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sabato 31 ottobre 2009

PUOI CONTRIBUIRE A FARE LA STORIA...

SONO IN PIAZZA...


Certo la rete è bella…dalla comodità della tua casa ti permette di interagire con il mondo, di scambiare pareri…di informarti…lamentarti…arrabbiarti e ti dà l’illusione di poter cambiare le cose stando comodamente seduto,no cari amici sappiamo tutti non essere così. Ancora è la piazza il luogo dove chi,come noi, non ha tv o giornali può fare sentire la propria voce. Vi dico questo perché è in piazza che ho deciso di andare,per meglio dire tornare, e ho preso questa decisione perché non vedo altra alternativa a quella della mobilitazione in prima persona, non vedo quale altra possibilità abbiamo di fermare questo regime putrefacente ,se non quella di riappropriarci dell’agorà. Da un po’ è terminato il “lusso” di poter delegare, qui mi rivolgo a te rivoluzionario da tastiera, è il momento di esporsi in prima persona di impegnarsi realmente impegnando tempo e risorse…non aspettiamo il partito o il leader di turno , se vogliamo ottenere qualcosa siamo noi che dobbiamo muoverci e se vogliono leader e partiti e altre realtà sociali si accodano ….per ottenere questo dobbiamo profondere uno sforzo enorme e prendere questo come un impegno di importanza vitale, farne un passatempo fa perdere solo tempo a te ed agli altri.


Per tutto questo ho deciso di dedicarmi totalmente alla promozione della manifestazione del 5 dicembre a Roma, il segnale che non ne possiamo più di questo tiranno deve arrivare forte e chiaro, non possiamo fallire la batosta che subiremmo sarà difficilmente assimilabile a breve…

Sono anni che frequento la rete e sarebbe sufficiente ,che una piccola percentuale ,di chi impreca contro questi farabutti al potere si attivasse per mandarli a casa e le possibilità che questo avvenga sarebbero enormi, ma purtroppo il numero di persone che passa dalla rete alla realtà è ancora infinitamente basso…credo sia giunta l’ora di invertire la rotta, per questo vi invito ad attivarvi con azione concrete affinché questa manifestazione abbia successo, io ci sarò!!

Curzio Maltese: LA BOLLA

Cala il sipario sulla nave dei veleni. Ma resta la domanda: sotto il mare di Cetraro che ci sta?


Urbi et Orbi, Stefania Prestigiacomo Ministro dell’Ambiente e Piero Grasso Procuratore della DDA (Direzione distrettuale antimafia) hanno ufficialmente smentito le dichiarazioni del pentito Francesco Fonti in merito alla presenza di una nave carica di non precisati veleni nelle acque di Cetraro a 300 metri di profondità.


Ha detto il Ministro:

Il caso Cetraro è chiuso. Il relitto a largo delle coste della Calabria non è la nave dei veleni ma è la nave passeggeri “Catania”, costruita a Palermo nel 1906 e silurata nel corso della Prima guerra mondiale il 16 marzo 1917. Fino a 300 metri di profondità e per un raggio di 7 chilometri sono da escludere tracce di contaminazione radioattiva.

Scrive Claudio Cordova su Strill.it:

No, mi dispiace, rispetto la versione data dalle Istituzioni, ma non ci credo. Ma questo ha ben poca importanza: ha molta più importanza il rapporto dell’Arpacal di appena un anno e mezzo fa, hanno molta più importanza i pareri, espressi in periodi diversi, di tre magistrati della Repubblica.

venerdì 30 ottobre 2009

NON E’ UN PAESE PER GIUDICI

di Carlo Anibaldi


Questo post intende rendere onore e pubblicamente ringraziare Magistrati come la Dott.ssa Gabriella Nuzzi e gli altri magistrati del pool di Salerno, duramente castigati dal CSM su sollecitazione del Ministro della Giustizia. Persone degne, animate da senso dello Stato, fedeltà alle Istituzioni ed alla Costituzione, anche in questi tempi bui dove larga parte del mondo politico sembra remare contro questi principi fondanti la professione di magistrato; quasi alla stessa maniera di far credere come cosa buona esecrare un medico che operi secondo scienza e coscienza invece che su altri principi, di second’ordine. Il loro operare è stato limpido e nei termini di Legge ed è anzi un esempio e un faro per orientarsi in un mare inquinato da mille sirene e trovare sempre la rotta. Le sirene sono sempre le stesse dalla notte dei tempi: la lusinga del potere dell’uomo sull’uomo, la lusinga del danaro da accumulare in qualsiasi maniera e in quantità superiore alle esigenze di chiunque, la lusinga del narcisismo patologico. I frutti avvelenati di queste malie sono la corruzione, la disonestà intellettuale, il meschino uso della forza con i deboli e l’accondiscendenza con i potenti.
Questi valenti professionisti acquisiscono, loro malgrado, grande spessore in una società malata, con i valori sovvertiti, dove si fa quotidianamente apparire come cosa vera che Cristo è morto in Croce per garantire i privilegi dei potenti di questa terra. Queste oneste persone sono state spesso uccise barbaramente in quanto “scomode” agli interessi di bande criminali, di funzionari corrotti e di gruppi di potere illecitamente acquisito o usurpato. Oggi, e non so quanto questo sia un buon segno per la Società e le Istituzioni, non è più necessario ad alcuno che vengano uccise, è infatti possibile isolarle e screditarle. Questa operazione di “intelligence criminale” non sarebbe possibile senza la complicità o semplicemente l’omertà di giornali, TV e organi di controllo.
In questa società di basso profilo i funzionari fedeli, intelligenti e onesti come la Dott.ssa Gabriella NUZZI, sono costretti a farsi eroi e martiri, con sacrificio personale enorme, che uno sguardo minimamente oggettivo giudicherebbe di certo sproporzionato, in tempo di pace e Democrazia. Infatti paradossalmente accade che in questi tempi ci sia gente onesta che paga prezzi altissimi come accadde a socialisti ed ebrei al tempo del Fascismo.
Tutto ciò ha dell’incredibile, in Italia infatti è più pericoloso fare il Magistrato che fare il minatore e l’uomo qualunque deve poter protestare, almeno come primo passo, ma ci saranno altri passi da fare se l’Italia continua su questa strada della vergogna.

Salerno comune riciclone




Buone notizie sul fronte degli sforzi per la vivibilità e l'innalzamento della qualità della vita. Il Comune di Salerno è stato infatti riconosciuto quale "Comune Riciclone 2009" . Nello speciale Comuni Ricicloni 2009 pubblicato da Rifiuti Oggi, il trimestrale di Legambiente (n. 2, anno 19) a pag. 6 si legge: “La sorpresa delle sorprese è data da Salerno. Città capoluogo, in Campania!!! Comune Riciclone al 45%. L’unico capoluogo a esserlo in tutta l’Italia del centro-sud. Dimostrazione che dall’emergenza si può uscire, che i modi per farlo ci sono. A chiunque dirà qualcosa circa supposte impossibilità o evidenti difficoltà, che nessuno nasconde, la risposta finalmente c’è ed è: Salerno”. Inoltre il Rapporto Campania del Conai-Comieco conferma la crescita del senso civico dei cittadini campani e la presa di responsabilità delle amministrazioni locali verso i temi ecologici. Sul rapporto si legge infatti che in Campania sono state raccolte nel 2008 oltre 151.200 tonnellate, pari a 26,1 kg per abitante, con un incremento di oltre 33mila tonnellate rispetto al 2007. “ La crescita della raccolta differenziata di carta e cartone in Campania (+ 28,1%) ha sicuramente fornito un contributo importante all'uscita della Regione dalla situazione di emergenza rifiuti. Questo risultato è dovuto all'impegno dei cittadini e agli sforzi congiunti di Comieco e della struttura del sottosegretario all'emergenza rifiuti negli ultimi due anni”. ha dichiarato Carlo Montalbetti, Direttore Generale di Comieco. Cresce dunque la Campania, grazie anche all’apporto dato dai Comuni che fanno della raccolta differenziata un punto d’onore. In particolare, si tratta di quei Comuni, individuati da Comieco nel 2007 e convogliati in un Club dei virtuosi (che oggi annovera ben 40 adesioni), che da soli raggiungono una media procapite di 46kg, quasi il doppio della media regionale. La provincia di Salerno si conferma regina con un procapite di quasi 31 kg di carta e cartone differenziati da ciascun abitante; immediatamente dietro la provincia di Napoli con oltre 28 kg/ab. Più distaccate le altre provincie: Benevento (22,3 kg/ab); Avellino (21,0 kg/ab) e Caserta (17,4 kg/ab). Grazie alla raccolta differenziata, la Campania ha potuto beneficiare di notevoli vantaggi economici: “Solo nel 2008 il sistema Comieco ha trasferito ai comuni della Regione oltre 6,85 milioni di euro come corrispettivo per i servizi organizzati” ha spiegato Montalbetti. Ma non è tutto. Fare la raccolta differenziata significa anche risparmio ulteriore in termini di economia (per i mancati costi di discarica, ad esempio), di ambiente (mancata produzione di CO2) ma anche sociali (nuovi posti di lavoro connessi al riciclo). “Nell’ultimo decennio in Campania, grazie alla raccolta differenziata i benefici hanno superato i 58,8 milioni di euro” – ha concluso Montalbetti. 24 / 07 / 2009

