTO L'AQUILA: 2 arresti per appalto ricostruzione in Abruzzo



(ASCA) - L'Aquila, 23 nov - Due persone sono state arrestate dai carabinieri di Pescara con l'accusa di aver manovrato la gara d'appalto relativa alla ricostruzione degli uffici amministrativi dell'Asl dell'Aquila, danneggiati dal terremoto di aprile. Si tratta di Claudio D'Alesio, 50 anni residente a Pescara, imprenditore, amministratore delegato della Fira servizi, e di Italo Mileti, 59 anni, ex assessore comunale di Pescara. L'arresto dei due e' stato disposto dal gip Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Gennaro Varone. L'operazione, denominata Ground zero, e' stata condotta del Nucleo investigativo del reparto operativo di Pescara.

L'accusa e' di millantato credito per illecita intermediazione verso pubblici ufficiali. Si ipotizza che D'Alesio e Mileti abbiano agito da mediatori tra privati e pubblica amministrazione con lo scopo di pilotare l'aggiudicazione di un appalto, per trarne profitto.

L'importo dell'appalto e' di circa 15 milioni euro nell'ambito della ricostruzione post terremoto dell'Aquila.

Mentre le indagini vanno avanti, Mileti si trova nel carcere di Chieti e D'Alesio in quello di Pescara. Sarranno interrogati, con molta probabilita', mercoledi' prossimo.

COME DISDIRE LEGALMENTE IL C.D. " CANONE RAI"






Il c.d. “Canone RAI” non esiste, è così da alcuni impropriamente appellato il tributo che è dovuto allo Stato per la proprietà dell’apparecchio televisivo.

Gli utenti sbagliano quando, pur non usandolo, detengono un televisore non funzionante e non ne pagano il tributo relativo ritenendo che così sia lecito.

Vogliamo sgombrare il campo da questo ricorrente equivoco, questo vi può causare la notifica di una cartella esattoriale da parte dell’Agenzia delle Entrate per omesso pagamento di tributi.

Il c.d “Canone RAI” ovvero il tributo che è dovuto allo Stato per la proprietà dell’apparecchio televisivo è dovuto anche se siete proprietari di un televisore non funzionante, che magari avete anche messo in cantina, ma non avete scritto all’Agenzia delle Entrate di farlo suggellare.

Coloro che vogliono sanare al riguardo la loro posizione futura con l’Agenzia delle Entrate possono usare le seguenti istruzioni.



Lettera da inviare raccomandata A/R quando si intende far suggellare il televisore.

La cessazione può essere effettuata in qualsiasi periodo dell'anno, se fatta entro e non oltre il mese di novembre vale dal gennaio dell'anno successivo. Il pagamento d'euro 5,16 è unico, spetterà alla Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 - SAT Sportello abbonamenti TV - mandare i propri incaricati ad insaccare e sigillare il televisore che l'utente dovra' mettere a loro disposizione.



A - SE SI POSSIEDE IL LIBRETTO DI ABBONAMENTO ALLA RAI:

1) Effettuare il pagamento di euro 5,16 mediante vaglia postale intestato a

"Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 - SAT Sportello abbonamenti TV - Cas. Post. 22 - 10121 Torino"

indicando sulla causale di versamento:

"Intendo far suggellare il mio televisore ed indico il numero del mio abbonamento n........................".

2) Cartolina contrassegnata con la lettera D ("D" = DENUNCIA DI CESSAZIONE DELL' ABBONAMENTO), compilarla in ogni sua parte, e barrare la casella "Intende far suggellare il Televisore a Colori".

Spedire la cartolina "D" assieme alla copia della ricevuta del vaglia postale per mezzo di lettera Raccomandata A.R..

Conservate con cura il vecchio libretto e tutti i documenti relativi alla pratica.