RIFIUTI: COL 77,8% DI RICICLAGGIO CESSALTO IL COMUNE PIU' VIRTUOSO.MALE ROMA E IL SUD MIGLIORA

E' ancora un comune del Nord il piu' ''riciclone'' d'Italia. Cessalto in provincia di Treviso scala la vetta e si piazza al primo posto della classifica di Legambiente che ogni anno assegna gli Oscar del riciclo ai comuni che gestiscono meglio i propri rifiuti. Ma non c'e' solo il Nord. Anche nella Campania assediata dall'emergenza rifiuti, infatti, sono 61 i comuni da cui prendere esempio in materia di differenziata.
''Sono 10 milioni gli italiani che abitano nei 1280 Comuni Ricicloni 2009 - ha detto Andrea Poggio, vicedirettore Nazionale Legambiente -. Confermano che riciclare si puo', anzi, si deve. Non solo: hanno dimostrato che basterebbe estendere le raccolte differenziate a tutto il Paese per dare un contributo fortissimo agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2.
Attivando servizi di raccolta differenziata i comuni che hanno partecipato a Comuni Ricicloni hanno evitato l'emissione in atmosfera di 2,8 milioni di tonnellate di CO2, pari al 6% di dell'obiettivo del protocollo di Kyoto per l'Italia. A questo risultato si aggiungono i quasi 7 milioni di tonnellate di rifiuti sottratte al business discarica''.
Quest'anno per diventare Comune Riciclone bisognava aver superato la soglia del 45% di raccolta differenziata, nell'anno 2008. Mentre, ai comuni sotto i 10.000 abitanti delle regioni del Nord Italia la giuria ha imposto il superamento della soglia del 55%.
Vincitore assoluto dell'edizione 2009 e' il comune di Cessalto (TV), 3.754 abitanti, che, oltre ad aver conseguito il 77,8% di raccolta differenziata, ha l'indice di buona gestione piu' alto in Italia: 87,6%. Spicca il risultato di Salerno, unico capoluogo riciclone del centro sud, per aver raggiunto il 45,7% di raccolta differenziata.
Oltre la meta' dei Comuni Ricicloni si sono strutturati per la gestione dei servizi in sistemi consortili e i circa 6,3 milioni di abitanti che ne beneficiano sono tutti residenti nel nord Italia, di cui la meta' nel nord est. Questo conferma la validita' dei sistemi di raccolta e dei servizi offerti dai consorzi, grazie alla distribuzione uniforme su ampie aree di territorio.
Tre gli esempi piu' significativi premiati da Legambiente con il premio speciale ''Cento di questi consorzi'': Fiemme Servizi spa provincia di Trento (27.585 ab. che raccolgono in modo differenziato il 78,5%), il Consorzio Intercomunale Priula, provincia di Treviso (241.551 abitanti e 77,1% di r.d.), Amnu spa, provincia di Trento (57.026 ab e 74,6% di r.d.).
Con una percentuale del 64% sul totale dei comuni e' il Veneto a svettare in cima alla classifica delle regioni, seguito dalla Lombardia con il 25,2% (389 comuni ricicloni), il Friuli Venezia Giulia con il 21,9% di ricicloni sul totale e il Piemonte con il 19,5%. Ed e' nella classifica dei Comuni con oltre i 10.000 abitanti che risulta piu' evidente la supremazia veneta e in particolare della provincia di Treviso che nelle prime 15 posizioni vanta ben 13 comuni. Tra i piccoli comuni, invece, nelle prime trenta posizioni troviamo ben 29 realta' del nord est dislocate tra Veneto e Trentino Alto Adige.
Da sottolineare positivamente l'avanzata delle Marche, con le ottime performance di Potenza Picena e Montelupone entrambi in provincia di Macerata e della Sardegna che ottiene premi nelle singole filiere e un premio come Regione. Segnali questi che la politica di incentivi e disincentivi adottata dalla Regione Sardegna sta dando i risultati attesi, visto che e' passata dal 3% di raccolta differenziata del 2002 al 38% a dicembre 2008.
Nell'annuale classifica dei comuni con migliori performance in materia di gestione dei rifiuti e' sempre il nord (1112 adesioni) a farla da padrone ma anche al sud ci sono buoni segnali: hanno superato la soglia d'ingresso del 45% 127 amministrazioni del sud (contro le 71 dello scorso anno) e 41 del centro. Maglia nera alle grandi citta': nessuna infatti ha superato la soglia stabilita per essere ''riciclona''. Milano al palo con il 35,4% e Roma al 19,5% di raccolta differenziata.
Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia, al nord vince Verbania (con il 72,8 % di r.d), seguita da Novara (70,9 %) e Asti (62,1%). A Salerno va la palma di unico Comune Riciclone del centro-sud ad aver superato la soglia minima con il 45,7% di r.d. a dimostrazione che dall'emergenza si puo' uscire partendo dalla raccolta differenziata porta a porta. Al capoluogo campano e' anche stato assegnato il ''Premio Conai'' per la realizzazione di un piano industriale per la raccolta e gestione dei rifiuti con un sistema integrato domiciliare che ha coinvolto cittadini e amministrazione con capillari campagne di informazione.
Nella classifica dei Comuni sopra i 10mila abitanti i primi posti sono occupati al nord da Sommacampagna (VR), Roncade (TV) e San Biagio della Callalta (TV). Al centro, in prima posizione il comune di Potenza Picena (MC) seguito da Montespertoli (FI) e Porto Sant'Elpidio (AP). Al sud spiccano i risultati della provincia di Salerno che si caratterizza come la migliore della Campania con il comune di Bellizzi (SA) al primo posto per il secondo anno consecutivo (con il 72,9 % di r.d.), seguita da Fisciano (SA) e Giffoni dei Casali (SA).
Tra i comuni sotto i 10mila abitanti al nord viene premiato il comune di Ponte nelle Alpi (BL) (essendo Cessalto primo, ma gia' premiato come vincitore assoluto) seguito da Carano (TN). Il Trentino mostra la sua tradizione di amico dell'ambiente con ben 9 citta' tra le prime 20. Al centro sono marchigiani i comuni piu' ricicloni: il comune di Montelupone (Mc) e' il primo della classifica generale, seguito da Serra de' Conti (An). Li affianca al terzo posto il laziale Oriolo Romano (VT). Al sud sono campani i comuni nelle prime tre posizioni: San Marco dei Cavoti in provincia di Benevento, seguito da Rofrano (SA) e Cerreto Sannita (BN).
Con il semplice gesto di differenziare i rifiuti si ottengono due risultati rilevanti: vengono sottratti al business della discarica quasi 7 milioni di tonnellate di materiali e vengono evitate emissioni di CO2 in atmosfera; attivando servizi di raccolta differenziata i comuni che hanno partecipato a Comuni Ricicloni, compresi quelli non entrati in graduatoria, hanno evitato l'immissione in atmosfera di 2,8 milioni di tonnellate di CO2; i Comuni Ricicloni, da soli, 1.370.000 tonnellate! Per questo ogni comune avra' un proprio spazio su www.stopthefever.org il sito dove i cittadini di Stop the Fever si prendono piccoli impegni che fanno aumentare il calcolatore delle emissioni evitate. I cittadini dei Comuni che hanno aderito a Comuni Ricicloni contribuiranno a far alzare il calcolatore. (Asca).

COMUNI RICICLONI 2009 - VINCITORI PER CATEGORIA

giovedì 29 ottobre 2009

Agile: 1200 licenziamenti

Scatta la protesta, tutti sul tetto




I lavoratori dell'Agile, azienda di telecomunicazione che ha la sua sede storica a Roma, hanno occupato i locali della sede sulla Tiburtina. In dieci sono saliti sul tetto, indossando maschere bianche. Da tre mesi non ricevono lo stipendio e ora l'azienda ha annunciato 1200 licenziamenti. In tutta Italia i lavoratori dell'Agile sono 2000.

Quella di questa azienda é una storia travagliata. Oltre a non pagare stipendi e contributi la proprietà di Eutelia si rifiuta anche di rendere noto quali siano i suoi progetti industriali per il futuro. "Intanto a me hanno bloccato il conto in banca - spiega Sergio - in tasca ho due euro e la mia è una famiglia monoreddito".

La vicenda inizia negli anni '90 quando la Olivetti Solutions viene venduta prima alla multinazionale Wang e poi a Getronix. Nel 2006 la famiglia aretina Landi compra Getronix e numerose altre aziende, come la Edisontel (del gruppo Edison) e la Bull. Dalla fusione di queste imprese viene creato il marchio Eutelia.

I bilanci dell'impresa iniziano, però, ad andare in rosso e attirano l'attenzione della GdF che apre delle indagini. A giugno 2008 viene annunciata la crisi, parte la cassa integrazione per i lavoratori e poi i contratti di solidarietà. A gennaio 2009 viene annunciata la dismissione del settore informatico. A giugno la famiglia Landi cede il ramo dell'IT ad Agile, piccola srl di Potenza a sua volta rilevata a da Omega spa. Da allora le commesse iniziano a sparire.

"Non pagano più i fornitori" spiega Paola, dipendente che dal 15 giugno non ha più un lavoro. Eutelia aveva infatti rapporti di prim'ordine sia con il mondo della pubblica amministrazine (ministeri, Rai ed enti locali) sia con il privato (banche e aziende). Di fronte a tutto questo l'azienda continua a non sedersi al tavolo con i sindacati e il ministero per lo Sviluppo Economico per trattare. Non ha risposto neanche al ministro Scajola che l'aveva convocata. I lavoratori vogliono andare fino in fondo: "facciamo i turni e rimaniamo qui fino a quando non ci daranno risposte, vogliamo che la nostra voce arrivi fino alla Presidenza del consiglio".

Nave dei veleni: una tragedia che continua

In base agli ultimi accertamenti il relitto scoperto lo scorso settembre al largo di Cetraro non risulta essere la nave Cunski e fino alla profondità di 300 m non si rivelano alterazioni della radioattività. Mentre le ricerche continuano a proseguire lungo la costa l’intera Calabria si mobilita alla ricerca di una verità nascosta da troppo tempo.

di Salvina Elisa Cutuli



Lo scorso settembre una grande nave mercantile è stata trovata ad una profondità di 480 m sul fondale antistante Cetraro

Lo scorso settembre una grande nave mercantile è stata trovata ad una profondità di 480 m sul fondale antistante Cetraro, territorio in provincia di Cosenza, dal sottomarino telecomandato della nave che la Regione Calabria sta utilizzando per fare luce sulla vicenda delle imbarcazioni trasportanti materiali radioattivo e tossico fatte affondare nel Tirreno. Dalle prime foto scattate in quell’occasione risultava che la stiva della motonave fosse piena, non si sa però di quale materiale, e sulla prua si intravedevano dei fusti oltre a due contenitori visibili anche all’esterno della motonave stessa.

Un primo sospetto ricadeva sulla nave Cunski, imbarcazione che avrebbe trasportato 120 contenitori di materiale tossico e che avrebbe fatto parte di un gruppo di navi fatte sparire grazie all’aiuto della cosca Muti di Cetraro, secondo le informazioni ricavate dalle dichiarazioni spontanee del pentito Francesco Fonti.

Proprio ieri è arrivato il tanto atteso verdetto sull’identità dell’imbarcazione ritrovata il mese scorso. Dalle prime analisi dichiara il ministro Prestigiacomo "è emerso che fino alla profondità di 300 metri non si rilevano alterazioni della radioattività. L'accertamento che il relitto in fondo al mare non sia il Cunski e il mancato rilevamento di radioattività fino a 300 metri che, ribadisco non esclude la possibilità che si tratti in ogni caso di una 'nave dei veleni', deve indurre alla prudenza ed alla responsabilità quanti fino ad ora hanno procurato, senza avere riscontri attendibili, paura e allarme sociale, con gravissime ripercussioni economiche per la Calabria".

Il ministro ha continuato sostenendo “questi primi esiti delle ricerche non escludono la possibilità che i fusti contenuti nel relitto possano contenere rifiuti pericolosi o radioattivi e per questo il programma di indagini della 'Mare Oceano' proseguirà col prelievo di sedimenti dai fondali, di carotaggi in profondità e col prelievo di campioni dai fusti".




Il Ministro è stato chiamato in causa per lo svolgimento delle ricerche sulle navi dei veleni

Dubbi sul fatto che il relitto individuato al largo di Cetraro fosse quello della Cunski, come riferito da Fonti, sono stati sollevati in più articoli dal giornale Gazzetta del Sud che, basandosi sui registri navali internazionali, ha ricostruito la storia della Cunski. La nave infatti nel 1991, anno in cui il pentito dice di averla fatta affondare, non si chiamava più così, ma Shahinaz e sarebbe stata dismessa nel 1992 nel porto indiano di Alang, la terza struttura al mondo per le demolizione di navi.

Tra le altre dichiarazioni Francesco Fonti aveva parlato dell'acquisto di tre navi da parte della 'ndrangheta per gestire il traffico illecito dei rifiuti radioattivi.

Uno dei nomi forniti è quello di un sommergibile affondato nel 1941, un altro nome non risulta mai iscritto ed il terzo corrisponde a 12 navi, molte delle quali dismesse prima del 1994.

E mentre le indagini continuano, la Calabria si mobilita. Sabato scorso un lungo e poderoso corteo ha attraversato le strade della città di Amantea per chiedere alle istituzioni di far luce sull’intera questione, mentre i sindaci del Tirreno cosentino chiedono al Governo di dichiarare lo “stato di emergenza” per il relitto al largo di Cetraro.

L’assessore all’ambiente della regione Calabria dichiara "L'ho saputo da voi giornalisti. E questo dà l'idea della collaborazione che c'è con il Governo". "Bene la Prestigiacomo perché specifica che le ricerche continueranno e bene che il ministro stesso ammetta che la nave su cui si sta lavorando possa purtroppo contenere materiale nocivo. Ma penso che a questo punto, davanti all'evidenza che non si tratti della Cunski, il governo dovrebbe dare l'ordine di monitorare tutta la zona, alla ricerca di altre navi".




E' necessario monitorare tutta la zona alla ricerca di altre navi

"Ribadisco” - ha sostenuto Greco – “un punto cruciale: la Regione Calabria vuole avere una parte dei campioni raccolti in modo da poter effettuare delle analisi indipendenti. Questo è un punto fondamentale e su questo il Governo non ci ha ancora risposto. Del resto che la collaborazione con il Governo non sia soddisfacente lo dimostra il fatto che ho saputo dell'annuncio della Prestigiacomo dalle agenzie di stampa". Anche il sindaco di Cetraro, Giuseppe Aieta, ha avuto da che dire sulla questione "Io quella nave la voglio fuori dai fondali. Poi la farò diventare un museo, a futura memoria".

Non è tardata ad arrivare la replica del sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia che ha dichiarato ''è francamente incomprensibile l'atteggiamento delle Istituzioni Regionali calabresi che sembrano palesemente contrariate dalla notizia che i rilievi effettuati per conto del Ministero dell'Ambiente, dal Reparto Ambientale Marino della Guardia Costiera e sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia escludono che il relitto a largo di Cetraro sia della Nave Cunsky e che a 300 metri di profondità non risultano tracce di radioattività".



Sabato scorso un lungo e poderoso corteo ha attraversato le strade della città di Amantea

Non si capisce infatti perché l'Assessore all'Ambiente della Regione Calabria voglia continuare a creare allarme nella popolazione con evidenti ricadute già determinatesi sulla vita economica calabrese. Chiedere, come fa un Assessore, un'analisi indipendente sui reperti significa implicitamente mettere in dubbio la correttezza e l'opera dei Magistrati inquirenti, del Ministero dell'Ambiente e della Guardia Costiera. Tutto ciò da' il quadro del profilo morale istituzionale di chi pone in essere tale comportamento".

Speriamo che questa accesa diatriba tra le istituzioni si interrompa al più presto per il bene di tutti, perché qui ad andarci di mezzo sono i cittadini tutti e il loro diritto alla verità, una verità purtroppo nascosta ormai da tanti anni.

mercoledì 28 ottobre 2009

Non investite in Italia nel settore ambientale: e' troppo rischioso!

Questa è la conclusione che un potenziale investitore italiano o straniero deve necessariamente trarre dopo aver letto un rapporto della Deutsche Bank intitolato "Global Climate Change Policy Tracker: An Investor's Assessment".

Un ufficio studi di questa banca (il DB Climate Change Advisors), in collaborazione con il Columbia Climate Center dell'Earth Institute della Columbia University di New York, ha effettuato un'analisi del rischio per chi volesse investire nel settore ambientale nei vari Paesi del mondo, con particolare riferimento a quelle attività legate alla mitigazione dei cambiamenti climatici, come, ad esempio, lo sviluppo e la produzione di energie rinnovabili.

Quali sono i risultati di questa analisi? Lasciando chi fosse interessato alla lettura del rapporto (liberamente scaricabile qui), vado direttamente alle conclusioni. Ebbene, Germania, Francia, Giappone, ma anche Paesi come la Cina, che comunemente l'opinione pubblica ritiene restia ad investire in questo campo, appaiono particolarmente appetibili agli investitori, soprattutto per le strategie lungimiranti dei loro politici che spesso si concretizzano in incentivi (come ad esempio le cosidette feed-in tariff policies). Altri Paesi, come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e il Canada, sono considerati a medio rischio.

E noi? Ebbene, l'Italia viene considerata un Paese ad alto rischio per gli investitori in questo campo, soprattutto perché oggi l'Italia non ha nessuna politica di incentivazione ambientale e, in generale, non ha una chiara politica ambientale e climatica: e, si sa, gli investitori hanno bisogno anche di certezze e stabilità.

Certo, a tale situazione deve aver contribuito la politica ambientale di questo Governo, prima appiattita sulle posizioni "scettiche" dell'amministrazione Bush e ora in cerca di una identità ambientale. E così oggi una foto del Presidente Berlusconi campeggia nella home page del sito dedicato alla Conferenza di Copenhagen (si veda qui nel momento in cui questa notizia dovesse essere tolta dalla prima pagina). Nel titolo si afferma che gli investimenti "climatici" in Italia sono solo per i coraggiosi. Un'altra bella figura a livello internazionale...

Non voglio fare considerazioni di nessun tipo. Certo è che, ancora una volta, il mondo non ci aspetterà.

AVERE TEMPO

VERSO UNA VITA CREATIVA



Abbiamo già visto che nei paesi in cui le masse sono controllate c’è sempre un alto livello di stress. Come nelle sette a controllo mentale, uno dei perni centrali per massimizzare la manipolazione emotiva dei membri è che devono essere sempre tenuti occupati a fare qualcosa, senza avere abbastanza tempo per organizzarsi diversamente. Quindi, se vogliamo un certo livello di libertà, dobbiamo impegnarci a favorire degli stili di vita in cui viene garantito un sufficiente spazio a qualsiasi attività non pianificata, anche quelle non produttive. Nel mondo moderno si vive di corsa nella paura di perdere il modello di vita imposto dalla propaganda. Il possesso del superfluo diventa una fonte di tensione, figuriamoci dunque quale forza possono avere le pressioni mentali subite dalle persone che stanno nei gradini più indifesi della società, quelli che non hanno certezze nemmeno sui beni primari.

Il consumo è direttamente collegato al guadagno economico e quindi su larga scala al potere politico e mediatico. Infatti, la preoccupazione maggiore di chi ha interessi estesi a livello mondiale è che possa diminuire il consumo e quindi il potere di controllare il sistema. I Mass Media influenzati da gruppi privati, quindi, ci abituano fin da piccoli che la soluzione a tutti i nostri mali sociali è essere positivi e consumare di più. Lo schema in cui siamo immersi è quello del “Fare”: Diventiamo sempre più efficienti nell’ottimizzare i tempi, pianifichiamo e ci specializziamo senza però avere colto il senso profondo delle nostre azioni. Non abbiamo più la serenità di affrontare i problemi collettivi con una visione d’insieme perché la nostra principale preoccupazione è avere una sicurezza economica personale sempre più stabile e non essere tagliati fuori dal sistema. Ci sacrifichiamo così a fare un lavoro che non ci piace, sopportiamo pressioni psicologiche trascurando il nostro riposo e la nostra salute.





Più viviamo in una situazione di urgenza e stanchezza e più le azioni che facciamo sono approssimative e senza troppa riflessione. Per noi è prioritario lavorare sempre di più, magari a condizioni sempre peggiori, piegandoci in nome dell’urgenza di reperire sufficiente denaro. La necessità di guadagnare viene utilizzata come la maggiore forma di ricatto per gestire le masse sotto una linea uniforme. In una situazione di paura i valori sbiadiscono e, chi riesce a rimanere a galla, anche sfruttando le persone più deboli, non viene esageratamente condannato. Le enormi tensioni e i disagi accumulati vengono sfogati incolpando chi è meno efficiente o chi non si sacrifica come abbiamo dovuto fare noi. In questa maniera contribuiamo a fare il gioco di chi vuole manipolarci, incoraggiando una vita misera e incompleta. L’energia che deriva dalla cooperazione viene ridotta al minimo determinando l’ambiente migliore per sfruttare le masse: quello del “tutti contro tutti”.



CONSUMIAMO MENO



Come si risolve questo problema? Prima di tutto ripristiniamo le condizioni sociali che ci permettono di affrontarlo. Dobbiamo diffondere il consenso ad avere una parte consistente della nostra vita libera dalle occupazioni. E’ di fondamentale importanza ritagliarsi un tempo ben definito che non sia invaso da pressioni esterne. E, a meno che non facciamo parte di una classe sociale veramente agiata, questo spazio non può essere ricavato senza lavorare di meno. Alleggeriamoci del superfluo e Impariamo a spendere molto meno di quanto gli standard della vita sociale vorrebbero imporre. Allentiamo la morsa innaturale degli impegni e riprendiamo confidenza verso ritmi più naturali e consoni all’uomo. Nessuno si sforzerà per fornirci tale spazio, siamo noi che dobbiamo fermarci e costruircelo andando contro corrente e accettando quella dose di “rischio” che deriva dal non uniformarsi nelle consuetudini sociali.

Finché non affrontiamo la vita con il cuore e la mente calmi non ci daremo la possibilità di valutare la situazione d’insieme e organizzarci verso un cambiamento definitivo. Non possiamo uscire dalla routine in cui siamo immersi se ogni parte della nostra vita è già pianificata e ogni piccola deviazione dai binari la viviamo come un peso. Solo quando la mente non è occupata ci diamo la possibilità di affrontare la vita nella sua totalità, rivalutandone anche le basi, se necessario. Non è facile smettere di avere la mente piena delle certezze che ci hanno inculcato, ma quando accade, in quei momenti possiamo trovare qualcosa che ha più valore di un’intera vita passata a produrre: Possiamo uscire dal vecchio schema mentale e scoprire per la prima volta qualcosa di veramente nuovo, imprevisto e creativo.

martedì 27 ottobre 2009

Con un po' di indecisione ha fatto la scelta giusta




(AGI) - Roma, 27 ott.