B - SE NON SI POSSIEDE PIU' IL LIBRETTO DI ABBONAMENTO ALLA RAI:

1) Effettuare il pagamento di euro 5,16 mediante vaglia postale intestato a

"Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 - SAT Sportello abbonamenti TV - Cas. Post. 22 - 10121 Torino"

indicando sulla causale di versamento: "Intendo far suggellare il mio televisore ed indico il numero del mio abbonamento n........................",

2) Raccomandata con ricevuta di ritorno a:

Spett. "Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 - SAT Sportello abbonamenti TV - Cas. Post. 22 - 10121 Torino"

Il sottoscritto chiede la cessazione del Canone TV e, pertanto, concede autorizzazione - a voi o alla Guardia di Finanza in vostra vece - ad accedere alla propria residenza per far suggellare il televisore tipo.............................................................(N° di Ruolo .......................... ........................) detenuto presso la propria residenza ed unica dimora. A tale scopo ha corrisposto l'importo di euro 5,16 a mezzo vaglia postale n° ....................... del ....../......./...... (allega in copia la ricevuta del versamento) sul quale ha indicato il numero di ruolo dell'abbonamento. Dichiara altresì di non essere più in possesso del libretto di abbonamento e di non possedere altri televisori. Dichiara altresì - a quanto gli è dato sapere - che gli appartenenti al suo nucleo familiare hanno unica dimora presso la sua residenza e che non posseggono altri televisori. Allega fotocopia proprio documento identità. E' edotto delle sanzioni penali previste dall'articolo 76 del TU sulla documentazione amministrativa (DPR 28/12/2000 n.445) nel caso di mendaci dichiarazion, falsita' negli atti, uso e esibizione di atti falsi o contenenti dati non piu' rispondenti a verita', sotto la sua personale responsabilita'

Cognome ........................................................... Nome...........................................................

Via ..................................................... Città ..................................................... CAP .............

Telefono............................................

Data .....................................

Firma .........................................

Spedire la raccomandata assieme alla copia della ricevuta del vaglia postale.

Conservate con cura tutti i documenti.

Aspettate che il funzionario SAT, o la Guardia di Finanza su incarico della SAT, venga a suonare il campanello di casa vostra per chiedervi il televisore da infilare nel sacco di iuta.

Il funzionario SAT, o la Guardia di Finanza, dovranno venire su appuntamento concordato poichè stanno espletando un servizio che voi avete richiesto, non hanno il mandato del Magistrato per entrare coattivamente a casa vostra e fare perquisizioni.

Dovrete essere quindi collaborativi, farvi trovare in casa, indicare il televisore da suggellare e mostrare al funzionario SAT o alla Guardia di Finanza, che nelle altre stanze della vostra abitazione non ci sono altri televisori.

Abbiamo ricevuto lamentele da utenti poichè, pur essendo passati anni di tempo dalla richiesta, nessuno è venuto a suggellare il televisore.

Se il funzionario SAT, o la Guardia di Finanza, non viene comunque voi siete a posto, avendo ottemperato a tutto quanto previsto dalla normativa vigente, e non siete tenuti a pagare il c.d. canone.



COMUNICAZIONE DEL GARANTE DELLA PRIVACY

Canone Rai: correttezza nei solleciti agli utenti
Niente pressioni sugli utenti e informazioni più corrette da parte dei cosiddetti "ispettori Rai" incaricati di contattare le persone che non risultano abbonate per sollecitare la sottoscrizione del canone televisivo. Gli incaricati Rai che svolgono questo servizio per conto della Agenzia delle entrate devono tenere un comportamento trasparente e fornire agli utenti informazioni chiare sulla propria attività in modo da non ingenerare errori o equivoci sul loro effettivo ruolo. Al termine di un'istruttoria avviata nei mesi scorsi il Garante privacy (con un provvedimento di cui è stato relatore Giuseppe Chiaravalloti) ha prescritto all'Agenzia delle entrate – Sportello abbonamenti tv alcune misure per conformare alla normativa i trattamenti di dati effettuati dagli agenti incaricati sulla base della convenzione tra l'Agenzia e la Rai del 2001. Sono ancora numerose le segnalazioni che giungono all'Autorità in cui si lamentano comportamenti ritenuti irrituali di agenti Rai che, qualificandosi come "ispettori", si presenterebbero presso le abitazioni e con toni minacciosi e con modalità considerate "inquisitorie" o "intimidatorie" procederebbero alla ricerca degli evasori del canone televisivo e a sollecitare gli abbonamenti. Segnalati anche casi in cui, di fronte alla titubanza dei cittadini nel fornire determinate informazioni, sono stati minacciati accertamenti nelle abitazioni. Entro il 30 aprile l'Agenzia delle entrate dovrà comunicare al Garante le misure necessarie impartite ai suoi agenti affinché i trattamenti dei dati siano conformi al Codice privacy. L'Agenzia dovrà innanzitutto garantire che gli agenti Rai spieghino chiaramente agli utenti, senza artifici e senza indurli in errore, la loro esclusiva attività di promozione dell'abbonamento televisivo. L'Agenzia dovrà garantire, inoltre, che l'informativa sul trattamento dei dati indichi con precisione quali informazioni sia obbligatorio fornire e quali no. Da evitare, infine, pressioni indebite sugli utenti "minacciando" controlli intrusivi nelle abitazioni.