Piero Marrazzo nel pomeriggio ha rassegnato le dimissioni da presidente della Regione Lazio.
Dopo che la giunta regionale le avra' ratificate rimarra' in carica solo per l'ordinaria amministrazione e scatteranno i novanta giorni di tempo che la Regione ha per indire le elezioni. A questi novanta giorni seguiranno i 45 giorni previsti dalla normativa per la campagna elettorale. A questo punto la prima data utile per il rinnovo dell'esecutivo regionale del Lazio e' quella del 7-8 marzo 2010. In mattinata il suo avvocato Luca Petrucci aveva detto che "Marrazzo e' in un istituto religioso ha bisogno di riflettere sulla sua vita per uscire da questa situazione e per ritrovare se stesso. La famiglia ha promesso di stargli accanto e speriamo che cio' lo aiuti". Negli ambienti giudiziari di piazzale Clodio si smentisce, tra l'altro, l'ipotesi di un'iscrizione sul registro degli indagati dell'ex presidente della Regione Lazio: "Non c'e' stata alcuna convocazione in procura di Piero Marrazzo e non e' neppure previsto che debba essere sentito. Almeno per il momento". Chi indaga sottolinea anche che "allo stato degli atti non ci sono tracce di altri esponenti politici sotto ricatto perche' finiti nel giro di trans". In procura si ribadisce che Marrazzo, in questa vicenda, rimane parte offesa: dunque, non sara' aperto nei suoi confronti un procedimento per l'ipotesi di peculato (in relazione all'uso dell'auto blu) e per quella di corruzione (con riferimento al denaro preso dai carabinieri che hanno fatto il blitz nell'appartamento del trans in via Gradoli). Quanto al peculato, Marrazzo aveva diritto all'auto di servizio e con quella poteva andare dove voleva; quanto alla corruzione, gli inquirenti ritengono che il video sia stato girato dai due carabinieri 'infedeli' (Carlo Tagliente e Luciano Simeone) e che l'uomo politico sia stato vittima di un ricatto senza sapere di essere stato filmato. Per Petrucci "i tremila euro lasciati sul tavolo in quell'appartamento non erano di Marrazzo ma del trans, rappresentavano il provento dell'attivita' di giornata di Natalie. Marrazzo, prima dell'arrivo dei carabinieri in quell'appartamento, aveva duemila euro in tasca". Marrazzo, che - dice Petrucci - resta consigliere regionale nonostante l'autosospensione dall'incarico di presidente, e' in questa vicenda "parte offesa perche' vittima di un ricatto ordito da corpi deviati dello Stato che si fanno i fatti altrui e vanno a taglieggiare i trans". Secondo alcune fonti in Regione Marrazzo "si potrebbe dimettere oggi, domani o fra un mese". Per il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, sara' nominato "quanto prima" dal governo il nuovo commissario straordinario alla Sanita' della Regione Lazio, dopo le dimissioni di Marrazzo.(

LE PAROLE PER DIRLO


di Carlo Anibaldi

Tornando verso casa, dopo la manifestazione per chiedere finalmente verità sulla strage di via D’Amelio, riflettevo su questo momento storico e mi son subito detto che non è il tempo dell’analisi, ma dell’azione, della protesta quotidiana, megafoni, striscioni e slogan fino allo sfiancamento dei muri di gomma. Dopo un po’, quando il cuore batteva meno forte, quando ho visto solo qualche trafiletto su alcuni giornali della sera, quando ho visto centinaia, anzi migliaia di giovani che non sembravano reduci da nessuna manifestazione in piazza, affollare le birrerie del centro, mi sono sforzato di essere più distaccato e mi son detto che chi corre a testa bassa sovente centra
un palo o il muro. Dunque un ulteriore momento di analisi pare necessario.

Mi chiedo: ma che razza di lotta politica è quella di contare su un ictus dell’avversario? Magari sperando che un giorno qualcuno scodelli loro una bellona di troppo? Di quelle capaci di trasformare il lettone del piacere in una camera ardente? Questa sembra essere la strategia dei generali del Partito Democratico, ma è patetica.
Io credo che invece di fantasticare circa ‘aiutini’ dal Creatore, sia necessario guardare in basso, fra i nostri compagni di semaforo, di lavoro, di scuola e di vita. Dopo una ventina d’anni di ‘lotta di classe’ e battaglie civili e sindacali che quasi hanno fatto scuola in Europa, si fa per dire, ma così molti vissero quegli anni, la maggioranza silenziosa s’è messa il cappello e ha proclamato che è tutto sbagliato! La realtà e la verità, abbracciata da milioni di concittadini in sintesi è la seguente:

i ricchi sfondati sono dei piacioni che ci hanno saputo fare e dunque sono i modelli da seguire.
il Paese è stato depredato dai sindacati, dagli operai e dagli impiegati pubblici, compresi gli insegnanti.
le tasse impediscono alla gente di arricchire in allegria.
l’onestà è roba da Oratorio, la vita è una lotta quotidiana
meglio essere cattolici che altro, poichè nulla ci sia precluso in questo mondo, il Paradiso può attendere!
Cristo è morto in Croce per noialtri, non per quelli là
col mafioso mi posso accordare e magari fare affari, col ‘comunista’ no
chi si fa i fatti suoi campa cent’anni
tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino
meglio un uovo oggi che una gallina domani
chi si loda s’imbroda
a lavare gli asini si spreca l’acqua e il sapone
scarpe grosse, cervello fino
chi non ha buona testa ha buone gambe
il mattino ha l’oro in bocca
il frutto cade sempre vicino all’albero
chi la fa, l’aspetti
chi va piano va sano e lontano
la gallina che canta ha fatto l’uovo
l’occhio del padrone ingrassa il maiale
se sei chiodo statti, se sei martello batti
non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca
l’erba del vicino è sempre più verde
sopra la panca la capra campa
sotto la panca la capra crepa
Ecco dove sono i veri nemici di questo Paese: dentro questa maggioranza silenziosa che è lo zoccolo duro d’Italia, cui è stata data voce e bandiera, facendone una maggioranza rumorosa. Sono sempre stati sulle porte delle loro botteghe, a braccia incrociate, sornioni, e negli angoli bui della società a coltivare con cura i loro orticelli, ed è per questo che sono spesso divenuti i nostri ‘capi’ o i loro servi. Ma di tanto in tanto, nella storia di questo Paese, un affabulatore, furbo e con davvero pochi scrupoli, senza passato e senza futuro, ha armato questo esercito di parassiti, queste schiere di senza dio dentro e senza dignità fuori, servi di qualsiasi padrone. Ecco, ce li avete ora alla destra, sul semaforo rosso, certi di darvi la polvere appena scatta il verde, o alla vostra sinistra a negarvi una fattura o davanti a voi a guardarvi attraverso perchè siete nulla ai loro occhi. Sono talmente meschini che del loro pensiero gli mancano sempre, ovvio, le parole per dirlo, ma poi viene un istrione capopopolo che gliele mette finalmente in bocca, e allora escono dall’ombra, gonfiano il petto e si fanno popolo, si fanno maggioranza, si fanno consenso, si fanno le leggi che gli somigliano e finalmente perseguono i loro nemici di sempre: gli uomini intelligenti, cui non servono proverbi per sapere la strada; gli uomini onesti, cui non serve la furbuzia; gli uomini buoni, cui non serve un prete; gli uomini generosi, cui non serve la ricchezza; gli uomini con un cuore, cui la sera non serve una escort. Certo che siamo minoranza, lo siamo sempre stati in questa Italia, ma abbiamo fatto noi la Storia, abbiamo fatto noi Grande questo Paese, provenendo da diversi orientamenti politici. Non importa quanto tempo ci vuole, lasciamoli grufolare, questo è il miserabile loro tempo, ma c’è la scadenza sotto il tappo e non lo sanno, ricordiamocelo quando ci sale la rabbia nel vederli inutilmente trionfanti, stupidamente contenti di finalmente non dover far nulla per la crescita civile di questo Paese, tenacemente convinti che ai loro figli non servirà mai nulla in quanto ‘blindati’, sicuramente ben raccomandati!

lunedì 26 ottobre 2009

Roma : tornano i farmers market





Ecco che torna nella Capitale, un appuntamento aspettato da molti cittadini romani, per cercare di risparmiare sulla spesa quotidiana, e fare quindi degli ottimi affari.

Ecco che allora, sabato 19 e domenica 20 settembre 2009, dalle ore 9.00 alle 19.00, si inaugura, presso l’ex Mattatoio di Testaccio (L.go Giovanni Battista Marzi), “Roma Farmer’s Market”, mercato agricolo a vendita diretta promosso dal Comune di Roma.
Ricordiamo che questa tipologia di mercati, che poi mercati non sono, possono essere definiti come luoghi di convivialità, dove è possibile fermarsi, parlare, consumare un pasto e un bicchiere di vino in compagnia, dove fare la spesa non è più solo un atto “funzionale” ed alienante, ma diventa quasi un vero piacere.
Inoltre, vi è il massimo rispetto delle stagionalità: i mercati contadini permettono di ritrovare immediatamente il senso delle stagioni, in quanto il prodotto coltivato fuori stagione richiede consumi eccessivi di energia.
Grazie alla straordinaria risposta dei cittadini e all’impegno del delegato alle Politiche Agricole, Pietro Di Paolo, il Comune di Roma ha finalmente definito un calendario della manifestazione, trasformandola così a beneficio di tutti in un appuntamento fisso.
Un punto di riferimento permanente, dunque, che darà la possibilità ogni sabato e domenica di scegliere e consumare prodotti stagionali locali.
I mercati agricoli a vendita diretta, oltre che un’opportunità di conoscenza dei prodotti tipici, sono quindi un’ottima occasione di risparmio.
Le caratteristiche che lo contraddistinguono sono quindi : Qualità, Accorciamento filiera, Km O, Stagionalità.
Ad arricchire ancora di più questa festosa ed immancabile inaugurazione sarà un degustatore organolettico che, in entrambi i giorni, guiderà i presenti tra i diversi sapori locali protagonisti della manifestazione, facendo apprezzare storia e valori nutritivi di tutti i cibi in vendita.

The Bay vs. The Bag

domenica 25 ottobre 2009

LIBERO SPOT

Marrazzo si autosospende da Presidente dei Cerroni Boys




Oggi abbiamo appreso che Piero Marrazzo, Presidente dei Cerroni Boys, si è autosospeso.

Di fronte al fallimento delle sue politiche, in particolare nel settore della gestione dei rifiuti, la motivazione delle sue dimissioni sono “le mie debolezze private”.

Marrazzo si deve piuttosto dimettere per le sue scelte scellerate che avranno conseguenze devastanti su intere popolazioni.

Invece che per la storiella delle escort (tipologia trans), Marrazzo si deve dimettere per i reati che ha commesso nell’ambito della gestione dei rifiuti, con particolare riferimento all’inceneritore di Albano:
- ha calpestato la legge (a cominciare da quella regionale in tema di distanze delle discariche e degli inceneritori dalle abitazioni);
- ha taroccato la Valutazione di Impatto Ambientale (prima era negativa, poi è stata manomessa ed è diventata positiva);
- ha anteposto gli interessi privati del signor Cerroni a quelli dell’intera collettività;
- ha portato le tariffe dei rifiuti nella Regione Lazio al massimo livello su scala nazionale (e forse mondiale);
- ha mantenuto la raccolta differenziata a livelli irrisori e ridicoli;
- ha disatteso gli impegni presi con i cittadini, approvando di nascosto l’Autorizzazione di Impatto Ambientale il 13 agosto;
- ha fatto predisporre uno studio che sottostima di 1.000 volte i tumori determinati dall’inceneritore.

Di fronte a questi scempi, la partecipazione all’ultimo corteo contro l’inceneritore di Albano è stata impressionante: oltre 2.000 persone hanno chiesto le dimissioni di Marrazzo, Presidente dei Cerroni Boys!!!

venerdì 23 ottobre 2009

C'E' MENTO?