Con un autonomo procedimento l'Autorità ha aperto un'istruttoria per verificare la corretta applicazione delle misure di sicurezza a protezione dei dati personali usati per il recupero dell'evasione del canone televisivo

http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1504209



LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO

Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni - Regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246 (in Gazz. Uff., 5 aprile, n. 78). - Decreto convertito in l. 4 giugno 1938, n. 880, (in Gazz. Uff., 5 luglio 1938, n. 150).

No Berlusconi Day - Sondaggio Pdl scomparso, hanno paura

tutto da vedere questo video

Schifani e la Mafia, parla David Lane, dell'Economist




23 novembre 2009
di Alessandro ?Ferrucci

“Pronto? Sì, mi dica”. Scusi, la chiamo per porle qualche domanda su Renato Schifani: non so se ha letto l’inchiesta di Marco Lillo, pubblicata venerdì, sul coinvolgimento del presidente del Senato in una vicenda legata ad alcuni capi della mafia. “Certo, ma c’è poco sa stupirsi...”. Cosa? “Ha presente che paese è diventato l’Italia?”. Già. Così parliamo con David Lane per avere un occhio “neutro” sul nostro paese: lui, da trent’anni vive nello Stivale, inviato dell’Economist, scrittore e autore di importanti inchieste sul malaffare, come L’ombra del potere. Ci risponde con una calma serafica. La calma di chi sa, e ha le prove.

Quindi...

Semplice, quest’inchiesta si inserisce perfettamente in un clima politico marcio, dove nessuno si prende le sue responsabilità. Figurarsi le dimissioni.


In particolare a cosa si riferisce?

Forse non ve ne rendete più conto, ma in Italia uno degli opinionisti di punta si chiama Giulio Andreotti. Se non sbaglio è stato accusato, ed è andato a processo, per concorso esterno in associazione mafiosa. Eppure quanto ci parlate”.


Bè, “Il Divo” non è l’unico caso...

No. Vogliamo “toccare” Silvio Berlusconi? Mi spiega in quale altro paese democratico un primo ministro può rifiutarsi di rispondere alla magistratura? Le rispondo io: nessuno.


Cosa sarebbe avvenuto in Inghilterra?

Escluso, politicamente finito. Gli sarebbero state imposte le dimissioni, a lui e a quelli come lui. Compreso Schifani.


Un esempio?

1963: John Dennis Profumo (di origini italiane, ndr) si dimette dall’incarico di segretario di Stato alla guerra, per le bugie su una sua relazione con una showgirl, sentimentalmente coinvolta anche con un funzionario dell’ambasciata sovietica.


E dopo l’addio alla politica, cosa ha fatto Profumo?

Scomparso dalla vita pubblica. Bandito. Per trent’anni ha svolto solo ruoli legati al sociale: una sorta di lento cammino verso la riabilitazione pubblica. Qui da voi basta andare in televisione per recuperare la faccia. Attenzione però, parlo di tutta la politica italiana, mica solo di quella governativa.


Allora un esempio legato all’opposizione...

D’Alema e Bertinotti: sono stati loro a segare le gambe a Prodi, a causare lo sfascio del centrosinistra. A fare danni. Ma sono comunque andati avanti.


Come è cambiata l’Italia in questi ultimi trent’anni?

In peggio. Sotto ogni punto di vista, anche rispetto a “tasti” pratici come il traffico o la pulizia delle strade.


Come mai?

È un problema culturale legato alla Chiesa: qui tutto si può confessare, tanto poi c’è qualcuno che ti assolve.


Questa classe politica è l’espressione dei suoi elettori?

Purtroppo sono tanti gli italiani che ammirano le furbizie, che preferiscono vivere a margine della legalità, delle regole.


Allora torniamo all’Inghilterra: è il Parlamento a “educare” i suoi cittadini; o sono quest’ultimi a “vigilare” chi li governa?