Ecco i veri obiettivi della Legge sugli Stadi

Nuove case, mega centri commerciali e uffici realizzati con procedure speciali e soldi pubblici. Per Legambiente: “Un’ipocrisia parlare di europei di calcio e di miglioramento degli impianti. Al via la più grande speculazione urbanistica nelle città italiane dal Dopoguerra”. Un dossier da leggere per capire davvero cosa si nasconda dietro "il sogno dei tifosi".


E’ passata al Senato in modo stranamente silenzioso e riservato, aggirando così anche le potenziali modifiche delle Commissioni e dell’Aula, e si appresta ora ad approdare alla Camera come se fosse un disegno di legge ad hoc per gli stadi. Ma la verità è un’altra. Si tratta di un provvedimento dalla portata dirompente, che può dare il via a incredibili speculazioni immobiliari che nulla hanno a che fare con il calcio.

Delle “Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi e stadi anche a sostegno della candidatura dell’Italia a manifestazioni sportive di rilievo europeo o internazionale”, si è parlato ieri a Roma, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta nella sala stampa della Camera dei Deputati e alla quale hanno preso parte Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente, Lorenzo Parlati, presidente Legambiente Lazio, Edoardo Zanchini, responsabile urbanistica dell’associazione e i parlamentari Roberto Della Seta, capogruppo Commissione Ambiente del Senato, Fabio Granata, vice presidente Commissione Antimafia e Ermete Realacci, responsabile Ambiente del Partito Democratico.

“In questo disegno di Legge - ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza - non ci si occupa principalmente degli stadi come non ci si preoccupa delle reali esigenze dei tifosi. E’ evidente che con la scusa degli Europei di calcio, si stanno facendo passare scelte in cui a pesare sono soprattutto interessi immobiliari di tipo speculativo che devono essere fermati. Si parla di “complessi multifunzionali”, di provvedimenti speciali per semplificare le procedure di realizzazione saltando i controlli, di contributi pubblici a vantaggio di pochi privati, di possibili interventi in tutte le città, a prescindere dalle candidature. Tutte questioni evidentemente lontane dallo sport e dai progetti realizzati nel resto d’Europa”.

Nello specifico, risulta inquietante il fatto che questa legge sia stata approvata dalla Commissione Cultura del Senato, con voto all’unanimità da parte di tutti i gruppi parlamentari ed evitando il passaggio in Aula, pur trattandosi di un testo dai contenuti sicuramente difformi dalla normativa urbanistica vigente, e ben più inerenti ai temi propri delle Commissioni Ambiente e Lavori Pubblici che a quelli della Cultura.

Ma vediamo le varie stranezze punto per punto:

nelle definizioni all’articolo 2, il disegno di Legge chiarisce bene come gli interventi possibili siano di due tipi: quelli per costruire o ristrutturare complessi sportivi per renderli moderni, funzionali e attrezzarli con attività commerciali e culturali con musei delle squadre e tutto quello che oggi già vediamo negli impianti più moderni in Europa, e quelli che invece riguardano i cosiddetti “complessi multifunzionali”, vera invenzione del provvedimento, per cui insieme allo stadio si può costruire anche un nuovo quartiere, con attività commerciali, ricettive, di svago, culturali e di servizio, insediamenti residenziali o direzionali, da realizzarsi addirittura in aree non contigue allo stadio.



Ma chi può realizzare tali imprese? La società sportiva, una società di capitali dalla stessa controllata e perfino “soggetti pubblici o privati che al fine di effettuare investimenti sullo stadio o sul complesso multifunzionale, stipulino un accordo con la medesima società sportiva per la cessione alla stessa del complesso multifunzionale o del solo stadio”.

E tutto ciò con procedure davvero speciali: basta infatti presentare uno studio di fattibilità finanziario e ambientale per avviare l’approvazione del progetto; entro 60 giorni il Sindaco promuove un accordo di programma per approvare le necessarie varianti urbanistiche e addirittura per conseguire “l’effetto di dichiarazione di pubblica utilità e di indifferibilità e urgenza”, come se si trattasse di opere pubbliche, e il tutto da chiudersi entro 6 mesi. Ciò significa che ad alcuni soggetti privilegiati, i proprietari di squadre di calcio, è concesso qualcosa che a tutti gli altri cittadini è vietato perché va contro la Legge e l’interesse generale, e cioè scegliere, con il beneplacito del Comune e in accordo con altri proprietari di aree, di trasformare in edificabili aree che non lo sono, generando così un enorme guadagno che nulla ha a che fare con l’attività calcistica.


E per facilitare il tutto, sono previsti persino soldi pubblici, non solo per gli stadi ma persino per i “complessi multifunzionali”, per le case e gli uffici privati di quei pochi fortunati, attraverso un “piano triennale di intervento straordinario” che prevede la concessione di “contributi destinati all’abbattimento degli interessi sul conto capitale degli investimenti” (articolo 6) e potendo accedere alle agevolazioni e ai fondi erogati dall’Istituto per il Credito sportivo (articolo 7).

Interessi privati con procedure speciali. Per Legambiente la forzatura prevista nel disegno di Legge è a dir poco clamorosa. Ci troviamo di fronte ad una Legge ad personam, in questo caso legate al mondo del calcio a cui è concesso un potere che mai nell’ordinamento italiano è stato introdotto per alcun intervento urbanistico o edilizio, nemmeno per interventi di Protezione Civile. Anche per i Mondiali di calcio del 1990, si utilizzarono procedure speciali per gli interventi e alla fine la spesa fu molto superiore a quanto preventivato, molte attrezzature non furono realizzate e comunque la qualità generale si rivelò scadente. Eppure, quella vicenda rappresenta una barzelletta confronto a quanto potrebbe succedere con questo disegno di Legge.



Ristrutturare uno stadio e trasformare una parte di città con una semplice DIA? Assurdo? No, no: è previsto (articolo 6, comma 5) che “le opere di ristrutturazione degli stadi e di trasformazione in complessi multifunzionali” se conformi alle destinazioni d’uso previste dal Comune nell’accordo con il soggetto proponente possono essere realizzate con una semplice “denuncia di inizio attività”. Quella DIA, utilizzata normalmente per opere interne alle abitazioni o interventi chiaramente definiti dalla pianificazione vigente in cui il progettista autocertifica il rispetto delle norme. In questo caso però si userebbe per ristrutturare stadi di 40-50mila posti a sedere, costruire case e uffici. Con l’autocertificare del progettista. E la sicurezza? Quale paese civile, tanto più con caratteristiche di forte dissesto idrogeologico, potrebbe autorizzare una simile norma che mette a seriamente a rischio l’incolumità dei cittadini?

Allo stadio, ma solo con mezzi propri. Un tema centrale in tutti i progetti di stadi costruiti o ristrutturati in Europa in questi anni è quello dell’accessibilità tramite trasporto pubblico, in particolare metropolitane, in modo da consentire il flusso regolato di decine di migliaia di persone. Purtroppo questo tema è ignorato dal “nostro” disegno di Legge che tra i criteri a cui i progetti devono attenersi (articolo 5) cita l’equilibrio economico e finanziario, le migliori condizioni di visibilità, locali da adibire a palestre e funzioni commerciali e sociali, la massima sicurezza (però autocertificata con la DIA), la previsione di box o palchi per seguire le manifestazioni da posizione privilegiata, l’adattabilità alle riprese televisive, un sistema di telecamere a circuito chiuso… Nessun riferimento all’accessibilità su mezzi pubblici, con totale spregio delle conseguenze in termini di traffico e inquinamento per le aree urbane in cui sono previsti e togliendo ai tifosi italiani un diritto che vale in tutte le altre città europee e non solo.

Gli Europei di calcio con questo provvedimento c’entrano poco o nulla. Ci si aspetterebbe infatti, che il disegno di Legge fosse diretto a facilitare l’adeguamento degli impianti nelle città candidate a ospitare le partite. Invece no, possono usufruire di queste procedure tutti gli stadi da costruire o ristrutturare “di almeno 10.000 posti a sedere allo scoperto e 7.500 posti a sedere al coperto”. Quindi tutte le Società di Seria A e B possono candidarsi a realizzare uno o più interventi.

Altro che stadio del Bayern Monaco. Uno degli aspetti più incredibili del dibattito attualmente in corso nelle città italiane sugli stadi è il continuo riferimento alle esperienze di successo delle altre squadre europee e agli introiti resi possibili dalla costruzione di nuovi stadi. In particolare, ci si riferisce spesso allo stadio del Bayern Monaco.



Peccato che quella vicenda appaia lontana anni luce da questo disegno di Legge e dalle proposte in discussione nelle città italiane. L’Allianz Arena infatti, inaugurato nel 2005, è considerato un autentico gioiello di architettura e uno degli stadi più comodi e funzionali al mondo. L’iter per la realizzazione è cominciato nel 1997 quando il Consiglio di amministrazione della FC Bayern Monaco decise di realizzare un nuovo stadio.

La proposta aprì una discussione politica sulla necessità di realizzare un nuovo stadio dedicato al calcio nella città. Il Consiglio comunale deliberò di approfondire la questione e furono fissati i criteri per la scelta delle aree. Nel frattempo, le due società di calcio di Monaco (FC Bayern e TSV 1860) si consorziarono per la costruzione e gestione del nuovo stadio. Nel 2001, tra le cinque aree individuate come più adatte venne scelta l’area di Frottmaning, più idonea per l’accessibilità su ferro (la distanza tra l’ingresso dello stadio e la stazione metro è di 500 metri) e l’immediata vicinanza all’autostrada.

A quel punto, venne indetto un referendum tra i cittadini dove prevalse, con il 65% dei voti, una maggioranza favorevole alla realizzazione. Quindi venne bandito un concorso di architettura vinto dallo studio svizzero Herzog and DeMeuron. Nel 2002, terminata la fase di adeguamento della pianificazione urbanistica comunale e regionale, iniziarono i lavori che terminarono nel 2005. Le altre attività presenti nell’impianto sono di ristorazione e il merchandising delle squadre.

Nessun altro intervento è stato realizzato, né è stata prevista altra destinazione d’uso. L’area complessivamente occupata dall'intervento (svincoli, parcheggi e stazione della metro compresi) è di 14 ettari. E’ utile ricordare quindi che i progetti in discussione a Roma per gli stadi e i “complessi multifunzionali” proposti da Roma e Lazio riguarderebbero rispettivamente 150 e 600 ettari.

“Come si evince da questo documento – ha concluso Cogliati Dezza - tutto ciò c’entra pochissimo con il calcio e con i tifosi. L’obiettivo è ben altro che quello di migliorare la funzionalità degli stadi italiani. L’effetto reale di un tale disegno di Legge sul nostro Paese sarebbe pesantissimo: intere città ne risulterebbero sfigurate a totale vantaggio di alcuni speculatori immobiliari e delle società proprietarie delle squadre di calcio. Se a Roma, come a Firenze o Milano occorre ristrutturare gli impianti sportivi, occorre trovare il modo di procedere in modo trasparente e corretto, come avviene in tutti gli altri Paesi europei e non solo”.

L’OSCURAMENTO MEDIATICO. 150MILA PRECARI PERDERANNO IL LORO LAVORO, MA NESSUNO NE PARLA


Enterogelmini che fà cagare

(A cura di Costanza Storaci)
– 150.000 precari della scuola perderanno il loro lavoro, e non c’e’ nessun decreto ”Salva-Precari” che impedirà questo licenziamento di massa. Nonostante il numero di persone che perderanno l’impiego sarà più del doppio dei lavoratori dell’ Alitalia che l’anno scorso finirono in cassa-integrazione, e la cui vicenda fu molto dibattuta a livello mediatico e nazionale, sui precari della scuola e’ calato il silenzio stampa.


Per conoscere i motivi di questo oscuramento mediatico e sapere chi sono realmente i precari, cosa vogliono e perché contestano il Decreto Salva-Precari, promosso dal Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini, abbiamo intervistato una delle portavoci del Coordinamento Precari della Scuola di Napoli, Antonella Vaccaro.


- Antonella, si puo’ dire che la vostra protesta, a livello nazionale, è una protesta ”poco sentita”?
Decisamente si, ed il perché è molto semplice: in un normale paese democratico 150.000 persone che perdono il lavoro farebbero cadere il governo, e quindi la nostra protesta è volutamente oscurata.


- Chi sono i precari della scuola e che cosa chiedono?
I precari della scuola sono quelli che di fatto negli ultimi 15 anni hanno fatto si’ che la scuola statale funzionasse.

Sono quelli che lavorano mediamente da 15 anni, anche se c’è anche chi ha 20 anni di precariato alle spalle, soprattutto nel Meridione, che sono piu’ svantaggiati rispetto a quelli del Nord perché nel Nord dopo 5-7 anni sei stabilizzato.

I precari vorrebbero quantomeno continuare a lavorare, perché di fatto noi siamo stati licenziati, vorrebbero la stabilizzazione e l’immissione in ruolo. Il precario pero’ costa meno, costa in media circa 8000 euro in meno l’anno rispetto ad un docente di ruolo, e quindi conviene ed è convenuto a tutti i governi, sia a destra che a sinistra. Noi chiediamo anche il ritiro dei tagli, che quest’anno hanno ”fatto fuori” 42.000 persone tra docenti ed ATA, e questa è soltanto la prima tranche, perché la Finanziaria Tremonti prevede che in 3 anni vengano tagliati i posti ad un totale di 150.000 persone.


- Alle manifestazioni molti di voi si presentano con una maschera bianca:da un punto di vista simbolico cosa vuol dire?

In realta’ siamo passati dalla maschera bianca alla maschera nera in una settimana:la bianca vuol dire che siamo invisibili,noi a Napoli abbiamo fatto la giornata della ”Fantasmata” in cui ci siamo vestiti con lenzuoli bianchi su cui abbiamo scritto, riprendendo dalla commedia di De Filippo, ”Questi Fantasmi”. I colleghi di Milano invece, il 14 Ottobre, hanno fatto un sit-in di fronte alla RAI di Milano indossando una maschera nera, simbolo del fatto che la stampa continua ad oscurarci nonostante noi avessimo aderito e partecipato alla manifestazione del 3 Ottobre per la Liberta’ di Stampa in cui io stessa, a nome del Coordinamento, sono intervenuta dal palco di Piazza del Popolo chiedendo alla stampa nazionale di occuparsi dei problemi reali del paese, e non delle escort.


- Cosa pensa della seguente dichiarazione del 5 Settembre del Ministro Gelmini che dice: ”Il disagio dei precari è nato 20-30 anni fa quando sono stati fatti concorsi senza valutare l’effettivo fabbisogno di posti di lavoro nel mondo della scuola.Questo ha determinato un’immissione in graduatoria di tantissimi ragazzi che purtroppo oggi non hanno certezze”.?

Per quanto riguarda i Concorsi,è vero che essi venivano banditi senza considerare quanti reali posti c’erano per l’immissione in ruolo,ma è altrettanto vero che fino al 2005 i precari hanno lavorato tutti, questo vuol dire che i posti c’erano per tutti e con molta lentezza si arrivava a stabilizzare tutti. Di fatto il Ministro Tremonti, perché il Ministro Gelmini esegue, ha tagliato ed eliminato le cattedre disponibili. I posti c’erano sia per i precari sia per le immissioni in ruolo, ma non conviene stabilizzare un precario perché il precario costa meno:basta moltiplicare 8000 euro per il numero di precari,che sono 300.000 in totale,per vedere quanto lo Stato risparmia.

- E’ molto velata l’accusa che vi fa il Ministro Gelmini di essere, voi precari, influenzati dai sindacati.Cosa ne pensi?


Io vorrei avere la possibilita’ di confrontarmi con il Ministro Gelmini che non vuole confrontarsi con i protagonisti di questa storia e che non appartenendo al mondo della scuola ed essendo piuttosto giovane non puo’ capire che cosa sia la scuola e che cosa siano i precari. Il Ministro Gelmini non solo non ne capisce di scuola, ma neanche di realta’ territoriali:nella Campania per esempio l’emergenza sociale è grande, io ho terminato il 30 Giugno il mio incarico, perché attualmente non lavoro, nel Quartiere Scampia, che è un quartiere sicuramente a rischio e difficile ma è un quartiere dove si lavora e si lavora bene. Se tu, Ministro, mi togli le risorse, tu quei bambini li dai in pasto alla criminalità organizzata, perchè meno tempo stanno a scuola più tempo stanno in strada. Il problema è che il Ministro Gelmini non conosce le realtà, per questo motivo dovrebbe essere Ministro della Pubblica Istruzione chi ha fatto parte del mondo della scuola, non una persona così giovane ed inesperta.


- La questione dei precari della scuola è diventata una questione politica sia a destra che a sinistra?

Per quanto riguarda la sinistra, anche lo scorso governo ha fatto molti errori e sicuramente adesso sta cavalcando l’onda e stanno strumentalizzando il Movimento:lo si evince dai discorsi che stanno facendo in occasione dell’elezione a segretario del Partito Democratico. Sicuramente il precariato è diventato occasione di scontro tra la destra e la sinistra, dove ognuno rinfaccia all’altro gli errori del passato, come fa il Ministro Gelmini, che sostiene di aver ereditato dal governo precedente il problema del precariato, ma non vuole affrontare il suddetto problema.


- Parliamo del Decreto Salva-Precari.Cosa ne pensate e se non l’approvate perche’?


Riteniamo che il Decreto Salva-Precari sia del tutto insufficiente e le spiego il perché.

Per quanto riguarda il primo punto del Decreto, che dice che abbiamo diritto ad un’indennità di disoccupazione, noi già prendiamo quest’indennità tramite l’INPS, senza che il Ministero spenda un euro, che se ne occupa a prescindere del Decreto Salva-Precari.


Per quanto riguarda il secondo punto del Decreto, che prevede che il precario abbia una sorta di ”corsia preferenziale” che lo aiuti a trovare una nuova occupazione, anche qui chi ottiene l’incarico è colui che ha piu’ punti nella graduatoria d’istituto, quindi non c’è ugualmente nessun canale di preferenza, perché tutto dipende dai punti che hai in graduatoria:il Ministero non mi dà nessun ”canale preferenziale” perché io quel canale preferenziale ce l’ho già perché l’ho acquisito negli anni. Sull’ultimo punto del Decreto, che favorisce accordi con le Regioni affinché vengano fatti progetti didattici che prevedano l’occupazione dei precari disoccupati, ogni Regione ha fatto un accordo diverso e saranno poi solo 5 o 6 le Regioni che hanno fatto effettivamente questi accordi. La regione Lombardia ha fatto un accordo diverso rispetto alla Regione Campania, ma non ci è dato sapere con quali modalita’.


- Perchè il Decreto Salva-Precari è ritenuto da voi Precari della Scuola un ricatto?
Perché per avere i 12 punti nella Graduatoria che ti assicura il decreto io devo essere a disposizione di minimo 5 distretti scolastici, che vuol dire che a Napoli, che è una provincia grandissima, io devo essere a disposizione di minimo 50-60 scuole.

Il ricatto consiste nel fatto che se io non fossi nella condizione di raggiungere quella scuola, perchè magari non ho la macchina e magari non ci sono mezzi per raggiungere un distretto che puo’ essere anche a 100 km di distanza io di fatto perdo il beneficio dei 12 punti del Decreto e percio’ perdo la supplenza e perdo il lavoro.

giovedì 22 ottobre 2009

CONSIGLIERI PEDINATI...QUELLI NUOVI.




Prima o poi doveva accadere. Chi si alza in piedi per dire ad alta voce la verità in un consiglio comunale o a una assemblea dei soci di Hera non può credere di poter star tranquillo. I consiglieri eletti delle liste civiche a Cinque Stelle stiano attenti. A tutti può accadere ciò che è capitato a Giovanni Favia di Bologna Cinque Stelle!

mercoledì 21 ottobre 2009

Inchiesta Arpac/ Appalti e abusi, bufera giudiziaria sui Mastella



Ipotizzata 'cupola' su cosa pubblica, 63 indagati e 25 ordinanze
Napoli, 21 ott. (Apcom) - Un'associazione a delinquere finalizzata a una serie di truffe, falsi, abusi di ufficio, turbative d'asta e concussioni commesse nella gestioni degli appalti pubblici ma anche nell'assunzione di personale e nell'affidamento di incarichi professionali nella pubblica amministrazione. Sono queste le accuse ipotizzate dai magistrati di Napoli nell'ambito dell'inchiesta che ha gettato nella bufera giudiziaria l'Arpac (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania) ma anche politici, funzionari pubblici e imprenditori. Gli indagati sono 63, un'ordanza di custodia cautelare ai domiciliari, 18 divieti di dimora e 6 misure interdittive con il divieto di esercitare l'impresa e al professione. Questi i numeri dell'inchiesta che vede tra le persone coinvolte il presidente del Consiglio regionale della Campania Sandro Lonardo e anche il marito, l'ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella ora europarlamentare nonchè leader dell'Udeur. I fatti contestati si riferiscono ad un arco di tempo che va dal 2005 al 2007 e vedrebbe coinvolti anche l'ex direttore dell'Arpac Luciano Capobianco oltre al consuocero dei Mastella, Carlo Camillari. Provvedimenti anche per politici del Campanile. Per Sandra Lonardo è stato disposto il divieto di dimora in Campania e in sei province limitrofe. Alla signora Mastella il provvedimento è stato notificato questa mattina dai carabinieri nella sua villa di Ceppaloni. Una notizia che l'ha sconvolta. In una lettera scritta ai cittadini prima di partire per Roma Lonardo dice: "Non sono nemmeno riuscita a capire di cosa mi accusano. Sono quasi svenuta mi è crollato il mondo addosso. E ha poi aggiunto: "Sono una persona perbene non ho mai offeso nessun cittadino della Campania". L'ex Guardasigilli tornato in tutta fretta da Strasburgo dove si trovava per partecipare ai lavori della seduta del Parlamento europeo invece non ha voluto rilasciare dichiarazioni al suo arrivo all'aeroporto di Fiumicino. Oggi la magistratura partenopea ha emesso nei suoi confronti un avviso di conclusione delle indagini preliminari ma ha dichiarato unicamente di voler stare accanto a sua moglie. Pesante il quadro probatorio. Secondo le accuse, i Mastella sarebbero stati a capo di una 'cupola' che avrebbe pilotato gare pubbliche, ma anche assunzioni all'interno dell'Arpac e in altri organismi pubblici. Appalti vinti in modo poco trasparente e 'nemici' politici intimiditi o allontanati dai propri incarichi qualora non avessero anteposto gli interessi del partito alla causa pubblica. In un file rinvenuto nel computer sequestrato dalla guardia di finanza nella segreteria dell'ex direttore generale dell'Arpac, Luciano Capobianco, sarebbero comparsi centinaia di nominativi la maggior parte dei quali accompagnati dalla segnalazione di un esponente politico non solo dell'Udeur, ma anche di altri schieramenti. L'indagine rappresenterebbe il filone di un'altra inchiesta che il 16 gennaio 2008 portò all'arresto della stessa Lonardo e numerosi esponenti del Campanile nell'ambito di un'inchiesta condotta da procura di Santa Maria Capua Vetere. Sotto la lente degli inquirenti anche "inquietanti collegamenti" tra politici del cosiddetto 'sodalizio' ed esponenti della Camorra del casertano. Degno di indagine soprattutto l'acquisto di una Porsche Cayenna del valore di 77mila euro che sarebbe stata acquistata dal figlio dei Mastella Pellegrino attraverso venditori poco puliti.