No. Esiste la stampa libera. Qualche tempo fa, un quotidiano conservatore, il Daily Telegraph, ha pubblicato un’inchiesta sui costi della politica. La reazione è stata di disgusto, totale. E nessuno ha permesso alla “casta” di fare lobby.


Quindi il problema è l’informazione...

In Italia manca la televisione. La tv di stato inglese, la Bbc, dà le notizie, informa, potrei anche dire che educa. Da voi no. Non riesco a vedere il Tg1 né il Tg2. Qualche volta mi concedo il Tg3


Basta? Non vede nient’altro?

Non mi perdo mai le previsioni meteorologiche: sono le uniche affidabili.


da Il Fatto Quotidiano del 22 novembre 2009

NO B.DAY, Bersani meglio esserci


23 novembre 2009
Caro Colombo, ma perché non andare il 5 dicembre in piazza Navona a manifestare? La sibilla Bersani pare abbia rivelato che “il più antiberlusconiano non è quello che urla di più ma quello che manda a casa Berlusconi”. Come in tutte le rivelazioni misteriose ci sarà un senso, ma non si capisce. Mi puoi aiutare?

Ornella

PROVO A FARLO con qualche difficoltà. Ho notato anch’io l’irritazione di Bersani verso piazza Navona e non capisco. Conoscevo bene e seguivo Václav Havel ai tempi della “rivoluzione di velluto” di Praga. Non mi risulta che fosse irritato quando gli hanno detto che piazza San Venceslao era gremita di giovani in attesa. Certo, la manifestazione poteva anche non andare come è andata, poteva intaccare poco o niente lo stato delle cose. Ma non era una ragione per restare a casa. I giovani di quella piazza traboccante comunque hanno saputo che Václav Havel era uno di loro. Hanno scoperto di avere un capo. A parte l’irritazione, la frase di Bersani (dunque la logica di Bersani quanto all’andare o non andare alla manifestazione dei cittadini contro il governo Berlusconi in piazza Navona) rimane difficilmente traducibile. La sua risposta, come molte battute, suona bene. Ma la prima parte della frase sembra dire soltanto che l’urlo non va bene. Dunque una questione di buone maniere. La seconda parte della frase non dice niente, perché non indica alcuna via d’uscita. Si limita a ripetere che è bravo chi manda a casa Berlusconi. Però senza alzare la voce (che poi non è “l’urlo”, ma ciò che Desmond Morris ne La scimmia nuda definiva “il comportamento pubblico”), però senza andare in piazza, senza correre il rischio che a qualcuno sfugga una frase inopportuna e maleducata, senza dare un segno di essere dalla parte dei cittadini che si sentono esasperati e soli. Non è un po’ troppo cauto e introverso un simile modello di azione politica? Come ci dimostra l’attuale maggioranza, che non interrompe mai una sua infinita campagna elettorale, il coinvolgimento degli elettori e la presenza dei leader politici per cui quegli elettori hanno votato, ha una efficacia che del resto constatiamo anche nella vita politica americana. Barack Obama va in piazza persino dove la piazza non c’è. Per sostenere la sua riforma sanitaria il presidente degli Stati Uniti è stato visto varie volte parlare al pubblico improvvisato dei supermarket. Difficile dire quali sono le condizioni della manifestazione politica perfetta. Ma molte importanti lezioni sembrano ripetere lo stesso messaggio. Meglio esserci.


Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Orazio n. 10 lettere@ilfattoquotidiano.it - o compila un form qui

domenica 22 novembre 2009

Il controllo del vicinato



Il controllo delle strade con militari, carabinieri, poliziotti, truppe antisommossa, finanzieri, vigili, guardie municipali, guardie private, camionette, mitra, giubbotti anti proiettili, manganelli, caschi e le indimenticabili ronde non riesce più a garantire la sicurezza del cittadino. La Regione Lombardia è corsa ai ripari. L'assessore del Pdl Stefano Maullu ha introdotto il controllo del vicinato. A Milano, associazioni e amministratori di condominio potranno indicare eventuali sospetti alle forze dell’ordine. Saranno istituite: "Zone di Controllo del Vicinato" con appositi cartelli stradali. Si potrà finalmente mandare in galera il vicino di casa: il sogno di tutti gli italiani.