Indovina chi




Oggi non so se ho pianto più per l’enorme pena provata sentendo le parole dei familiari della scorta di Paolo Borsellino o piuttosto per avere rivisto ancora una volta le immagini, quasi inverosimili, di una Palermo fiera, forte, furiosa, per la quale si darebbe anche la vita…e aver constatato ancora e inesorabilmente come oggi di quella gente non se ne senta più nemmeno un alito di voce…

Troppe le scuse, troppe le giustificazioni, troppe le parole: tu, palermitano, forse sei la maggiore causa del male della tua città.

Sarebbe forse meglio essere un mafioso a Palermo, nella piena consapevolezza di avere scelto questa via e di doverne quindi accettare i vantaggi e i pericoli che ne derivano, forse si, si sarebbe di certo più uomini.

Gli uomini si schierano, decidono, si pongono degli obiettivi che impegneranno magari tutta la loro vita per raggiungerli o forse non li raggiungeranno mai, ma non per questo la loro vita non ha avuto un senso. Anzi.

Un mafioso vuole e molto spesso ottiene la rovina della sua terra e della sua gente in cambio del suo proprio arricchimento, e quindi ne vale la pena, è questo il suo scopo, ma per tutti gli altri, tutti quelli che, pubblicamente e peggio ancora interiormente, non si ritengono mafiosi, qual’è la giustificazione?

Un palermitano non mafioso quale scusa credibile può addurre per giustificare l’aver condotto la sua terra e la sua gente alla rovina?

Il mafioso ruba, inganna, uccide, trama, deturpa, distrugge; e il non mafioso?

Guarda?!

Non s’è mai visto, in un film, il cattivo che distrugge e il buono che GUARDA il cattivo distruggere, non ci sarebbe nemmeno il film.

E ma infatti a Palermo non c’è Palermo, ci sono solo i cattivi che fanno i cattivi mentre i buoni li guardano e si lamentano dalla mattina alla sera convinti che debbano essere altri buoni a combattere i cattivi, altri buoni che ancora nel film non si sono presentatii, e il film dura già da un pò…

Ogni tanto compare un imprenditore, un giudice, un poliziotto, un giornalista, un cittadino, una ragazza, un giovane, che fanno da supereroi e come tutti i bravi supereroi sono assolutamente soli, solo che a Palermo gli effetti speciali non ci sono così capita che i supereroi non riescono ad avere la meglio sui cattivi e a mandarli via.

Palermo non è un film e quindi forse sarebbe ora che i buoni si decidessero una volta e per tutte a diventare ufficialmente cattivi, almeno acquisirebbero una certa dignità e un pò di coerenza, darebbero il giusto senso alla loro vita e le loro azioni quotidiane finalmente sarebbe indirizzate verso il loro naturale obiettivo; o altrimenti che si decidessero a fare i buoni davvero e la smettessero di mordersi la coda e di remarsi contro, o se preferite, di continuare a darsi violente martellate sulle palle dicendo che il martello non è il loro e la mano nemmeno…come fossero pazzi.

Sono semplicemente ridicoli.

Mai come in questo momento ho apprezzato quella grande verità che afferma quanto Palermo sarebbe migliore se non ci fossero i palermitani.

E dire che emigriamo in parecchi ma evidentemente quelli che restano riescono a supplire divinamente chi se ne va.

Credo sia tutto qui quello che volevo dire, il mio pensiero va a quei supereroi che forse se non lasciati soli, visto che in un film non siamo, ma circondati dal calore e dalla forza tangibili dei buoni magari non avrebbero avuto la meglio sui cattivi ma, supereroe dopo supereroe, sicuramente oggi ci sarebbe stato più gusto a fare il buono e meno incentivi a fare il cattivo.

In sostanza tutte queste parole sono per te, che stai leggendo, spero tu sia palermitano magari mafioso perchè ti riconosco una certa logica morale e prosegui dritto per la tua strada; se tu sei palermitano non mafioso, beh, ho già detto abbastanza e non ti chiedo scusa.

Libertà d'informazione in Italia, il Parlamento europeo boccia due mozioni




STRASBURGO - Con 322 ‘no', 297 ‘sì' e 25 astenuti il Parlamento europeo, riunito in assemblea plenaria a Strasburgo, ha respinto due risoluzioni di segno opposto sulla libertà di stampa in Italia e in altri Stati membri. Nella prima, presentata dai gruppi di centrodestra e appoggiata da conservatori ed euroscettici, si afferma che in Italia non esiste alcuna minaccia alla libertà d'informazione. La risoluzione ricorda le parole del capo dello Stato Giorgio Napolitano.



Il presidente della Repubblica aveva invitato a non usare l'Europarlamento come "istanza di appello" delle decisioni nazionali, concludendo che "la libertà di stampa è un valore fermamente stabilito in Italia". Il Ppe ha anche presentato un pacchetto di 11 emendamenti per modificare la risoluzione del centrosinistra, con l'inserimento di un riferimento al monito di Napolitano e il suo ruolo di garante della Costituzione.



L'altro testo era stato presentato da Pd e Idv , che hanno invece lanciato un allarme sulla situazione della libertà di stampa nel Paese, denunciando in particolare l'anomalia italiana del conflitto di interessi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e pressioni da parte dell'Esecutivo contro gli organi di informazione italiani ed europei e chiedendo alla Commissione europea una direttiva sul pluralismo. Su 686 votanti i favorevoli sono stati 335, i contrari 338, gli astenuti 13.

I due turisti




Il presidente della Regione Sicilia ed il Sindaco della città di Messina, si lasciano fotografare sorridenti,come se fossero in visita ad un sito archeologico, in un periodo di vacanza.

ecco chi sono:

Raffaele Lombardo
http://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Lombardo

Giuseppe Buzzanca
http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Buzzanca

Buon divertimento...

Ricostruzione Abruzzo. Odore di mafia negli appalti

Gli avvoltoi, dopo essersi alzati in volo nell'Aprile scorso, ora scendono in picchiata.




di Matteo Giuli

Denunciate quattro ditte edili

L'AQUILA - Sono tutti interessati al vorticoso giro d'affari per la ricostruzione dell'Abruzzo, specialmente quei gruppi senza scrupoli legati alle organizzazioni mafiose. Parliamo infatti di 8 miliardi di euro finora stanziati. Le infiltrazioni sospette stanno a poco a poco emergendo grazie al rapporto elaborato dalla Dia e finito direttamente nelle mani del Procuratore dell’Aquila Alfredo Rossini.

Lo zampino della mafia era nell'aria già da tempo, tanto che ieri nel capoluogo abruzzese è giunta una delegazione della Commissione parlamentare antimafia presieduta da Giuseppe Pisanu.



D'altra parte le illecite operazioni per la ricostruzione dell'Abruzzo sono state agevolate grazie soprattutto ad un decreto del governo stesso, il quale ha allargato le possibilità di subappaltare a ditte edili terze fino al 50% della categoria prevalente in deroga alle legge 163 del 2006 del codice dei contratti pubblici, che invece è pari al 30%. E il tutto senza alcun bando e sulla base esclusiva di un rapporto fiduciario.

Intanto, le Forze dell'ordine proprio sotto la spinta della Direzione investigativa antimafia, hanno scovato e denunciato già 4 ditte collegate alla mafia. Si tratta esattamente di 4 cantieri inseriti nel progetto C.a.s.e., cioè Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili. Due ditte appaltanti una lombarda e l'altra campana e altre due, la prima dall'Umbria e la seconda dalla Campania che lavorano in subappalto. Le indagini sono in corso ma dietro a queste aziende sospette è certo ci sia lo zampino dei clan mafiosi.

Tra queste imprese la Igc, Impresa Generale Costruzioni di Gela che nel cantiere di Bazzano esequì lavori per 159.300 euro, direttamente collegata alla famiglia dei Rinzivillo a sua volta vicina al capomafia Piddu Madonia. La Edimal, che ha vinto gli appalti anche per la nuova metropolitana milanese e nella Tav ed è riuscita in Abruzzo ad aggiudicarsi lavori per circa 55milioni di euro che ha poi affidato ad altre ditte minori. Anche la ditta Fontana costruzioni spa avrebbe dovuto far parte dell'operazione "ricostruzione" ma nel settembre scorso si scoprì che l'impresa aveva rapporti diretti con la famiglia di Michele e Pasquale Zagaria della famiglia dei casalesi. E sempre a settembre scorso il prefetto dell'Aquila bloccò un'altra impresa , la “Di Marco srl” di Carsoli che aveva vinto l'appalto per la ricostruzione dell'Aquila, ma poi si scoprì che l'amministratore unico della società era Dante Di Marco, socio fondatore anche di un’altra impresa con Achille Ricci arrestato per aver riciclato una parte dei soldi di Don Vito Ciancimino in un villaggio turistico a Tagliacozzo.

lunedì 19 ottobre 2009

L'eroe dei Tremondi

Lavoro, la svolta di Tremonti
"Il posto fisso base della società"





Milano - I tempi dell'elogio della mobilità e dell'esempio americano sono passati. Anche il ministro Tremonti torna a elogiare il posto fisso, al punto da individuarlo come "la base della stabilità sociale". Il ministro dell'Economia ha espresso la sua tesi a Milano, al convegno promosso dalla Bpm sulla partecipazione dei lavoratori all'azionariato delle imprese. Al convegno erano presenti anche i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.

"Non credo - ha detto il ministro - che la mobilità sia di per sè un valore. Per una struttura sociale come la nostra, il posto fisso è la base su cui costruire una famiglia. La stabilità del lavoro è alla base della stabilità sociale". A imporre forme di lavoro più flessibili, secondo Tremonti, è stata la globalizzaziopne che "non ha trasformato il quantum di lavoro ma la qualità di lavoro, passato da fisso a mobile. Era inevitabile fare diversamente".

Tremonti ha poi analizzato le diverse strutture di welfare elencando le criticità del modello statunitense: "Un conto è avere un posto di lavoro fisso o variabile in un contesto di welfare come quello europeo, un conto è avere uno stipendio senza sanità e servizi. Negli Stati Uniti i fondi pensione dipendono da Wall Street, e se le cose vanno male ti ritrovi a mangiare kit kat in una roulotte e neghi la scuola ai tuoi figli".

Caustico, sulle dichiarazioni di Tremonti, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani: "Le farei commentare a confindustria", ha detto Epifani. Positivamente sorpresa la reazione di Luigi Angeletti, leader della Uil: "Dalle cose che ha detto, è come se fosse un nostro iscritto - ha commentatio Angeletti -: so se gli farà piacere ma è così".
"Le parole di Tremonti sull'esigenza di avere posti di lavoro stabili - ha detto invece il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni - sono sicuramente condivisibili. E' un obiettivo che inseguiamo anche noi. Oggi il problema è quello di superare l'idea distorta di flessibilità. Chi è precario o flessibile deve essere pagato di più e avere più tutele e garanzie degli altri. Questo è un punto su cui la Cisl insiste da tempo".

Il ministro Tremonti ha parlato anche della Costituzione repubblicana, giudicandola "ancora valida", ma "non del tutto applicata".
Secondo Tremonti, nella nascita della Costituzione c'era "il confronto fra le tre diverse culture chiave che animavano lo spirito di quel tempo: quella cattolica, quella comunista e quella liberale e la sintesi di queste diverse visioni sta nell'articolo sulla proprietà industriale. Quel passaggio - ha aggiunto il ministro - dove si dice che la Repubblica tutela, regola e disciplina il risparmio, identificando nell'industria del credito una realtà che favorisce l'accesso alla proprietà, all'azionariato popolare, ai grandi complessi produttivi del Paese, è fondamentale".

"La Costituzione però - ha aggiunto Tremonti - non è stata pienamente applicata, perché se uno la legge si rende conto che c'è un grande favore per la proprietà, per l'azionariato popolare, per i titoli di proprietà industriale e questa è un po' la sintesi del compromesso fra le varie ideologie. Quello che è successo nella sua applicazione - ha proseguito Tremonti - è stata un po' una rotazione rispetto a quei principi. Se la Costituzione diceva questo, la sua applicazione e la legislazione hanno detto l'opposto. Si è organizzato per un decennio un sistema che in qualche modo ha sfavorito i titoli di proprietà e favorito quelli di debito. Giusto criterio per cui la grande proprietà industriale doveva essere in qualche modo controllata dal sistema bancario. Credo che un ritorno alla Costituzione - ha concluso - possa portare a concrete e non poche remote riflessioni".

OTTOBRE 2009: ALL’AQUILA E’ EMERGENZA UMANITARIA





Facciamo appello a tutti coloro che in Italia hanno dimostrato sensibilità a quanto qui è successo e continua ad accadere.

A chi ha mantenuto alta l’attenzione sul dramma che ha colpito il nostro territorio e sulla gestione del post sisma.


Oggi, il 18 di ottobre, all’Aquila fa freddo. Siamo nella fase più drammatica, la notte già si sfiorano i -5°C ed andiamo incontro all’inverno, un inverno che sappiamo essere spietato.

Le soluzioni abitative, promesse per l’inizio dell’autunno, non ci sono. Circa 6000 persone sono ancora nelle tende.

Meno di 2000 persone sono finora entrate negli alloggi del piano C.A.S.E o nei M.A.P.

La maggior parte degli aquilani sono sfollati altrove in attesa da mesi di rientrare. Ora, con lo smantellamento delle tendopoli altre migliaia di persone sono state allontanate dalla città e mandate spesso in posti lontani e difficilmente raggiungibili.

Noi, definiti “irriducibili”, siamo in realtà persone che (come tutti gli altri) lavorano in città, i nostri figli frequentano le scuole all’Aquila, molti non sono muniti di un mezzo di trasporto, altri possiedono terreni od animali a cui provvedere. Siamo persone che qui vogliono restare anche per partecipare alla ricostruzione della nostra città.

Da oltre sei mesi viviamo in tenda, sopportando grandi sacrifici, ma con questo freddo rischiamo di non poter più sopravvivere.

Se non accettiamo le destinazioni a cui siamo stati condannati (che sempre più spesso sono lontanissime) minacciano di toglierci acqua, luce, servizi.

Oggi, più di ieri, abbiamo bisogno della vostra solidarietà.

Gli enti locali e la Protezione Civile ci hanno abbandonati. Secondo le ultime notizie che ci giungono i moduli abitativi removibili che stiamo richiedendo a gran voce da maggio, forse (ma forse) arriveranno tra 45 giorni.

Oggi invece abbiamo bisogno di roulotte, camper o container abitabili e stufe per poter assicurare una minima sopravvivenza. Visto che le nostre richieste alla Protezione Civile e al Comune non sono prese in minima considerazione chiediamo a tutti i cittadini italiani un ulteriore sforzo di solidarietà.

E abbiamo anche bisogno di non sentirci soli.

Per questo vi chiediamo di organizzare dei presidi nelle piazze delle città italiane per SABATO 24 OTTOBRE portando nel cuore delle vostre città delle tende per esprimere concretamente solidarietà a noi 6000 persone che viviamo ancora nelle tende ad oltre sei mesi dal sisma.

Un altra emergenza è cominciata oggi. Non dettata da catastrofi naturali ma dalla stessa gestione del post sisma, da chi questa gestione l’ha portata avanti sulla testa e sulla pelle delle popolazioni colpite.

Alcuni abitanti delle tendopoli sotto zero

Per donazioni e contatti:

emergenzaottobre2009@gmail.com

3391932618

3470343505

In questa pagina aggiorneremo le adesioni all’appello e diffonderemo le iniziative che si organizzeranno in Italia.

2012 termina l'era dell'oro, inizia l'adattamento

“L’era dell’adattamento” è un documentario che invita cittadini di tutto il mondo ad agire per rivoluzionare il sistema economico e sociale in cui viviamo.


È disponibile gratuitamente sulla rete il documentario sui cambiamenti climatici che invita a ‘resettare’ il sistema. Si tratta di “L’era dell’adattamento”, prodotto dalla campagna Global Reboot (resettaggio globale), che invita cittadini di tutto il mondo ad agire per rivoluzionare il sistema economico e sociale in cui viviamo.
La tesi è piuttosto semplice. I cambiamenti climatici non vanno visti come un problema isolato, cui trovare delle soluzioni tecniche. Non si tratta solamente di diminuire le emissioni o di inventare qualche tecnologia che salvi l’umanità. Si tratta invece della prova ultima che dimostra la totale insostenibilità del sistema economico e sociale che ci governa. Questo modello di sviluppo, fondato sul dogma della crescita a tutti i costi, ha prodotto povertà crescente, ingiustizie sociali e conflitti insanabili. E ora minaccia addirittura di estinguere il genere umano.

Partendo da questa constatazione, “L’era dell’adattamento” lancia un messaggio: perché non trasformare la lotta ai cambiamenti climatici in un’opportunità per cambiare radicalmente il sistema che ci ha portato a questo punto?

Secondo gli autori, bisogna rifuggire dal techno-fix (la soluzione tecnica), perché rischierebbe di distrarre l’attenzione dal vero problema, che è l’ingiustizia profonda del nostro modello economico. Non è un caso, infatti, che siano proprio le grandi compagnie petrolifere e i colossi dell’energia a cavalcare la fiducia nella risposta tecnologica ai cambiamenti climatici.

Bisogna anche stare attenti al cosiddetto green-wash, cioè la propaganda falsamente ecologista che oggi imperversa nel marketing sociale delle grandi imprese multinazionali. Come esempio, il documentario analizza l’ipocrisia del carbon offsetting, una procedura che consente di investire in energie rinnovabili e riforestazione per ‘compensare’ i propri comportamenti inquinanti. Questi programmi di compensazione non solo forniscono una scusa per continuare a consumare come se niente fosse, ma rischiano addirittura di aggravare ulteriormente i cambiamenti climatici. Infatti, mentre il comportamento consumistico porta ad una emissione di gas serra nell’immediato, le iniziative di compensazione (se fatte bene) potrebbero riuscire a compensare solo nel lungo termine.

Infatti, si consuma anidride carbonica per costruire un pannello solare o una turbina eolica e si arriva ad un bilancio positivo solo dopo alcuni anni. L’assorbimento di anidride carbonica attraverso gli alberi è un processo ancora più lungo (richiede decenni). E chi le controlla queste foreste? Perché se si lasciano decomporre o vanno a fuoco, l’anidride carbonica torna nell’atmosfera. Quindi l’offsetting ci consente di continuare a inquinare oggi, senza sapere che solo tra molti anni potrebbe cominciare a funzionare. Nel frattempo andiamo a dormire tranquilli, con la coscienza a posto. Mentre i gas serra aumentano.

La continua esitazione da parte dei nostri governanti e la crescita di false tecnologie hanno ritardato la presa di coscienza dei cittadini. Che continuano a sperare in qualche soluzione, anche se è ormai evidente che il clima sta già cambiando. Non si tratta del 2050, del 2100. È una realtà attuale, che si fa sentire ogni giorno di più. Così, mentre i giornali parlano di mitigazione degli effetti, gran parte dei governi del mondo stanno investendo in politiche di adattamento. Senza che i cittadini se ne rendano conto. Già qualche anno fa, alcuni documenti dell’UE ammettevano che i cambiamenti climatici causeranno la più grande ondata di rifugiati verso l’Europa, con un impatto superiore a quello della seconda guerra mondiale.

Quindi, bisogna adattarsi e in fretta. Ma l’adattamento proposto dalla politica è una strategia difensiva. Erigere barriere, spostare intere popolazioni, rafforzare le abitazioni, chiudere i confini. È un adattamento dettato dalla paura e votato alla filosofia del si salvi chi può. Invece, il documentario prodotto da Global Reboot propone un adattamento ‘positivo’, che nasca dalla consapevolezza che questo modello di società non ha mai funzionato e va rivoluzionato. Bisogna arrivare a capire che le disuguaglianze globali, l’instabilità economica e la devastazione dell’ambiente sono tutte facce della stessa medaglia di una società votata al suicidio.

L’adattamento deve quindi diventare una scelta consapevole per costruire un nuovo essere umano, capace di vivere in armonia con i propri simili e con il proprio ecosistema. Un cittadino del mondo, che diventi pienamente cosciente degli effetti disastrosi delle politiche adottate finora. Soltanto una rivoluzione complessiva del nostro sistema economico e sociale può favorire l'adattamento necessario a rispondere alle sfide del futuro.

Trovate il tutto su: www.globalreboot.org